La siccità che ci affligge

di Luciano Sampietro

Nel commentare tempo fa la quartina I, 17 sulla bandiera della pace, rilevavo come secondo Nostradamus, nel momento in cui i colori dell’iride sarebbero stati visti tutti i giorni, in varie parti del mondo la terra si sarebbe inaridita a causa della mancanza di piogge.

Già l’anno scorso, soprattutto nel mese di maggio, vi era stato un periodo di grave siccità, ma quest’anno la mancanza di precipitazioni sta durando ben più a lungo e con conseguenze deleterie su agricoltura, forniture energetiche e sui prezzi dei prodotti.

Secondo Nostradamus, non abbiamo ancora toccato l’apice della crisi: quest’anno dovremmo riuscire ancora ad evitare guai peggiori grazie alle piogge che alla fine arriveranno, ma il prossimo anno le cose non dovrebbero, purtroppo, andare così, se correttamente interpreto la quartina III, 3:

  • Marte e Mercurio uniti con l’argento,
  • a mezzogiorno estrema siccità,
  • fondo d’Asia si dirà in scotimento,
  • Corinto ed Efeso in perplessità.

Con il termine “argento” in astrologia usualmente si indica la Luna, in quanto ad essa è pertinente quel metallo, come il ferro a Marte, lo stagno a Giove, l’oro al Sole ecc.

Quest’anno Marte e Mercurio non sono stati né saranno uniti in alcun segno, nel mentre lo saranno nel 2004 sia a giugno in Cancro che a luglio in Leone. Ma i due pianeti saranno uniti con la Luna solo nei giorni 18, 19, 20 luglio in Leone, per cui appare probabile che il Veggente alluda proprio a quei giorni, anche in considerazione del mese particolarmente caldo.

Va però anche detto che, secondo l’astrologia classica, l’argento è anche il metallo caratteristico del segno del Cancro, per cui, se il verso allude a Marte e Mercurio in Cancro, la situazione non cambia, dal momento che i due pianeti saranno insieme in Cancro dal 20 al 23 giugno 2004 e quindi il periodo di riferimento è praticamente lo stesso.

Pertanto, nel giugno – luglio del 2004 il sud dell’Europa (e quindi anche l’Italia) sarà afflitto da una grave siccità.

Ma contemporaneamente la terra dovrebbe tremare nel “fondo dell’Asia”. Con questo termine ritengo che il Veggente alluda a quell’estrema propaggine del continente asiatico che è il Medio Oriente e ciò sia perché le Centurie trattano soprattutto dell’Europa e dei territori ad essa vicini, sia perché l’ultimo verso, facendo riferimento a Grecia (Corinto) e Turchia (Efeso), lascia chiaramente intendere che la causa della loro titubanza tragga origine da fatti che interverranno in territori situati nelle vicinanze.

Il terzo verso è particolarmente importante: “diranno che in Medio Oriente la terra trema”. Se la terra veramente tremasse per un terremoto, il Veggente avrebbe semplicemente usato un verso in tal senso, come “nel fondo d’Asia terra in scotimento” o qualcosa di simile. Il fatto invece che sia scritto “si dirà”, lascia intendere un ben diverso significato: in Medio Oriente succederanno cose talmente deflagranti, da far tremare la terra, tipico modo di dire per alludere a situazioni di grave conflitto.

E l’ultimo verso conforta una tale interpretazione: la Turchia non ha certo un confine facile sul fronte mediorientale, con notevoli tensioni sia verso l’Iran che verso l’Iraq, per problemi politici, etnici e religiosi. La Grecia, a sua volta, è in perenne stato di conflittualità con la Turchia e l’equilibrio politico tra quegli Stati è talmente precario, che basterebbe un nulla per far precipitare il tutto.