La Spada e la Coppa: simbologia

di Bruno Corzino

In questo breve studio sugli archetipi della spada e della coppa voglio sfatare un pregiudizio che permea tutto il nostro sapere e la nostra impostazione del pensiero, ovvero il fatto che l’uomo in tutta la sua storia abbia percepito se stesso e l’ambiente sempre nello stesso modo.

Il razionalista potrebbe obbiettare che gli organi di senso sono stati sempre gli stessi, quindi anche la percezione ed il modo di porsi di fronte al mondo sono stati sempre, a grandi linee, gli stessi.

Purtroppo egli non avrebbe considerato il fatto che la percezione è mediata dalla coscienza e che quindi da essa dipende.

Studi antropologici confermano che la coscienza è probabilmente cambiata con il modo di pensare molte volte e che essa dipende sostanzialmente dell’educazione che ad essa si impartisce (da dati esterni acquisiti), sostenuta da molti tra gli storici e gli scienziati, tra i quali Aldous Huxley *, padre Hugo Enomiya-Lassalle *, Albert Hofmann *.

Questo è un argomento che meriterebbe studi scientifici ed antropologici molto più accurati e che conduce al mistero stesso della nostra essenza (la coscienza).

Tornando alla spada e alla coppa le ho scelte per il fatto di essere due simboli che rappresentano due diverse impostazioni del pensiero e della coscienza che hanno avuto una grande diffusione, quindi avevano indubbiamente un grande potenziale di significato simbolico a livello dell’inconscio collettivo.

La coppa è il simbolo della vulva, retaggio del culto della Grande Madre-Universo adorata dal paleolitico e rappresenta uno stato di coscienza in cui l’uomo torna alla simbiosi con il cosmo, una religiosità che è rimasta nel Taoismo.

La spada di contro è il simbolo della forza, della virilità, simbolo uranico che con la sua lama divide il “bene” dal “male”, simbolo di una coscienza volta verso il dominio sull’ambiente e verso l’affermazione dispotica dell’io, il tipo di religiosità delle religioni monoteiste.

La coppa è rappresentata in molti miti antichi, come calderone di Dagda presso i Celti, Cornucopia presso i Greci, Graal presso i primi cristiani, in seguito sarà anche matraccio degli alchimisti e calderone delle streghe.

Anche il mandala dei buddisti che racchiude il tutto e che diventerà il rosone delle cattedrali gotiche può essere condotto alla stessa area semantica, come anche presso i taoisti il fiore di loto portato dalla dea Kuan-Yin che contiene il nettare dell’immortalità o presso gli indiani il Samudra, recipiente che conserva il sangue di Agni.

La spada assumerà una grande importanza a partire dal medioevo, quando le spade avranno un nome e saranno simbolo di giustizia e potere (potere della coscienza sull’ambiente)*.

La spada è impugnata da Vishnu che con essa , durante l’apocalisse indù fonderà una nuova era del dharma, la troviamo anche in mano al Tyr germanico, a Bodhisattva, al Khatib islamico e anche agli angeli, ai cherubini e a Cristo stesso, riproponendo la sua valenza di segno di luce, di conoscenza come potere.

Gli stessi simboli li troviamo anche nelle carte con i bastoni e i denari ed insieme alla lancia di Lug e alla pietra del destino fanno parte degli oggetti consegnati agli uomini dai Tathua de Danaan.

Ma cosa rappresentavano propriamente?

Il fatto di essere due simboli sessuali fa’ si che si trovino a rappresentare due modi di porsi di fronte all’ambiente ed a se stessi opposti e complementari, l’uno mascolino dominato dall’emisfero destro del cervello, quindi razionale e retto dall’istinto di conservazione, l’altro femminino e dominato dall’emisfero sinistro quindi intuitivo e retto dall’istinto dell’annullamento (inteso come unione con l’universo).

L’alchimista e la strega, custodi della sapienza tellurica, cercavano di compiere nei calderoni e nei matracci le stesse mutazioni che avvengono nell’universo, di simulare la natura per tornare ad identificarvisi, tornare alla Grande Madre.

Al contrario, il cavaliere o il mago cercavano nella spada la verità e la giustizia, il potere che porta all’automiglioramento e al sacrificio per la perfezione e l’identificazione tra l’Assoluto e l’identità personale.

A questo punto possiamo chiederci a quali livelli di coscienza corrispondono questi due archetipi.

La risposta possiamo cercarla innanzitutto nelle conoscenze che abbiamo; il tipo di coscienza “della coppa” è quella delle società matriarcali che veneravano la Dea e che rimase radicata per molto tempo nella cultura ma rimasta nella coscienza solo in pochi mistici; di contro quella della spada è la coscienza razionale che divide il vero dal falso, che aspira a dominare la materia non più madre ma antagonista della coscienza, da esiliare con un fendente della ragione e sottomettere al proprio volere o a quello di una divinità fatta a nostra immagine e somiglianza, una proiezione del desiderio di onnipotenza dell’io.

Questi due simboli continuano ad affascinare le masse, perché fanno parte del nostro inconscio collettivo, sono due porte verso due livelli di coscienza e due modi di pensare diversi che sono ancora cercati come forma di illuminazione e salvezza da parte di tutta l’umanità; l’uno (la coppa) ci lega alla terra e ci rende partecipi all’universo indicandoci nel rispetto e nella comunione con l’ambiente e la Madre Terra la vera salvezza, l’altro ci insegna a dominare gli istinti autodistruttivi e all’automiglioramento.

Di fronte a questi due potenti simboli che rappresentano due polarità della nostra coscienza e del nostro essere opposti, come lo yin e lo yang, il nostro compito è ritrovare un equilibrio, vera fonte di benessere e felicità, in una società chiaramente sbilanciata sugli aspetti maschili ed appartenenti alla spada.

*1 Le porte della percezione      Aldous Huxley      Arnoldo Mondadori Editore 1958

*2 I libri de l’ignoto Mondo esoterico e occultismo hobby e work1993 Juan Garcia Atienza

NOTA:

Hugo Enomiya-Lassalle, traccia una mappa delle fasi che la coscienza umana ha probabilmente attraversato (e attraversa tuttora, poiché la coscienza non ha seguito un percorso evolutivo, bensì contiene tuttora elementi dei diversi livelli di percezione).

Coscienza Arcaica

Lo stato ci coscienza in cui l’uomo si sente ancora indivisibile dall’universo e non ha coscienza della dualità che ora domina ogni nostro comportamento; quella che secondo Chuang Tze è la coscienza dell’uomo vero.

Coscienza Magica

In questo stato di coscienza l’uomo si rende conto che vivendo nella natura deve lottare per la sopravvivenza, ma la coscienza magica consiste nell’essere immersi nella natura e utilizzarne le energie identificandosi con meccanismi cosmici.

Coscienza mitica

In questo stadio l’uomo comincia a sentire un distacco dall’universo, nasce l’io e si afferma all’interno della coscienza, mentre il ricordo della partecipazione con le energie e i meccanismi del cosmo, la simbiosi perduta, vengono trasformati nei miti, racconti con una semantica tale da consentire il ritorno o perlomeno il ricordo di quello stato.

Coscienza mentale

La coscienza è sotto la preponderanza assoluta dell’io che cerca di soggiogare l’ambiente ed il sé, estraniandosi completamente dal contesto.

La coscienza è dominata dall’intelletto e dalla ragione, strumento di dominio, e la realtà è ridotta a semplice materia inerte pronta ad esaudire i desideri della coscienza dell’uomo.

*3 I misteri di Eleusi           Albert Hofmann    Piccola biblioteca millelire 1995

*4 Per il simbolismo della spada vedere:  Simboli sulla roccia   Umberto Sansoni  Silvana Gavaldo Cristina Guastaldi        Edizioni del centro 1999