La verità storica e le Piramidi

di Fabio Garuti autore del libro: “L’ombra di Orione sulla storia dell’Umanità”

libro_garutiMi è stato raccontato fin da piccolo, come a tutti noi, che le tre piramidi della piana di Giza, nel Nord dell’Egitto, sono state edificate da tre faraoni circa 4.500 anni fa per fungere da grandiosi sepolcri reali. Fin da allora l’argomento mi è rimasto impresso nella mente; nel corso degli anni ho maturato sempre più la convinzione che ci fosse qualcosa di sbagliato nel racconto tradizionale riguardante questi colossali edifici. Obiezioni se ne potevano fare tante, ma mancava un argomento decisivo, qualcosa che potesse indurre anche il cosiddetto uomo della strada a pensare che c’è qualcosa di sbagliato in tutta questa storia. Si poteva obiettare che stranamente i tre faraoni avevano deciso di costruire tre piramidi di misura diversa, con la terza, quella del faraone Micerino, molto più piccola delle altre due. Perché? Nessuna delle tre piramidi è stata effettivamente usata come sepolcro reale. Perché? Come erano state edificate e quando? Mistero assoluto e mancanza di qualsivoglia testimonianza certa. Ipotesi tantissime, anche fantasiose, ma certezze nessuna. Unica certezza la pesantezza dei blocchi sollevati ad altezze di quasi cento metri. Ma perché fare tanta fatica, ammesso che siano stati davvero gli Egizi, con mezzi manuali così antichi, senza energia elettrica o macchinari industriali ? Perché non usare pietre più piccole ? Perché non esiste un solo disegno, un solo papiro, una sola incisione in cui venga raffigurata la costruzione delle piramidi ? Eppure si è trovato veramente di tutto. Ma veniamo ad argomenti molto più convincenti, in merito a quanto vogliamo, e cerchiamo, di dimostrare: le tre piramidi di Giza non sono posizionate sulla stessa linea: una delle tre, quella di Micerino, (la più piccola), è fuori asse rispetto alle due più grandi. Un errore dell’architetto ? Per favore non scherziamo. E allora perché ? Queste le domande che mi sono sempre posto ed a cui non riuscivo a dare una soluzione convincente, finché non ebbi modo di leggere una teoria molto interessante: le tre piramidi di Giza riproducono, sul terreno, la posizione delle tre stelle della Cintura di Orione. Mi spiego meglio: la cosiddetta Cintura di Orione è la semplificazione del nome dato a tre stelle (Alnitak, Alnilam e Mintaka, di grandezza ovviamente diversa, in ordine decrescente) che fanno parte della Costellazione di Orione. Orione era un cacciatore che, secondo la leggenda, ebbe l’onore di essere mandato tra le stelle. Ora, le tre stelle descritte costituiscono la ideale cintura del cacciatore Orione. Detti tre astri sono posizionati in cielo proprio come le nostre tre piramidi, con la più piccola fuori asse rispetto alle altre due. Fin qui nulla di strano. Il problema sorse allorché mi accorsi che anche in Messico, e di preciso a Teotihuacan, esiste un complesso di tre piramidi, peraltro stranamente molto meno famoso di Giza, che a propria volta riproduce le tre stelle della Cintura di Orione. A questo punto non era più possibile parlare di pura combinazione.

Che esistesse tra i Maya (a cui le piramidi Messicane vengono attribuite secondo l’archeologia tradizionale) un culto teistico – stellare come anche nell’antico Egitto passi, ma che questi due popoli abbiano edificato colossi mostruosi di questo genere solo con la forza delle mani o giù di lì mi era sembrato da subito assurdo. Solo che, come spesso accade, l’archeologia tradizionale si trincera dietro un categorico “ci vogliono fatti incontestabili” per cambiare valutazioni stratificate da anni. Un giorno, quasi per caso, leggendo una rivista Tedesca (parlo Tedesco ed Inglese e ciò mi è stato di grande aiuto) sono venuto a conoscenza del racconto di alcuni commercianti, appunto Tedeschi, che nel 1912, in Cina, avevano potuto osservare un gigantesco agglomerato formato da decine di piramidi; dallo stato di conservazione si capiva che erano antichissime. Ho cominciato a fare tutte le ricerche possibili, cosa non facile data la tradizionale e consueta, e proprio per questo da rispettarsi al massimo, riservatezza di un Popolo che non ama fare clamore, finché non ho potuto osservare alcune foto che riproducono il sito piramidale dell’odierna zona di Xian, nel Nord della Cina, appunto. Con mia sorpresa ho notato che per l’ennesima volta veniva riprodotto sul terreno, fra tante altre costruzioni della medesima forma, anche il disegno della Cintura di Orione, con tre piramidi di diversa grandezza posizionate come ben sappiamo. Basta, non era possibile si trattasse nuovamente di un caso. Stante la mancanza di conferme ufficiali, quasi che le piramidi Cinesi e quelle Messicane siano quasi un optional rispetto alle conclamate piramidi Egizie, si continuava comunque ad attribuire ai faraoni una specie di patente o marchio di fabbrica su questo tipo di costruzioni. Purtroppo, per poter attaccare questo teorema, era necessario trovare un altro filo conduttore: ebbene, il filo conduttore c’è, ed è rappresentato da una linea retta, lunga quasi 25.000 chilometri, che congiunge i tre siti attraversando il pianeta. Detta linea retta equivale ad un arco di circonferenza ove rapportata al mappamondo.

A questo punto, dato che ciò che affermo, e che ho denominato teoria della mappatura terrestre delle piramidi, è verificabile con un planisfero, un righello ed una matita e dato che su un piano e per tre punti passa una ed una sola linea retta, non siamo più in presenza di un caso. Adesso il cosiddetto onere della prova spetta a chi voglia tentare di dimostrare quanto segue: improvvisamente, circa 4.500 anni fa o giù di lì, tre popoli che parlano e scrivono in modo diverso (appunto Egizi, Maya e Cinesi dell’età Imperiale), che non comunicano tra loro, che non si conoscono, che non hanno energia elettrica e macchinari industriali, che non dispongono di aerei per mappature terrestri, che non dispongono di computer e telefonia o quant’altro, decidono così, tutti insieme e sempre per caso, di erigere, con la sola forza delle braccia e di macchinari rudimentali ed elementari, svariati colossi di pietra, utilizzando monoliti pesanti fino a 100 tonnellate ed elevandoli a quasi cento metri di altezza (cosa quasi impossibile anche oggi). La cosa interessante è che decidono anche, sempre per caso, di riprodurre sul terreno le tre stelle della Cintura di Orione e poi, come cosiddetta ciliegina sulla torta, edificano, sempre per caso, tali siti piramidali a Nord, (Egizi), a Nord Est, (Cinesi), ed a Sud, (Maya). Il tutto, (per un caso del destino quantificabile in uno contro infinito), fa sì che detti complessi piramidali vengano a trovarsi sulla medesima linea retta che attraversa tutto il pianeta.

Ora, se vogliamo farci una bella risata, ben venga. Ma se vogliamo parlare di archeologia il discorso cambia. Allineare tre gruppi di costruzioni così gigantesche su tutto il pianeta è frutto dell’opera di una tecnologia estremamente avanzata. Sul perché e sul come tutto ciò sia stato edificato, se ne può parlare per molto tempo: a mio avviso ciò che davvero conta, ed è moltissimo, è l’aver dimostrato concretamente, seguendo leggi geometriche verificabili da tutti, che le piramidi di Giza fanno , e facevano, parte di un immenso disegno planetario, edificato per scopi soprattutto tecnologici ma dai sicuri riferimenti astronomici.

Un’ulteriore annotazione: qualora non crediate realistico pensare ad una civiltà esistita prima di noi e capace di una tecnologia quasi certamente superiore alla nostra, provate ad immaginare cosa accadrebbe se, estinta la nostra civiltà causa inquinamento (cosa purtroppo possibile), tra 10.000 anni spuntasse una nuova civiltà. Giunta nuovamente ad uno sviluppo pari al nostro, e dato che sarebbero rimaste solo le costruzioni in pietra stante la bio-degradabilità degli altri materiali, troverebbe nell’ordine: -le piramidi, su tutto il pianeta,-il Colosseo e vari altri anfiteatri, in tutto il bacino del Mediterraneo,-le autostrade, in tutto il mondo,-le piste di atterraggio degli aerei, di cui alcune nelle isole e quindi apparentemente inutili,-gli aeroporti e le linee ferroviarie prive di rotaie e vari manufatti monolitici. In pratica si troverebbero a dover fare i conti con vestigia di almeno 3 o 4 civiltà molto distanti tra loro da un punto di vista cronologico. Mi chiedo perché non sia possibile la stessa cosa anche per noi.

Comunque credo che sia importante aver cominciato a delineare un punto fermo da cui poter procedere a livello astronomico, geometrico e matematico: le piramidi di Giza non sono un fatto isolato ma appartengono ad un sistema planetario di piramidi. La linea retta, o arco di circonferenza, che congiunge tre siti distanti tra loro migliaia di chilometri ne è conferma inequivocabile.

Vale anche la pena ricordare, in questa sede, che il termine STORIA racchiude in sé una bivalenza di fondo: da un lato indica racconto, interpretazione e scienze degli eventi umani, dall’altro la natura dell’uomo quale essere storico. Infatti, affermando che la storicità è dell’uomo poiché costui ha coscienza di sé, riconosciamo che la vicenda umana tanto più è autentica quanto più è attraversata dal sapere. La parola Storia riporta alla terminologia del Vedere: lo Storico (Histor-Vistor, da Vid-Oida) era per i Greci colui che vedeva e poi raccontava, che testimoniava, mediante un’analisi personale, l’evento ed il tempo ad esso collegato. Questo rinvio al Sapere spiega perché la questione della Storia sia legata a quella del Senso della Storia. Per i Greci, precursori della materia, la Historia era ogni osservazione ed indagine della realtà e solo più tardi la Storia divenne quello che è per noi oggi, e cioè ricostruzione dei fatti attraverso documenti (ciò che fornisce documentazione) ed interpretazione. Per quanto riguarda l’archeologia si ragiona ormai in maniera praticamente uguale. Ma cosa intendiamo per documenti storici? Tutto ciò che può esserci di supporto in tale attività di ricostruzione della verità: scomoda, accettabile, incredibile, apparentemente assurda che sia, la verità storica è sempre e solo una, con tutte le conseguenze del caso. Per documenti intendiamo sia tutto ciò che proviene dall’epoca di nostro interesse, sia tutti i documenti collegati. Se, ad esempio, sostengo che nell’antichità venivano fabbricati mattoni di paglia e fango, mi sarà utilissimo analizzare quei popoli che ancora oggi si avvalgono di quella antichissima tecnica, proprio al fine di analizzare al meglio l’argomento.

Nel libro L’Ombra di Orione sulla Storia dell’Umanità, edito proprio in questi giorni dalla Casa Editrice Anguana Edizioni, Sossano (Vicenza), che ho scritto insieme a mio figlio Marco, abbiamo analizzato la questione delle piramidi di Teotihuacan (Messico), Giza (Egitto) e Xian (Cina), dimostrando che facevano (e fanno ancora) parte di un immenso sistema planetario unico e che il loro posizionamento rappresentava (e rappresenta ancora) una ben precisa esigenza tecnica, anzi tecnologica, oltre ad avere, a parte l’innegabile collegamento con le stelle della Cintura di Orione, tanti altri significati. Prima di poter fare affermazioni così innovative, è stato necessario studiare a fondo, porsi critiche ed obiezioni, chiedere pareri, utilizzare la logica sia in fase di deduzione che come ragionamento a contrario, visionare ed analizzare una quantità notevole di foto e documenti spesso in lingua Tedesca (originale), proprio al fine di non incappare in qualche errore di traduzione che potesse rivelarsi deleterio.

Mi è stato spesso chiesto, nel corso di questo lavoro di ricerca, se sia possibile dare una o più regole alla ricerca della verità storica; ebbene, giusto come indicazione, mi sono sempre comportato come segue: due documenti o riscontri obiettivi, suffragati dalla logica, costituiscono una buona base di lavoro da cui partire. Per meglio chiarire questo importante concetto, vi farò qualche esempio, anche per dimostrare come il voler difendere a tutti i costi teorie non suffragate da riscontri obiettivi finisca inevitabilmente per sfociare più che nel non vero addirittura nell’assurdo. Cominciamo dalla vicenda della cosiddetta profezia Maya del 21 Dicembre 2012, su cui era ben dimostrabile l’assoluta mancanza di riscontri obiettivi. Come sempre accade non ne parla più nessuno, e ciò dovrebbe far riflettere su come fossero infondate, anzi assolutamente infondate, tante nefaste previsioni; se ci fosse stato qualche documento concreto, si potrebbe ora ben discutere sul come e sul perché l’evento non ci sia stato, ma data l’assoluta mancanza di documentazione la cosa si è conclusa così, come una bolla di sapone.

Restando in tema, proprio un nostro grandissimo Letterato, Alessandro Manzoni, si propone, con I Promessi Sposi, sia di ricercare il Vero Storico, in qualità di primo ed incontestabile giornalista d’inchiesta, sia di condannare con decisione la falsità e la carenza di documentazioni e prove a sostegno di questa o quella affermazione; nell’opera Storia della Colonna Infame in cui viene riproposto il processo–farsa ai presunti untori rei di aver sparso la terribile peste a Milano nel Seicento, il grande Scrittore dimostra, con documenti alla mano, come, con torture indicibili e falsità di ogni genere, venga proposta una verità inesistente e fasulla. Sarebbe bastato analizzare con onestà le prove e le documentazioni addotte dai due poveri indagati, condannati ad una fine orribile, per risalire alla verità.

Il problema, purtroppo, consiste spesso proprio nel non voler risalire alla verità, o al Vero Storico per dirla con il Manzoni, per tutta una serie di motivazioni mediante cui, da sempre, una parte dominante della società ha cercato, e cerca ancora oggi, di prevalere sul resto della società. Altro esempio davvero illuminante in tal senso, ma praticamente sconosciuto ai più, è quello che riguarda il vero e proprio sterminio, verificatosi in tutta Europa tra il Quattrocento ed il Seicento addirittura più per mano del potere temporale che non per quello della famigerata Inquisizione, delle cosiddette Streghe. Un fenomeno a dir poco inquietante, praticamente ignoto, a causa del quale decine di migliaia di donne, senza alcuna colpa ma in virtù di confessioni estorte con torture atroci furono costrette ad ammettere qualsiasi nefandezza, finendo così sul rogo. Unica colpa di queste abili donne, in maggioranza depositarie delle antiche arti mediche derivate dalla conoscenza, soprattutto Druidica, delle piante e delle relative sostanze curative, di avere avuto un tale seguito, in un’epoca in cui di fatto la scienza medica come la intendiamo noi oggi non esisteva, da divenire una minaccia soprattutto per il potere costituito; con una perfida campagna diffamatoria divennero così oggetto della famigerata ed artificiosa Caccia alle Streghe, che insanguinò soprattutto l’Europa Centrale ma anche l’Italia. Vi assicuro che si tratta di un argomento su cui la piena e doverosa luce, pur dopo secoli, non è ancora stata fatta. Eppure i verbali dei processi, conservati soprattutto in Germania e di cui ho potuto leggere alcuni stralci in Tedesco, fanno letteralmente accapponare la pelle, per l’efferatezza delle torture e per le assurdità estorte con la violenza a queste poverette.

Che si tratti quindi di processi-farsa, di torture, di catastrofiche profezie o di piramidi disseminate su tutto il pianeta per motivi astronomici e soprattutto tecnologici, la verità storica va sempre e comunque ricercata. Indagare su ciò che è davvero accaduto ieri e l’altro ieri è l’unico lasciapassare per potere affrontare nel modo migliore l’oggi ed il domani.