L’astronomia secondo i popoli antichi

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 I- MAYA, INCA ED AZTECHI

Dalle iscrizioni rinvenute su monumenti dell’America centrale dagli archeologi, possiamo dedurre come alcune popolazioni del Messico, ad esempio i Maya, raggiunsero a quel tempo un grado di civilta` e cultura paragonabile a quello dei babilonesi, degli assiri e degli egiziani. Per queste popolazioni centroamericane l’astronomia era, in particolar modo, una scienza particolarmente coltivata. Dopo le ultime scoperte archeologiche in questo settore all’Universita` del Maryland e` stato persino creato un centro di archeoastronomia ove astronomi e archeologi lavorano in stretta collaborazione.

Pur non essendo a conoscenza della forma della terra, i Maya, conoscevano le cause delle eclissi, sapevano usare lo gnomone e sapevano calcolare i momenti dei solstizi e degli equinozi. A tale proposito si e` visto come molte delle loro costruzioni siano orientate secondo questi punti di fondamentale importanza l’astronomia di posizione. Alla base di tali conoscenze sta sicuramente il loro progresso in campo matematico:conoscevano infatti lo zero ed adottavano la numerazione posizionale.

I cicli, il ripetersi dei fenomeni astronomici avevano assunto presso i Maya un significato talmente importante che il loro calendario, ad uso civile e religioso, era esclusivamente basato sui fenomeni celesti. Esso utilizzava alternativamente l’anno solare e l’anno di Venere, determinato dalla rivoluzione sinodica del pianeta. Questo pianeta era tra l’altro divinizzato visto che rappresentava uno dei loro dei piu` importanti: il serpente piumato Quetzalcoatl. Anche il Sole e la Luna erano, naturalmente, divinizzati a tal punto che, presso questi popoli, la superstizione religiosa si mescolava pittoresticamente con le osservazioni astronomiche. Conoscevano molto bene e seguivano i moti dei cinque pianeti visibili ad occhio nudo e sapevano gia` che la Via Lattea era nient’altro che un grande ammasso di stelle. In particolare considerazione erano tenuti da Maya, Inca ed Aztechi, i punti ove quest’ultima incontrava il percorso del Sole, la nostra eclittica. Era infatti rispetto a questi punti che davano i tempi dei fenomeni astronomici, in particolar modo per quel che riguardava i pianeti.

Da alcuni ritrovamenti archeologici nella zona di Palenque, in Messico, pare che i Maya avessero, gia` cinque secoli prima di Cristo, adottato un anno formato 365,242 giorni (il suo valore reale e` di 365,2422 giorni!). Questi erano compresi in 18 mesi di 20 giorni ciascuno piu` un breve mese addizionale di 5 giorni. Ogni mese aveva un suo nome ed in esso i giorni erano contati da 0 a 19. Questo computo del tempo cosi` evoluto e` tale che in nessun altra parte della Terra si puo` trovare eguale fino all’inizio dell’era moderna. Tali progressi in campo astronomico, considerati eccessivi, hanno sviluppato la fantasia dell’uomo fino a fargli pensare che, al loro inizio, le civilta` dell’America centrale siano state visitate da qualche forma di vita extraterrestre intelligente ed evoluta.Fra i vari complessi archeologici rinvenuti da queste parti, ve ne sono alcuni veramente singolari che non potevano servire, vista la loro costruzione e collocazione, che per le osservazioni astronomiche. Cito, ad esempio, i templi-osservatori della citta` Maya di Uaxactun, dai quali si potevano mirare, con opportuni punti di riferimento, i luoghi del sorgere e del tramontare del Sole nei giorni di equinozio e di solstizio. La torre di Palenque, un vero e proprio osservatorio, dalle cui finestrelle opportunamente piazzate si potevano scorgere, negli istanti del loro sorgere e tramontare, il Sole, la Luna ed il pianeta Venere. Ed ancora il “Castillio” a Chice`n Itza`, il “Caracol” dalla classica forma a cupola di osservatorio astronomico e tanti altri ancora.

II- CINESI

L’antica astronomia cinese e` famosa in tutto il mondo per l’accuratissima registrazione e la costanza nel tempo delle osservazioni celesti; osservazioni talmente precise da costituire probabilmente la migliore cronaca astronomica dal 2000 a.C. fino ai nostri giorni.

Di solito e` abitudine attribuire ai cinesi grandi ed importanti conoscenze astronomiche prima ancora del secondo millennio prima di Cristo, anche se non esiste a tale proposito alcun documento o reperto archeologico di varia natura che provi il loro effettivo progresso prima di tale data.

I loro studi sui moti della Luna e del Sole, compiuti da un osservatorio astronomico fatto costruire nel 2608 a.C. dall’imperatore Hoang-Ti, avevano come scopo principale quello di elaborare e correggere l’allora carente calendario.

Fra le discipline scientifiche in Cina l’astronomia ha da sempre avuto un ruolo di primissimo piano. Cio` era dovuto al fatto che i cinesi consideravano l’imperatore qualcosa di divino che era tale per volere del cielo e di conseguenza, tutti i fenomeni che si verificavano sulla volta celeste, per forza di cose, avevano un evidente riscontro sulla Terra, sulle attivita` umane e soprattutto sul comportamento e le decisioni dell’imperatore.

Per questo gli astronomi della corte reale erano responsabili direttamente con la loro stessa vita dell’esattezza delle previsioni delle eclissi o di altri eventuali importanti fenomeni celesti tanto legati alla vita dell’imperatore e della nazione.

Per dare maggiore importanza alla connessione esistente tra imperatore e avvenimenti celesti, ogni nuovo regnante, non appena saliva al trono, era solito cambiare immediatamente, innanzitutto la sede dell’osservatorio astronomico imperiale portandolo adiacente al palazzo della propria citta` (a secondo della dinastia regnante) ed in seguito anche le regole che costituivano le basi per la compilazione del calendario lasciandovi cosi` impressa l’impronta del proprio passaggio.

Come nella maggior parte delle popolazioni antiche il calendario cinese era per lo piu` un calendario lunisolare riveduto e corretto di dinastia in dinastia data anche la non coincidenza delle lunazioni con il movimento apparente annuale del Sole sulla volta celeste.

A parte le osservazioni dei moti della Luna e del Sole, gli astri piu` brillanti del cielo e quindi anche i piu` facili da seguire, gli astronomi cinesi rivolgevano particolare attenzione ad avvenimenti come l’apparizione di una cometa, l’esplosione di una nova (vedi, ad esempio, quella del 1054 cosi` ben descritta nelle cronache cinesi e che ha dato origine alla famosa nebulosa del Granchio nella costellazione del Toro), le congiunzioni planetarie ed ovviamente le eclissi di Sole e di Luna.

La ripartizione del cielo, come e` possibile immaginare, era fatta in modo completamente diverso da quello occidentale, con piccole costellazioni (circa 250) la piu` famosa delle quali e` giunta fino ai nostri cieli col nome di costellazione del Dragone, divenuta in Cina talmente importante (anche per la sua vicinanza al polo nord celeste e per il fatto che anticamente conteneva la stella polare) da diventare simbolo nazionale.

Gli scarsi contatti fra il lontano Oriente e l’Europa, soprattutto per le enormi difficolta` di viaggio per raggiungere terre cosi` lontane, portarono la due culture ad incontrarsi molto tardi e ad aumentare il mito di un popolo misterioso e saggio, capace di grandi invenzioni e che era gia` a conoscenza, 6000 e piu` anni prima della nascita di Cristo, dei piu` grandi segreti scientifici. Grande importanza ebbero, a tale proposito, le missioni religiose che i Gesuiti andavano fondando in tutto il mondo. Proprio in una di queste Padre Matteo Ricci, dal 1600 in poi, lavoro` a stretto contatto con gli astronomi cinesi divulgando fra di essi le ultime e piu` importanti scoperte astronomiche occidentali (si era nel periodo della rivoluzione copernicana e dei primi utilizzi del cannocchiale di Galileo Galilei).

Con Padre Ricci e con i Gesuiti l’astronomia occidentale divenne famosa e conosciuta in tutta la Cina a tal punto che, dopo una gara su chi, fra astronomi cinesi, arabi ed europei, fosse, con maggiore precisione, in grado di prevedere l’eclissi di Sole del 1629 (gara vinta da astronomi europei), l’imperatore decise, da quel momento, di affidare ai Gesuiti la compilazione, ma soprattutto la riforma, del calendario.

A testimoniare questa grande fama raggiunta dai Gesuiti rimane ancora oggi a Pechino, vicino alla celebre piazza Tienanmen, un osservatorio astronomico intitolato a Matteo Ricci.