Le lettere di Lady Diana e i presunti peccati di Carlo

di Luciano Sampietro

Prima il libro di memorie del maggiordomo di lady D. Paul Burrel ed ora le dichiarazioni di George Smith, il valletto di Carlo, che sarebbe stato vittima di uno stupro ad opera di Michael Fawcett, lo stesso che sarebbe stato da lui sorpreso in colpevole intimità con il reale principe del Galles.

Su Panorama del 7 novembre scriveva Manuela Grassi: “Diana scriveva moltissimo: lettere di cortesia … lettere di sfogo, appunti dei propri pensieri … Fin dall’inizio gli Spencer e Scotland Yard cercavano il contenuto di un cofanetto di mogano con inciso D. sul coperchio, in cui la bella sfortunata conservava i suoi gioielli della corona. Lettere, testimonianze, ma soprattutto una cassetta registrata. E’ per paura di quella cassetta, sicuramente nelle mani di Burrel, che la regina ha deciso di salvarlo … La soave Diana aveva registrato la sua conversazione con il valletto George Smith … L’ex soldato della Guerra del Golfo avrebbe confessato a Diana di essere stato testimone di una scena scabrosa: il solito fauno Fawcett impegnato in una scena di sesso con un royal senior …”.

Un paio di settimane fa avevo scritto di lady D. ipotizzando come non potesse escludersi che la principessa del Galles fosse rimasta vittima di un attentato e tanto questa ipotesi sta prendendo corpo che sono sempre più pressanti le voci di un’imminente riesumazione della salma per un completo esame autoptico. Le lettere in mano a Burrel e, soprattutto, il nastro registrato potevano ben costituire un valido movente: lady D. stava diventando troppo pericolosa per la Corona, in quanto aveva cominciato a sfogarsi pubblicamente, muovendo a suo favore l’opinione pubblica e nulla le avrebbe impedito di esibire le lettere e fare ascoltare quella scabrosa registrazione, una vendetta perfida e velenosa nei confronti del marito e dei reali suoceri.

Tutto ciò non è sfuggito a Nostradamus, il quale con sorprendente fedeltà descrive proprio la situazione in cui venne a trovarsi il valletto Smith nel sorprendere il reale principe in compagnia del fido Fawcett:

Quartina VIII, 82

  • Rosso a lungo, agendo or da buon valletto,
  • alla fin non avrà che il suo congedo.
  • Velen cocente e lettere al colletto,
  • scappato in periglio, infin sarà preso.

Simith sarebbe rimasto a lungo imbarazzato, arrossendo violentemente, pur mantenendo un atteggiamento compito, proprio di un buon valletto. Quella scoperta avrebbe avuto come conseguenza il suo licenziamento ed egli avrebbe allora covato la sua vendetta al veleno andando a formare una “lettera rotonda come un colletto”. E’ sintomatico che Nostradamus nel verso usi il termine “valet”, che in inglese ha analoga grafia. Ai tempi del Veggente si preferiva in francese moyen la forma “varlet o vallet”, per cui anche l’uso di tale forma secondaria ci porta a riferire il fatto all’Inghilterra. Il termine “lettere al colletto”, poi, appare perfettamente aderente: la moda del ‘500 era quella degli smisurati colletti rotondi, e quale “lettera” mai ha la forma perfettamente rotonda, se non la bobina di un registratore?

Smith si nasconderà in quanto si sentirà in pericolo e alla fine verrà arrestato. Quale sarà poi la sua sorte il Veggente non dice: con tutta probabilità ripiomberà nell’anonimato nel quale del resto era sempre vissuto.