Le origini del culto del Serpente

di Sigismono Panvini

Dopo la pubblicazione del mio articolo L”orologio della Storia” ,nel quale facevo cenno all’ esistenza dell’ Ordo Draconis ed alla sua origine in antichi culti africani ,sono stato subissato di richieste di precisazioni in merito alle remote origini del culto del serpente .

Fred Carnochan (L’impero dei Serpenti, Xenia editore ) zoologo e ricercatore americano ci ha informato dell’esistenza nell’ ex Tanganica ed attuale Tanzania della misteriosa confraternita dei serpenti.

Tale gruppo è appartenente alla tribù Wanyamwesi o Nyamwesi ( secondo gruppo etnico della Tanzania circa 1,5 milioni di persone al 1989 ). che vivono nella parte nordoccidentale del paese, fra i laghi Vittoria e Rukva . Il nome “Nyamwesi” in lingua swahili significa “popolo della Luna

Nel 1929 il ricercatore americano che ha a lungo vissuto in Africa è stato messo al corrente delle remotissime tradizioni di questa etnia detenute in modo ultrasegreto dalla notte dei tempi e trasmesse solo in via orale . Accanto agli sciamani e guaritori che costituiscono la confraternita dei serpenti retta da un imperatore di sangue reale i cui membri sono del tutto immuni ai veleni dei rettili grazie alla profonda conoscenza alle proprietà medicinali di alcuni vegetali pietre ed animali, vi sono pure altre due sette segrete i” Wanunguri “ o uomini istrice ed una ancora più segreta sorellanza di nome Bagota del tutto impenetrabile , il cui segreto più grande è l’arte ostetricia oltre che un misterioso potere di controllo nei confronti degli uomini .

La gerarchia degli uomini serpente prevede l’esistenza di otto gradi di cui i primi sette raggiungibili in forma iniziatico-sapienziale mentre l’ultimo solo in via dinastica ed ereditaria . Il Multemi l’imperatore trasmette i propri poteri e saperi al figlio primogenito della sorella più anziana.

Curioso il fatto è che tali tradizioni siano stati presenti nell’Egitto prefaraonico , e che le sorgenti del Nilo siano proprio nel lago vittoria .

Uno dei gradi della confraternita è quello dei “facitori di pioggia”.

L’episodio biblico di Mosè che fa scaturire acqua dalla roccia si inquadra nelle sapienze antichissime di questi facitori . Alcune formazioni rocciose presenti nei deserti africani sono delle vere e proprie cisterne naturali, che trattengono acqua piovana è facile pertanto smuovendo alcuni sassi consentire la fuoriuscita del prezioso liquido .

Tali conoscenze fanno senz’altro ascrivere Mosè “istruito in tutta la sapienza degli egiziani” ad adepto di questa antichissima tradizione trasferitasi nell’ Egitto prefaraonico e diventato un ordine .

Tale supposizione è confermata dal celebre l’episodio biblico del patriarca che forgia un serpente di rame nel deserto per combattere un’epidemia che stava colpendo gli Israeliti. Chiunque avesse posato lo sguardo su di esso sarebbe guarito all’istante.

L’immagine del rettile che salva dalle infermità verrà ripresa dal Vangelo di Giovanni che fa dire a Gesù: “E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così dev’essere innalzato il Figlio dell’uomo, affinché chi crede in lui avrà la vita eterna”

Gli Hyksos adoratori di Seth popolo del quale molto probabilmente Mosè era alla guida ritenevano che il serpente fosse all’origine della vita tramite la vibrazione sonora del suo sibilo .

Ma tale fatto apre un ‘altra questione.

Se Mosè era imperatore dei serpenti, il suo potere secondo tradizione sarebbe dovuto andare al primogenito della sorella Myriam .

Nulla viene detto nella bibbia circa la madre di Giosuè (Osea), ma se dobbiamo ritenere valida la tradizione della quale Mosè sembrerebbe interprete e custode , possiamo supporre che fosse la sorella.

Il Signore disse a Mosè: “Prenditi Giosuè, figlio di Nun, uomo in cui è lo spirito; porrai la mano su di lui, lo farai comparire davanti al sacerdote Eleazaro e davanti a tutta la comunità, gli darai i tuoi ordini in loro presenza e lo farai partecipe della tua autorità, perché tutta la comunità degli Israeliti gli obbedisca.

Originariamente Giosuè si chiamava Osea, ma Mosè, del quale era uno dei più fedeli discepoli e al quale succedette nella guida del popolo ebraico, trasformò il suo nome in Giosuè, che significa “Jahvé salva” (cfr. Nm 13,6.16).

Ma c’è qualcosa di più Giosuè, figlio di Nun, appartenente alla tribù di Efraim, il secondo figlio di Giuseppe, visse nel XII secolo a.C. e fin da adolescente fu messo al servizio di Mosè ( Nm 11,28). Testimoniando in tal modo che gli Hyksos (popoli del mare alias indoeuropei) cui Giuseppe apparteneva sono in effetti il popolo eletto, e solo ad essi sarà consentito alla fine dei tempi l’accesso alla terra promessa.