Ai primordi le origini della Bibbia

di Enrico Galimberti

“Ti riferisco le quattro buone azioni che fece per me il mio cuore, per mettere a tacere il Male. Realizzai quattro buone azioni sotto la porta dell’Orizzonte.

“Creai i quattro venti affinché ogni uomo potesse respirarli come il suo fratello. Questa è la prima buona azione.

“Creai le acque delle piene affinché il povero potesse goderne come il potente. Questa è la seconda delle buone azioni.

Creai ogni uomo simile al suo fratello. Non fui io a comandare che facessero il male, furono i loro cuori a non rispettare ciò che avevo detto. (…)”

Queste parole sono contenute nei Testi Sepolcrali. A illustrare i fini della creazione è il dio supremo della genesi egiziana.

Ora, si affaccia prepotente l’analogia con il tema della disubbidienza nell’Eden, che rimanda al problema non solo storico, ma anche di fede, riguardo alle origini della Bibbia ebraica.

Premetto che il sottoscritto è di fede Cristiana e quindi ritiene doveroso interrogarsi anche sui Testi Sacri in cui è contenuta la sua Dottrina. E’ ad ogni modo non contrastante o aberrante la teoria sotto esposta, che non farebbe altro che riflettere intorno alla vera “epoca” della Rivelazione, mettendo in discussione l’originalità di alcuni passi della Bibbia, ma dando loro un significato più universale, come è giusto che sia.

Tutto ciò non ha lo scopo di confutare i temi di fede, sia ben lungi dai nostri cuori! Al contrario, si propone di dare maggior veridicità e fondamento storico alla religione ebraico-cristiana, dimostrando che i concetti divinamente illuminati contenuti nella Bibbia e negli Evangeli sono molto più antichi rispetto alle tradizioni orali che avrebbero tramandato nei secoli il “ricordo” dell’Alleanza, portando, verso l’VIII sec. a.C. alla redazione dell’Antico Testamento.

Un’origine egizia della Bibbia, dunque?

Il dio Osiride
Il dio Osiride

Molto di più: la venuta primordiale sulla Terra di un’Umanità non rozza e incolta come siamo soliti considerare, ma colta e mentalmente evoluta, filosoficamente e scientificamente preparata e instillata di “Sapienza divina”. Il popolo di Dio non è soltanto quello ebraico. Come sta scritto, Dio ama tutti gli uomini e a tutti estende la sua Alleanza nei secoli.

Il popolo di Adamo, il primo uomo, la cui venuta è situata dalla scienza nella zona geografica della Rift Valley africana, portava in sé i semi della Rivelazione e della Verità, che, nei secoli, al cambio di ogni generazione, divenne sempre più ermetica e venne sacrificata sull’altare del potere politico, assoggettata e strumentalizzata al fine del comando. Genti sedotte dal Male confusero la Verità, dando origine a fedi e religioni che giustificassero le tirannie e i misfatti del dominio, oscurassero la Verità e mettessero in continua discussione la veridicità della Fede che, mutuata da altri popoli, sopravvisse tuttavia endemicamente e coltivò il terreno per la venuta del Messiah.

Ci riferiamo ovviamente alle religioni antiche, avendo molto rispetto per le religioni attuali, le quali rimandano comunque alla vera e incontestabile rivelazione divina latente in ognuno di noi: l’ineffabile desiderio di rapportarsi a qualcosa di più grande, eccelso, infinito.

Il passo citato dei testi sepolcrali, è ben poca cosa se andiamo a fondo nell’analisi dei miti egizi della creazione.

Vediamo ora il mito di Ptah.

Menfi dista solo venticinque miglia da Eliopoli: dare vita a un mito della creazione suo proprio, significa per la città tentare di assicurarsi il primato sulla rivale. La Pietra di Shabaka, che ci presenta le gesta di Ptah “il cui potere è maggiore di quello degli dei”, testimonia il buon esito del progetto.

Tuttavia, c’è qualcosa di più profondo che si affaccia scostando un lembo del velo di Maya.

Dal caos, Nun, le acque primordiali, nasce l’idea di Atum-Ra, il creatore, e prende corpo nel cuore divino identificato in Ptah.

E’ già qui interessante notare l’idea di uno Spirito Creatore che esiste da sempre e che affida il suggello della creazione ad un altro essere. In questo caso è Atum-Ra, per i greci è Prometeo (=prima del tempo), per la Bibbia è Adamo, personaggi che completano la creazione dando il “nome” e quindi esistenza nel mondo alle cose create.

L’idea di Atum-Ra esce dal cuore di Ptah e viene espressa dalla sua bocca. Ecco realizzate le condizioni per la creazione del…primo creatore.

“Ptah, il grande, è il cuore e la lingua dell’Enneade degli dei, lui creò gli dei, nacque nel cuore e nacque sulla lingua qualcosa nella forma di Atum.” “Grande e possente è Ptah che ha trasmesso il potere a tutti gli dei così pure ai loro spiriti, attraverso questa attività del cuore e questa attività della lingua.”

Se le altre cosmologie partono dalla combinazione di elementi fisici, qui succede qualcosa di diverso: un pensiero si fa strada nel cuore del dio che, dandogli voce e quindi “nome”, gli dà modo di esistere.

L’aggancio con il Vangelo è parso agli storici a questo punto evidente. Sono le stesse parole dell’evangelista Giovanni a suggerirlo: “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio.”

Ora, il termine greco “Logos” (=logos) ha il significato proprio di unione di pensiero e parola. La coincidenza ci sembra a dir poco sorprendente.

Come se ciò non bastasse, sentite come termina il mito della creazione menfitano:

“Così Ptah fu soddisfatto dopo aver creato ogni cosa.” Vi sarete accorti di come la locuzione “fu soddisfatto” abbia doppia valenza: da una parte il dio si accorge che ciò che ha creato è cosa buona, gli piace e ne è soddisfatto; dall’altra l’essere soddisfatto significa aver compiuto ciò che era nelle intenzioni e quindi, fatto ciò, giunge meritato il riposo.

Il riferimento al libro della Genesi è allora scontato.

Ma, quindi, cosa ci vogliono dire queste analogie frammentarie che troviamo alla base dei miti, delle credenze e delle religioni dell’antichità non solo occidentale?

Forse che, come accennato in introduzione, la vera rivelazione sta dentro di noi e ci sta fin dall’alba dei tempi, quando Dio ci svelò i segreti della creazione e ci insegnò a dare il “nome” e quindi a creare noi stessi, in un certo qual modo, le cose che senza l’uomo, per il quale Dio o gli dei per i politeisti hanno compiuto l’atto creativo, non avrebbero senso. Il mondo fu assegnato all’umanità che, nel bene o nel male, seguendo il suo cuore, ne amministra il destino.

Tutto questo ragionamento ha un fine particolare nella mente dell’autore: ripercorrere la strada di ogni religione, attraverso l’analisi dei Testi e delle tradizioni, per arrivare ad un punto comune, in cui l’uomo fece la sua comparsa nel mondo e nella storia, con stretta in pugno la torcia della Verità, luce che langue in ognuno di noi e che le forze del Male si impegnano a soffiare via dal nostro cuore.