Le Piramidi di Giza: unico messaggio mondiale della Civiltà prediluviana

di Stefano Salvatici

Per capire in quale direzione guardare e avere delle risposte, vedere là dove può sembrare che nulla ci sia è necessario che l’uomo moderno cambi radicalmente l’atteggiamento che ha nei confronti di ciò che lo circonda.

E’ necessario che l’uomo si riappropri della natura, del contatto con la madre terra e si sintonizzi sui canali universali: deve assolutamente riscoprire i suoni e le armonie del creato e la sua divinità interiore.

Ad esempio il Sole che brilla tutti i giorni (ma anche tutte le notti) per molti è artefice, insieme ad altre eccezionalità, della vita su questo pianeta. Il suo perpetuo pulsare di esplosioni nucleari generatrici di raggi luminosi e caloriferi (anche di raggi dannosi), nonché il suo intelligente modificare la struttura atomica, la combinazione dei gas ed il continuo alternarsi delle temperature, fanno sì che l’uomo possa ancora vivere su questo pianeta. Ma anche la “casuale“ distanza che ci separa, non troppo elevata e neanche esagerata, ha fatto in modo che qualcosa succedesse molto tempo addietro. Gi antichi popoli conoscevano questi misteri.

La Luna, nostra compagna notturna, esercita sulla terra una forza invisibile ma di attrazione così evidente che, in collaborazione con il sole, solleva le maree, incide sull’umore delle persone, regola il clima (senza di essa saremo in un eterno inverno artico), le nascite e i cicli riproduttivi non solo degli uomini ma di tantissime specie viventi. E gli antichi popoli conoscevano queste leggi tanto da erigere templi che inneggiavano alla luna ed al sole. Ma vennero chiamati pagani perché adoratori di un Dio-materia non di un Dio entità spirituale.

La natura nella quale siamo inseriti vive di energie produttrici di vita e ha un suo corso vitale, proprio come l’uomo. La terra sprigiona energia dal suo nucleo incandescente sino ai vulcani dimostrando, senza l’intervento dell’uomo, la sua potenza.

La pioggia, il vento, la neve, il fuoco, gli uragani, le mareggiate, le tempeste, gli animali, le stelle, vivono integrati l’uno con l’altro questa giostra di interferenze di energie che si commisurano e si assistono solidalmente.

Se qualcosa di spiacevole accade è perché altro deve nascere sulle ceneri di essa. Questa è la natura e così Dio – regista universale – l’ha strutturata: solo effetti ma la causa di tutto è invisibile. Qui sta l’intelligenza dell’uomo. E i popoli antichi questo e altro sapevano, vivevano e morivano con la consapevolezza che non potevano dominare questi elementi ma soltanto assecondarli integrandosi in essi.

Oggi l’uomo ha volontariamente deciso di scollegarsi dalla natura, dal sole, dalla luna, dalle stelle; ha deciso di adorare altre divinità che soddisfino soltanto la sua indole malvagia impegnandosi a creare la ricchezza materiale di alcuni e la povertà di altri.

Quando mai l’uomo potrà vedere dove risiede colui che ha creato questo sistema di interferenze se volutamente ha deciso di scollegarsi dai ritmi della natura?

Mi spiego meglio: cosa rappresenta oggi il sole per la maggioranza dell’umanità? Solo la fonte di luce e di calore per le vacanze estive e nulla più. E la luna? Forse nulla. E la natura che inquiniamo senza alcun riguardo? Se piove ci lamentiamo e non conosciamo il miracolo della pioggia; se non piove ci lamentiamo ugualmente; se nevica serve solo per sciare; se c’è un temporale imprechiamo; se c’è il vento pure. Ma se usiamo la macchina che inquina, se diventiamo killer ecologici, o se peggio non facciamo nulla per difendere il nostro pianeta non importa a nessuno. Oggi conta solo quale posto occupi nella scala del successo professionale, quanto guadagni, quale potere detieni e a cosa servi.

Ci rendiamo conto che tutto ciò che ci appartiene e di cui noi siamo le creature è tecnicamente scollegato dal nostro vivere? Non abbiamo più i mezzi per poterci sintonizzare con i canali dell’universo naturale del quale tempo fa eravamo artefici eccellenti e di cui eravamo ben consci.

Andando indietro nel tempo è vero che l’uomo idolatrava divinità pagane – cosa che oggi a noi può sembrare strana – ma forse, senza saperlo, era più vicino al regista del creato. Rispettava se stesso, la natura, il sole, la luna, tutto ciò che contribuiva al suo vivere e, specchiandosi nel creato, sperava di trovare risposte alla sua esistenza terrena.

Poi, con il trascorrere del tempo, ha perso gran parte delle sue migliori qualità: in particolare quella di interagire con la natura che lo circonda, con l’universo e con la sua anima. Nel suo cammino l’uomo ha sempre cercato di capire quale fosse la sua vera natura, il motivo della sua creazione, da dove arriva e principalmente dove è destinato. Non solo ma la sua più grande aspirazione è stata ed è quella di conoscere la natura di Dio. Nonostante questa grande e legittima aspirazione ancora oggi noi tutti viviamo la vita quotidiana senza comprendere molto del mondo e dell’universo, senza capire quale è il meccanismo che genera la luce del sole, da cosa dipende la gravità che ci lega alla terra in assenza della quale saremmo catapultati nello spazio per il suo moto di rotazione, oppure quale è la nostra composizione atomica.

Ben pochi si pongono queste domande e ancora meno hanno risposte per le stesse. Da quando l’uomo ha abbandonato la strada della saggezza per seguire la strada della sapienza ha perso molte risposte e non si pone altrettante domande.

Ha creato una nuova civiltà: quella della tecnologia. Si è vero siamo diventati esseri tecnologici. Abbiamo sostituito alle nostre mancanze sensoriali la tecnologia, che inganna la mente e sopperisce alle nostre esigenze atrofizzando i sensi e creando un nuovo e significativo binomio uomo-macchina, in sostituzione del primordiale e perfetto  binomio uomo-natura. Con questo non voglio affermare che la tecnologia sia la causa del medioevo culturale che oggi stiamo vivendo, dico solo invece che l’abuso e il cattivo uso della tecnologia hanno indebolito le menti.

Proprio questo fatto è significativo nel ricostruire gli accadimenti ai quali farò riferimento.

L’obiettivo è tentare di dimostrare, utilizzando i miti e le leggende più emozionanti, l’esistenza del diluvio universale e del contatto dell’uomo con i popoli delle stelle. E le tre piramidi di Giza rappresentano un faro cosmico per l’umanità; sono soltanto degli specchi per l’anima che, con il modello della semplicità, hanno trasferito e trasferiranno notizie, emozioni, fino a quando il popolo pre-diluviano – che ora abita nelle stelle – tornerà a contattare l’uomo oramai maturo per la rinascita di una nuova specie umana “ DIVINA”.

Il mito o la leggenda non rappresentano solo ed unicamente un racconto fantastico o la voce popolare di una etnia, ma spesso degli accadimenti che nascondono nella loro matrice più significativa delle verità assolute. Molti studiosi hanno cercato di definire la valenza del mito trovando duri contrasti nell’ambito scientifico. In particolare Bronislaw Malinowsky lo ha così definito: “il mito non è solo una storia raccontata e tramandata, ma è una realtà vissuta; non è un’invenzione come potrebbe essere un romanzo, ma è una realtà vivente che si crede accaduta in tempi primordiali e che perdura così tanto da influenzare il mondo ed i destini umani”.

Nella mitologia più antica si possono reperire delle indicazioni molto chiare e interessanti sull’origine del diluvio. E’ mia profonda convinzione che il diluvio si sia verificato come un fatto tragico, causato forse da un planetoide scontratosi con la terra, forse dal disgelo dei ghiacci, forse da abbondanti piogge, ma che ha sconvolto la vita di una civiltà superiore preesistente.

Esaminando alcuni racconti mitologici non con gli occhi della presunzione e con l’atteggiamento di chi deve sorridere ad ogni cosa inspiegabile con i mezzi della scienza, ma con l’uso dell’immaginazione – motore del vivere sublime – si trovano numerosi resoconti degli antichi popoli sul diluvio.

“… E il Signore si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo e disse: sterminerò dalla terra l’uomo che ho creato perché dal suo cuore concepisce solo malvagità. Gli manderò il diluvio per quaranta giorni e quaranta notti. Solo un uomo giusto ai miei occhi si salverà con la sua arca: Noè”.

Tra i Pawnee – gli abitanti delle grandi praterie – è costante questo racconto sul diluvio: “…gli anziani narrano che il popolo dei giganti perì in una terribile inondazione: la pioggia cadde dal cielo per giorni e giorni e le grandi acque del nordovest ricoprirono la terra uccidendo quel fantastico popolo. Dopo quel diluvio Tirawa, nostro padre, pose un vecchio bufalo a nord-ovest per trattenere le acque affinché non inondassero più la terra”.

In un mito azteco si dice che: “… Cinque furono le età della terra …. Nella quarta età detta del sole d’acqua gli esseri umani si trasformarono in libellule e pesci. Anche questa età finì con un grande diluvio e si salvarono solo gli animali che respiravano nell’acqua e due esseri umani: Tata e Nena”. Ed ancora: ”…Viracocha salvò dal diluvio due soli uomini giganti che generarono molti esseri”.

Nella tradizione sumera invece il diluvio è stato tramandato così: “… Le quattro divinità An, Enlil, Ninuhursaga, Enki crearono l’umanità. Dapprima gli Dei furono compiaciuti ma con l’aumentare della popolazione umana e il crescere delle città Enlil si irritò per il rumore che producevano. Esasperato convinse i suoi pari a spazzare via l’umanità con un grande Diluvio, salvando un unico esemplare Utnapishistin (il Noè sumero)”.

Nella antica Grecia invece il diluvio si pone come una precisa volontà degli Dei per ricomporre il rapporto con gli uomini divenuto oramai insostenibile.

“Prometeo conoscendo in anticipo la decisione degli dei di punire l’uomo in modo esemplare con il diluvio, avvertì il proprio figlio Deucalione che regnava nella città di Ftia. Questi alacremente costruì un’arca, dotandola delle necessarie vettovaglie per la sopravvivenza e vi si imbarcò con la moglie Pirra e i due in questo modo si salvarono dalla catastrofe diluviana”.

In Oceania si narra di un uccello che vagò a lungo sul mare prima di trovare qualcosa su cui posarsi finché dopo un lungo girovagare trovò una pianta che fu di gradimento al Signore del cielo.

Ma racconti analoghi li ritroviamo anche nella mitologia africana dei Maasai sulla distruzione di Atlantide, del mitico continente di Lemuria e di Mu.

Nella ricerca del diluvio e dell’eventuale contatto della civiltà prediluviana con i popoli delle stelle è bene soffermarsi su alcuni significativi ed eloquenti passi della storia della genesi dell’uomo contenuta nelle tradizioni letterarie e orali.

  • Tra gli indiani Pawnee delle praterie il grande padre e Dio creatore degli dei del cielo è chiamato TIRAWA.
  • Tra i Maya il grande padre creatore è Tepeu Gucumatz, che ha generato gli dei Huracan, Cakulha Hurakan, Chipulha e Raxa Cakulha.
  • Nel popolo Azteco il dio creatore è chiamato Quetztacoatl, figlio di Xochicueetzal e Viracocha.
  • Nel popolo Inca il dio creatore – di fattezze pari a quelle degli altri creatori – è chiamato Kukulkan.
  • Tra i sumeri gli dei creatori provenienti dal pianeta Nibiru – secondo Zecharia Sitchin – sono Enlil e Enki.
  • In Oceania il Dio creatore a capo di altri quattro creatori insediatisi nel Phanteon si chiama Tagaloa e ha le sembianze di un uccello.
  • Nel popolo africano dei Maasai gli dei creatori che tanto si dannano per l’umanità sono chiamati dio rosso e nero, abitano al di fuori della terra e si fanno la guerra per il predominio sulla specie umana.

A questo punto non rimane altro che immaginare cosa può essere successo all’uomo pre-diluviano, come poteva accogliere quel tragico destino e cosa poteva tramandare alla specie umana post-diluviana.

Nell’antichità l’uomo, forse, ha eretto i suoi monumenti per quelle divinità che hanno visitato il pianeta, ma poi sono scomparse lasciandolo nella più totale solitudine. Anzi sembra che quelle divinità abbiano fatto solo e unicamente i loro interessi (un po’ come accade ora con quelli che scambiamo per alieni buoni, che in fondo compiono le atrocità peggiori).

L’uomo che ha accolto questi esseri delle stelle come angeli e amici – a mio parere – era un uomo perfetto dal punto di vista sensoriale, sintonizzato con la natura cosmica della vita, dotato di innate capacità di interazione con tutte le differenti espressioni che la vita ha assunto nel corso dei millenni, alieni compresi.

I  poteri intrinseci a cui mi riferisco sono quelli che oggi comunemente chiamiamo paranormali che sono solo il retaggio antropologico di quell’uomo oramai tramontato.

Quell’uomo – per me – era semplicemente uno sciamano. Abitava tutto il pianeta come razza radice della quarta età della terra dominandone le forze in perfetta armonia con il creato e con Dio, con la consapevolezza di ricoprire un ruolo importante nell’equilibrio delle forze cosmiche planetarie di cui esso stesso era parte.

Ma quell’uomo, parte di una divinità e di una essenza di pensiero creativo, si fece ingannare (bianco-nero, luce-buio, bene-male, etc.) da coloro che dall’aspetto angelico vennero sulla terra per consegnare ai saggi umani un messaggio fondamentale: la terra e la vostra specie verrà distrutta da una catastrofe cosmica!

Sulla spinta dell’amore per la loro discendenza, che avrebbe dovuto ricominciare tra gli stenti e con mezzi primitivi la nuova civilizzazione, si affidarono agli amici dello spazio che conoscevano la soluzione per scampare alla catastrofe planetaria portandoli nel loro pianeta. Ma in cambio di cosa? Sì purtroppo vi era un tornaconto. Gli alieni insegnarono ai terrestri ad erigere le piramidi e il loro preciso compito, in cambio volevano impadronirsi con l’inganno della loro purezza, dell’anima (perduta). Gli alieni volevano diventare uomini e non ci riuscivano, ma l’uomo costruì con il loro aiuto il progetto delle piramidi quale messaggio cosmico che muto nei millenni rivelasse a tutta l’umanità scampata al diluvio la data della loro dipartita e dove erano diretti. Non solo, hanno trovato il modo più semplice per costruire un oggetto tecnologico che, non avendo chiavi d’accesso, non verrà mai distrutto e che nel corso della storia dell’umanità rivelasse dalle sue pietre indistruttibili la verità sull’origine e sulla natura dell’uomo.

Grandi computer di pietra nei quali custodire il messaggio per l’eternità e che nessuno potesse mai distruggere, costruiti da un popolo saggio a guardia del più importante dei segreti dell’umanità.

“Tutti noi siamo nati nelle stelle e nelle stelle torneremo. Quando avremo compreso che la piramide è la nostra anima e che da essa trarremo la forza per vedere là dove non vediamo perché troppo semplice, sentiremo la voce dell’universo, avremo toccato le stelle con un dito, avremo mangiato l’energia cosmica di cui siamo fatti, avremo riconquistato la verità e non ci saranno più piramidi a custodire i messaggi ma ci saremo di nuovo noi a popolare il nuovo mondo che Dio ha creato per tutti, senza più inganni o falsi dei, allora capiremo che in fondo Dio è con noi perché siamo parte di Dio che non ci ha mai abbandonato.”