Le piramidi e l’energia termo-nucleare

La Festa Maya del Fuoco Nuovo

(c) di Fabio Garuti

Le antiche rappresentazioni di culto, soprattutto relative a tradizioni che si perdono nella cosiddetta “notte dei tempi” e che potremmo definire meglio “teistico – tecnologiche”, costituiscono spesso un vero e proprio mistero, soprattutto laddove esse siano state raffigurate in Codici illustrati giunti integri fino a noi. Detti Codici, spesso salvati solo grazie alla buona volontà di lungimiranti appassionati , raccolgono immagini tramandate da generazioni e generazioni e , sebbene non abbiano un valore probatorio assoluto, diventano una interessante consultazione. Ove neghino l’assunto o la teoria che si intende sostenere hanno un effetto estremamente negativo, mentre, ove l’assunto o la teoria vengano confermate, non ci sarà alcun valore probatorio ma certamente un elemento a favore. Almeno questo.

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(Immagini raffiguranti la Festa del Nuovo Fuoco e la carica di combustibile di una moderna centrale termonucleare ad uranio naturale)

Dato che nel nostro caso, stiamo cercando di dimostrare che le grandi piramidi fungevano da centrali per la produzione di energia elettrica mediante l’utilizzo di minerali allo stato naturale e non arricchito, ed ovviamente mediante l’utilizzo di vapore ad altissima pressione, ogni immagine o descrizione in tal senso può diventare fondamentale. Giusto a titolo di promemoria, ricordiamo che non solo le piramidi di Teotihuacan in Messico, di Giza in Egitto e di Sian Fu in Cina sono poste su una medesima circonferenza planetaria ( quasi si trattasse di un “cerchio” attorno al nostro pianeta, ma addirittura che tali siti sono sempre circondati da grandi quantità di acqua (ingiustificabili se si raffronta il tessuto urbano di riferimento attorno a tali colossi) e che all’interno di alcune piramidi sono stati reperiti materiali isolanti derivati dalla lavorazione di minerali resistenti a temperature di oltre 700/800 gradi centigradi, peraltro utilizzati anche oggi. Il problema consiste nel modo in cui tali minerali sono stati lavorati: senza specifiche attrezzature industriali non è possibile reperire detto materiale nel modo in cui è stato rinvenuto. E questa è certamente una prova di una antichissima tecnologia. Ma torniamo alle rappresentazioni ed ai Codici illustrati (ovviamente mediante disegni realizzati a mano), tenendo presente che chi ha disegnato tali codici non aveva ovviamente la minima idea di cosa fosse, o sia, una centrale termo – nucleare.

Presso i Maya, e poi anche gli Aztechi, si celebrava una festa molto importante, detta del “FUOCO NUOVO”, ogni 52 anni. Già l’intervallo tra le ricorrenze della festività è davvero considerevole, se si tiene presente che molte persone, data l’età media del tempo, questa festa non avrebbero, e non avranno potuto, assolutamente vederla. Comunque la cerimonia si svolgeva nel seguente modo : fin da cinque giorni prima della fatidica data del “Fuoco Nuovo” tutto si fermava; il lavoro di qualunque genere veniva interrotto, i fuochi venivano spenti, si osservava un silenzio assoluto, venivano rotte le suppellettili e, in definitiva, ci si comportava come se la vita si stesse completamente fermando per mancanza di energia, o meglio di “fuoco”.

Poi, all’alba del sesto giorno, se un particolare cerimoniale andava a buon fine, ossia se una particolare torcia accesa dal capo dei Sacerdoti Maya sprigionava ed emanava scintille, il “nuovo fuoco” veniva acceso tra il tripudio generale, la vita riprendeva e tutti i fuochi precedentemente spenti venivano riaccesi nell’intero impero.

Soprattutto, e qui la cosa si fa più incredibile ancora, venivano inseriti particolari oggetti all’interno delle piramidi di Teotihuacan, proprio a voler confermare che un nuovo ciclo di fuoco era finalmente cominciato, e che quindi, per altri 52 anni , si sarebbe potuti stare tranquilli, riprendendo così tutte le proprie attività, interrotte da alcuni giorni. Francamente un significato assolutamente incomprensibile ove non si comincino ad analizzare le immagini tratte dal Codice in Questione. Si notano i sacerdoti, che portano in mano fasci di natura non chiara, e si capisce che tali fasci verranno inseriti in alcuni fori posti all’interno della piramide, raffigurata come un sole con tutti i raggi. Ora, non è difficile pensare ad una cerimonia che ricorda la carica di combustibile in una centrale termica, anche dei nostri giorni, mediante l’introduzione di barre di combustibile negli appositi alloggiamenti di forma circolare. Anche il periodo di 52 anni può corrispondere, e ricordare, il periodo di durata del combustibile, o della stessa centrale.

Il tutto non sembra essere certo una casualità e la raffigurazione di un nuovo sole altro non sembra che il ricordo dell’accensione, o della ri-accensione, di una centrale di tipo nucleare. Ma c’è un dato ancor più significativo, o se vogliamo, davvero sconvolgente.

Spesso viene detto che non bisogna confrontare la nostra tecnologia con quella, eventuale, del paleolitico. Giusto, solo che, a fronte di scoperte ormai sempre più frequenti (spesso su bassorilievi Egizi), viene da pensare che un collegamento ci sia, casuale o voluto da chi, forse, tale tecnologia antica ha già avuto occasione di poterla ammirare. Si tratta di una ipotesi, ovviamente, ma se provate ad accostare l’immagine raffigurante il combustibile trasportato a braccia dai sacerdoti, con quella raffigurante il “moderno” carico di combustibile di una centrale ad uranio naturale in attività soprattutto negli anni Sessanta, noterete che sono praticamente identiche, comprese le legature dei fasci di combustibile.

Penso che rimarrete alquanto allibiti, proprio come è accaduto a me…

(c)Fabio Garuti

Quanto sopra fa parte del testo: L’Ombra di Orione sulla Storia dell’Umanità, edito da Anguana Edizioni.