Madame Blavatsky

di Claudio Foti

“La mente è la grande Distruttrice del Reale…..quando avrà cessato di udire i molti, egli potrà discernere l’Uno… Prima che l’Anima possa vedere, deve raggiungere l’Armonia interna, e gli occhi della carne devono essere resi ciechi ad ogni illusione…”

H.P.B. La voce del silenzio

Esistono molte biografie su Helena Petrovna Blavatskij eppure questo personaggio forte e fondamentale per lo sviluppo di tutta la scienza occulta, in Italia è forse ancora troppo poco conosciuto.

Helena Petrovna era una studiosa e un’avventuriera che, in un periodo difficile come quello della fine dell’1800, ha girato mezzo mondo sulle tracce del mistero e della verità: ed era una donna, cosa che certo non le facilitava il compito. Fondò la società teosofica, oggi famosa in tutto il mondo, e ancor oggi nella sede di Adyar il passaporto di H.P.B. documenta, anche se parzialmente, le date ed i paesi da lei visitati, è conservato come una reliquia. La sua vita fu avventurosa sin dalla sua nascita, infatti Helena Petrovna von Hahn, nacque di sette mesi in Ucraina, nella notte magica tra il 30 e il 31 luglio secondo il calendario ortodosso che corrisponde al 12 agosto del nostro nel lontano 1831. Il nonno di Helena era un noto studioso di discipline esoteriche e occulte e possedeva una vasta biblioteca colma di opere credute perdute su magia, alchimia e scienze occulte in generale. Questo influenzò senza dubbio la Blavatskij che scrisse: “Prima dei miei 15 anni lessi tutti questi libri con il più intenso interesse e tutte le diavolerie medievali trovarono rifugio nella mia testa”.  Ma non fu solo la cultura e lo studio a farne una donna eccezionale, già da piccola era consapevole di essere “diversa”. La sua famiglia era spaventata da alcuni suoi poteri psichici. Infatti Helena durante la sua giovinezza vedeva spesso vicino a sé una forma astrale, che appariva sempre nel momento del pericolo e che la salvava proprio nell’istante critico. La ragazzina aveva imparato a considerare questa forma astrale come un angelo custode ed a sentire di essere sotto la sua protezione e la sua guida.

Ma al contempo non trascurava la fisicità infatti, oltre ad essere portata per le lingue, la musica, l’arte Helena, insofferente verso l’autorità, era un’impavida cavallerizza e amava la natura di cui sentiva la forza vitale.

La Blavatskij ebbe il suo attuale cognome dal matrimonio, che contrasse a diciotto anni, con un uomo di mezz’età Vice Governatore della Provincia di Yerivan. Ma durò poco, molto poco. Infatti oltre a non essere mai consumato, l’animo ribelle di Helena la portò a fuggire dopo pochi mesi per andare a visitare l’Egitto, l’Anatolia e la Grecia, grazie all’aiuto economico del padre. I suoi poteri psichici tornarono alla ribalta nel 1851 quando a Londra incontrò l’individuo che aveva popolato le sue visioni da bambina. Un giorno mentre passeggiava vide un alto indù insieme ad altre persone. Helena lo riconobbe come la stessa persona che aveva “visto” da bambina. Il suo primo impulso fu quello di corrergli incontro per parlargli, ma egli le fece segno di non muoversi e lei restò ferma come sotto incantesimo mentre lui le passava davanti. Quando il giorno seguente Helena si recò ad Hyde Park per una passeggiata incontrò di nuovo l’Indù che le disse di essere venuto a Londra con i principi indiani per un’importante missione e di essere desideroso di incontrarla personalmente poiché gli serviva la sua cooperazione per un lavoro che stava per intraprendere. Si trattava di un iniziato orientale, Mahatma Morya o “M”, come divenne famoso negli anni seguenti tra i teosofi.

Era questa la sua guida, guida che stramente Helena accettò, così come accettò di svolgere “il compito” a cui era predestinata. Da quel momento la Blavatskij cominciò ad allargare il suo raggio d’azione espandere i suoi viaggi: Canada, Stati Uniti, e Messico, Sud America e Indie occidentali, e nel 1852 tentò di entrare senza successo in Tibet. Poi Java prima di tornare in Gran Bretagna l’anno seguente. Meno di un anno dopo calcava le Montagne Rocciose e alla fine del 1855 partì per il Giappone per poi, passando attraverso il Kashmir e il Laddak giunse in Tibet. Poi la Francia, la Germania e la Russia nel tardo autunno del 1858 dove andò a visitare sua sorella a Pskov. Ma i viaggi di Helena non erano finiti: dal 1860 al 1865 visse e viaggiò attraverso il Caucaso, durante questo viaggio, attraverso una profonda crisi psico-fisica, prese pienamente coscienza delle sue capacità psichiche. Verso la fine del 1865 si diresse nei balcani per poi raggiungere nuovamente la Grecia da lì si imbarcò per la Siria, ritornò in Egitto e infine giunse in l’Italia. Poi tre anni dopo, nel 1868 tornò in Tibet ove incontrò il Maestro Koot Hoomi.  Nel 1870, ad appena trentanove anni e con un notevole bagaglio di esperienza si recò a Cipro e in Grecia conobbe, durante il suo viaggio alla volta dell’Egitto, la dura esperienza del naufragio il 4 Luglio 1871. Dopo essere stata salvata si recò al Cairo dove cercò di formare una Società dello Spirito senza successo. Dopo altri viaggi attraverso il Medio Oriente e la Russia a quarantadue anni sbarcò a New York il 7 Luglio 1873. A quel punto lo strumento era affilato e pronto. Infatti secondo i Mahatma era ormai pronta per offrire al mondo una nuova rappresentazione dell’antica Theosophia che definivano “Saggezza accumulata nel corso delle Ere, provata e verificata da generazioni di profeti”. Insomma secondo i Mahatma la Theosophia altro non era che un enorme tronco di verità dal quale erano nati i rami che altro non erano che le religioni grandi e piccole. Le parole di Helena rappresentano meglio di qualsiasi altra cosa quello che era stata mandata a fare: “Io sono stata mandata per fornire la prova dei fenomeni e della loro realtà e per mostrare la fallacia della teoria spiritualistica dello spirito”.

Abbattere le credenze ed il dogmatismo tipico di alcuni ambienti religiosi occidentali e, al contempo illuminare le vedute dogmatiche, della scienza dei suoi tempi. Quattro anni dopo, esattamente il  7 settembre del 1875,  fondò “La Società Teosofica” proprio per diffondere gli antichi insegnamenti della Teosofia. Essi volevano diffondere e divulgare lo scibile delle leggi che governano “l’Universo”. L’obiettivo si può semplificare così: 1) Formare un nucleo di fratellanza universale dell’Umanità, senza distinzione di razza, credo, sesso, casta o colore. 2) Incoraggiare lo studio comparato di religioni, filosofie e scienze. 3) Investigare le leggi inesplicate della natura e i poteri latenti nell’uomo.

Secondo la  Blavatskij il termine Teosofia è stato inventato dal fondatore della Scuola di Filosofia Eclettica di Alessandria d’Egitto Ammonio Sacca (160-243 a.C.) che fu maestro di Plotino e Origene, ed altri eminenti continuatori del suo pensiero. Nella sua opera più chiara e meno iniziatica, la “Chiave alla Teosofia” Helena dice che: “Lo scopo principale dei fondatori della Scuola Eclettica costituisce uno dei tre scopi del suo successore moderno, la Società Teosofica, cioè di riconciliare tutte le religioni, sette e popoli in base ad un sistema comune di etica fondata sulle verità eterne”. La prima opera che Helena Petrovna Blavatskij diede alle stampe fu: “Iside Svelata” che andò esaurita in dieci giorni. Un piccolo inciso va fatto sul modo in cui lei scriveva. Il colonello Olcott, che l’ha accompagnata per buona parte della sua vita nella sua biografia su di lei riporta che: “Era una cosa curiosa e indimenticabile guardarla lavorare” scrive narrando il periodo in cui la Blavatskij era impegnata nella scrittura della sua prima opera, Iside svelata. “La sua penna volava sulla pagina; poi, all’improvviso, lei si fermava, guardava in aria con la fissità vaga dei chiaroveggenti e poi sembrava leggere qualcosa di invisibile davanti a sé  e si metteva a copiarlo. Finita la citazione, i suoi occhi riprendevano la loro espressione abituale e lei ricominciava a scrivere normalmente finché la cosa non si ripeteva. Ricordo molto bene due occasioni in cui anch’io ho potuto vedere e toccare nel loro doppio astrale dei libri dai quali ella aveva copiato le citazioni e che dovette materializzare per dimostrarmene l’esattezza.”

Nonostante il linguaggio a volte iniziatico ebbe un grande successo della critica e fu considerata una delle più “rimarchevoli produzioni del secolo”. In “Iside Svelata” Helena descrive a grandi linee la storia, lo scopo e lo sviluppo delle scienze occulte; la natura e le origini della magia, le radici della cristianità, gli errori del dogmatismo cristiano e le errate credenze della enunciata scienza ortodossa, contro lo sfondo dei segreti insegnamenti che scorrono, come un filo d’oro attraverso i secoli emergendo, di quando in quando, nei vari movimenti mistici degli ultimi 2000 anni. Nel 1878 le venne data la cittadinanza statunitense, ma appena un anno dopo andò a vivere a Mumbay ove stabilì il quartier Quartier Generale Teosofico.  Nel 1880 nello Sri Lanka Helena divenne buddista e stimolò la rinascita del Buddhismo. Negli anni seguenti scrisse “Il Mondo Occulto” e il “Buddismo Esoterico” che contribuirono a sviluppare l’interesse generale verso la Teosofia. Nel maggio del 1882 nacque la sede di Adyar della Società Teosofica. Da qui il mondo fu influenzato dall’attività teosofica di Madame Blavatskij. Da qui partì per esplorare lontane regioni, per fondare sedi e gruppi, qui ricevettero visitatori, curiosi e da qui mantennero l’enorme corrispondenza con tutti coloro che richiedevano informazioni. L’India che conosciamo oggi piena di valori spirituali  che derivano da Mabaharata e dai veda, quell’India piena di guru e di maestri non esisterebbe se non ci fosse stata la sua opera di “risveglio”.

Quando nel 1884 Helena tornò a Londra, per promuovere il Buddismo, un capitolo della sua vita stava per cambiare. In quel periodo, in cui tra l’altro non godeva di buona salute, pubblicò i primi volumi della sua opera più grande e completa: “La Dottrina Segreta”. Per problemi sorti con due appartententi alla Società Teosofica di Adyar, la Blavatskij pian piano si distaccò e rassegnò schifata le dimissioni da Segretario incaricato della corrispondenza della Società. Il 31 marzo 1885 partì per l’Europa per non far più ritorno sul suolo indiano.

Visse ad Ostenda e poi ad Upper Norwood, Londra dove continuò a lavorare per illuminare le cose misteriose celate dalle tenebre. Quando si trasferì al 17 di Lonsdowne Road, Holland Park, Helena  continuava a scrivere la sua più grande opera: “La Dottrina Segreta”. In essa è trattata l’evoluzione dell’Universo, c’è un’estesa spiegazione dei simboli fondamentali contenuti nelle grandi religioni e mitologie del mondo oltre che una ulteriore serie di stanze da “Il libro di Dzyan” che a sua volta descrive l’evoluzione dell’Umanità. Poi nel 1889  pubblicò “La chiave della Teosofia”, come detto la sua opera più chiara e esplicativa per coloro i quali si vogliono avvicinare a questi argomenti. In essa sono contenute delle finte domande e risposte che spiegano l’etica, la scienza, la filosofia e il  perché la Società Teosofica è stata fondata.

Constance Wachmeister, che aiutava la Blavatski durante la stesura della Dottrina Segreta, racconta nel suo piccolo diario, Reminiscences of H.P. Blavatski, su come fosse misterioso il modo in cui la Blavatski otteneva la documentazione necessaria al suo lavoro: “Quando cominciai ad aiutare Madame Blavatskij come amanuense ed ebbi modo di farmi un’idea della natura del suo lavoro, fui stupefatta nel constatare la pochezza della sua biblioteca. I suoi manoscritti erano pieni di citazioni, referenze, riferimenti di ogni genere, tratti da un’enorme quantità di opere rare e recondite su soggetti di tutti i generi. Poteva allora capitare che ella avesse bisogno di verificare un passaggio di un libro reperibile soltanto in Vaticano o qualche documento di cui solo il British Museum possedeva una copia. Aveva bisogno unicamente di controllare e verificare: il contenuto che aveva riportato, in qualunque modo lo avesse avuto, non poteva certo averlo ricavato dai pochi libri che aveva portato con sé. Poco tempo dopo il mio arrivo a Wurzburg, mi chiese se conoscevo qualcuno che potesse andare per lei alla Bodleian Library. Per caso conoscevo una persona in grado di farlo, così il mio amico controllò il passaggio che H.P.B. aveva visto nella luce astrale, con la citazione corretta del libro, del capitolo, della pagina e delle illustrazioni.”

Un piccolo paragrafo va dedicato alle numerose visite che H.P. Blavatskij fece nel nostro paese, sia prima che dopo la nascita della Società Teosofica. Se il lettore ha pensato che H.P. Blavatskij viaggiasse per diporto si è ingannato e forse la colpa è anche mia, per questo trovo necessario specificare che i suoi viaggi servivano a incontrare appartenenti alle associazioni esoteriche di quel tempo. Essa fu più volte a Roma,  Bari, Bologna, Firenze, Napoli, Venezia e Trieste come risulta dai suoi stessi scritti e da altre fonti. Il primo gruppo teosofico dopo la fondazione della Società a New York, fu istituito a Corfù da Pasquale Menelao, avvocato di Molfetta. Ma forse non tutti sanno che H.P.Blavatskij avesse una forte amicizia con Giuseppe Garibaldi e che il 3 novembre 1867 lei accorse in suo aiuto durante la famosa battaglia di Mentana, dove rimase gravemente ferita. Ma era anche in contatto con Giuseppe Mazzini, con il quale condivideva molte iniziative, fu anche grazie a lei che a Central Park di New York c’è un monumento che lo ricorda. L’8 maggio 1891 la Blavatskij moriva a Londra a causa di una violenta influenza e fu cremata. Per tutto quello che ha fatto in vita, per la sua cultura e per le sue opere così come per i suoi viaggi e la sua missione e lo straordinario psichismo, Helena Petrovna Blavatskij deve entrare di diritto nel gota dell’umanità. Era soltanto uno strumento. Era la via sulla quale antiche credenze tornavano in vita. Abbiamo tralasciato di dire che solo sette anni dopo il 1875, quando la Società Teosofica fu fondata, emerse che  il tutto era stato progettato da due Mahatma orientali. Infatti il Mahatma Morya, in una lettera ad un giornale scrive: “Uno o due di noi sperava che il mondo fosse progredito almeno intellettualmente, se non intuitivamente, che la dottrina occulta potesse ottenere una accettazione intellettuale ed impartire un nuovo ciclo di ricerca occulta. Altri, più saggi di noi, pensavano diversamente; tuttavia è stato dato il consenso e la prova incominciò. E’ stato convenuto però che l’esperimento doveva essere effettuato indipendentemente dal nostro personale intervento, che non doveva esserci alcuna interferenza anormale da parte nostra”.

Le idee dalla Blavatskij: la reincarnazione, il karma, l’anima degli animali, la speranza di rigenerare spiritualmente l’umanità, sono all’origine di molti movimenti religiosi contemporanei come la New Age. Il tentativo di Madame Blavatskij di fondere religioni orientali con quelle occidentali e con le tradizioni dell’occultismo ha avuto senza dubbio il merito di far conoscere, anche se magari solo superficialmente, culture non ancora note in Occidente, esercitando un’importante influenza ideologica e religiosa. Ma la sua influenza si è estesa anche ad ambiti artistici e letterari e l’arte astratta di Kandinskij e Mondrian ne è testimone, inoltre furono molti gli scrittori, come Yeats, Herman Hesse e Antonio Fogazzaro, che ne trassero ispirazione.

Non è facile parlare esaustivamente della vità di H.P.B. in quanto gran parte della sua vita è tutt’oggi avvolta delle nebbie del mistero anche per le persone a cui era legata più strettamente, soprattutto nel suo soggiorno in Tibet, dove sarebbe stata iniziata al sapere esoterico. Inquadrare la sua figura è difficile, parlando in termini mondani ella era una sorta di modello a metà fra Oriente e Occidente, fra uomo e donna. La Sfinge, così era soprannominata, conduceva un tipo di vita insolito e avventuroso, anche se trovò comunque il tempo di fare una donazione nel 1890 per fondare nella capitale inglese il primo circolo per operaie. Nelle sue numerose critiche alla Chiesa cattolica non mancavano quelle riguardo il dominio maschile del clero e l’oppressione che esercitava nei confronti delle donne. Anche queste sue semplici idee mondane ebbero un grande impatto nel mondo influenzando il pensiero anticlericale del tempo. In Madame Blavatskij albergava il forte carattere dell’accanita fumatrice di sigarette, che lei stessa arrotolava, dall’eloquio forbito ma al contempo in grado di pronunciare orribili parolacce, quindi la donna di potere senza famiglia e la celebre scrittrice, e al contempo quella medium passiva, pura trasmettitrice dei messaggi che le inviavano misteriosi Mahatma.

Il colonnello Olcott con cui lei ha diviso buona parte delle sue imprese, nella sua biografia ne dà un ritratto intrigante e misterioso che ritengo essere la chiosa migliore per questo breve articolo: “Io l’ho conosciuta come compagna, come amica come collega e come mia uguale […] Tutti gli altri colleghi sono stati suoi discepoli, oppure amici occasionali o semplici corrispondenti: nessuno l’ha conosciuta come me, perché nessuno l’ha vista come me in tutte le fasi del suo umore, del suo spirito e del suo carattere […]. Ella non poteva essere per me, che la conoscevo così bene, ciò che ella è stata per tanti altri: una specie di divinità immacolata, infallibile, uguale ai Maestri di saggezza. Per me ella è una donna straordinaria, divenuta il canale di grandi insegnamenti, l’agente incaricato di un compito grandioso. Ed è appunto perché la conoscevo meglio di chiunque altro che lei mi sembrava un grande mistero, più grande di quanto sembrasse agli altri […]. In che misura la sua vita cosciente fosse quella di una personalità responsabile, e in che misura il suo corpo fosse diretto da un’entità esterna, io non lo so […]”