Magia e Antropologia

di Leonella Cardarelli

IL CONCETTO DI MAGIA SECONDO DE MARTINO

La magia ha sempre esercitato ed esercita ancora grande fascino su tutti noi, anche in occidente, la cui cultura ha sempre ritenuto che fosse da relegare nel mondo della fantasia. Ernesto De Martino ha dedicato al fenomeno della magia una sua intera opera, Il mondo magico in cui l’autore si chiede come mai la magia per alcuni esiste e per altri no e passa in rassegna un cospicuo numero di documenti etnoantropologici a testimonianza del fatto che la magia esiste. L’etnologo napoletano riporta ad esempio un frammento del saggio The Umu-Ti, or Fire Walking Ceremony di W. E. Gudgeon in cui l’autore descrive la camminata sui carboni ardenti; riporta poi passi di documenti che descrivono gli specchi magici, attraverso i quali sono stati identificati ladri e “delinquenti” o previsti fenomeni avverati posteriormente. Anche Marco Polo, descrivendo una seduta sciamanica a cui ha assistito alla fine del 1200 ad est dell’attuale Birmania, non si vergognò ad ammettere che dopo la seduta il malato guarì effettivamente.

De Martino sostiene che il problema dell’esistenza della magia derivi dal concetto di realtà. Il concetto di realtà per gli occidentali esclude l’esistenza della magia, per altri la include. De Martino afferma che “proprio la resistenza ad accettare il problema (cioè l’esistenza dei poteri magici) deve diventare a sua volta un problema per il pensiero: almeno nella misura in cui l’indagine vuol essere critica, cioè libera da presupposti dogmatici”[1]. Prosegue poi riportando il seguente passo di Shirokogoroff:

“E’ d’uopo accostarsi al problema con intenti positivi di ricerca (…). Lo scetticismo dovuto all’ignoranza e al pregiudizio non ha permesso la raccolta e la pubblicazione dei fatti. In realtà sino ad alcuni anni fa chiunque avesse osato discutere tali questioni o pubblicare i fatti avrebbe incontrato la critica degli ‘uomini di scienza’ per i quali tutto ciò rientra nella ‘superstizione’, nel ‘folclore’, nel ‘difetto di critica’ e simili, mentre poi essi stessi sono prigionieri delle teorie esistenti e delle ipotesi accettate come ‘verità’”[2].

LA MAGIA NELLA STORIA

La magia è un atto volto a modificare la realtà. Anche la visualizzazione è magia, tuttavia con il termine magia si intende, in Occidente, precipuamente un rituale (cioè un incantesimo, tanto per intenderci) corredato di precisi accessori: candele, nastri colorati, incenso, cannella ecc. a seconda della funzione del rituale stesso. Ciò che fa funzionare l’atto magico sembra però essere il pensiero, l’intenzione. Tutti gli altri elementi hanno lo scopo di potenziare il pensiero stesso, in quanto si tratta di elementi simbolici che conferiscono maggior potere al rito. Il rito in sé e per sé è solo un mediatore, ciò che conta per chi effettua la magia è il pensiero.

Nel Medioevo sono state bruciate al rogo molte streghe in quanto si credeva che fossero legate al diavolo per via delle loro pratiche magiche. La parola strega deriva dal latino striga che a sua volta deriva dal greco strigòs che vuol dire uccello notturno. Presso gli arabi la strega è detta sahirat, dal maschile sahir che a sua volta deriva dal verbo sahar cioè stregare, fare incantesimi. La strega è detta altresì fattucchiera, termine proveniente da feticcio, mentre in francese si dice sorcier che proviene da sorts, cioè sorti (il sorcier è colui che predice le sorti). La strega è stata sempre vista di cattivo occhio, in realtà essa era (ed è) semplicemente una donna saggia che conosce le forze della natura e sa come utilizzarle a favore suo e della comunità. Solitamente si fa distinzione tra il termine mago e il termine stregone: il mago opera a fin di bene e gode di un riconoscimento sociale, è anche un guaritore. Lo stregone, di contro, può utilizzare i poteri magici anche per danneggiare il prossimo.

La magia rituale si divide in:

-magia bianca: è volta al bene;

-magia rossa: è volta all’amore della coppia;

-magia verde: è volta al bene ed utilizza i poteri della natura;

-magia nera: è la magia malefica, volta a fare del male; essa però farà ricadere il male anche su chi la pratica..

Un tipo di magia piuttosto conosciuto è quella wicca, termine con cui si designa una religione pagana che utilizza la magia e deriva dallo sciamanesimo. Solitamente nella wicca si fa uso anche dei simboli runici che sono molto antichi, utilizzati a fini di vaticinio.

James Frazer (1854-1941) nel suo celebre saggio The golden bough (Il ramo d’oro) sostiene che l’evoluzione dell’uomo è passata attraverso tre fasi: magia, religione, scienza. Per Frazer quando l’uomo non riusciva a dare un senso ai fenomeni della natura se li spiegava dapprima con la magia poi, a mano a mano che si evolveva, con la religione ed infine con la scienza. In realtà la storia dell’uomo non è da intendersi in termini evolutivi bensì ciclici. Tylor (1871) conferì alla magia una sua logica e una sua razionalità vedendola come un modo per spiegare i fenomeni naturali. Sia lui che Frazer quindi consideravano la magia non come una realtà vera e propria bensì come un modo per interpretare la realtà stessa.

Ioan P. Couliano in Alcune riflessioni sulla magia e la sua fine parla di morte della magia affermando che il paradigma magico, così come era inteso nel Rinascimento ficiniano, sia defunto sul finire del Seicento. Il suo funerale è un dato di fatto e si è celebrato in certe date molto precise in ognuno dei paesi europei (…) e secondo le tradizioni storiche locali.[3]

L’autore sostiene che la magia sia morta per lasciar spazio alla scienza e alla religione, dietro le quali essa si cela e ciò presuppone una continuità della magia anche se Couliano è convinto della sua morte. A mio parere però la magia non è morta semmai è morto il suo concetto di realtà. Oggi vi sono anche studiosi che connettono la magia con l’alchimia e la fisica moderna (fisica dei quanti).

RITI MAGICI NEL MONDO

Molte sono le società che fanno uso di riti magici. In alcune aree africane in cui si professa il cristianesimo o la religione musulmana sono sopravvissuti riti autoctoni che utilizzano la magia. Pensiamo ad esempio ai movimenti spiritistici di Buenos Aires o al rito brasiliano del Candomblè o ai riti africani del Senegal o della Costa d’Avorio.

Il questa sede mi soffermerò ad esaminare alcuni riti e culti del Brasile. Il Candomblè è una religione brasiliana che adora gli Orixàs, termine con cui si identificano le divinità naturali. Il Brasile, così come il Sudamerica in generale, ha risentito fortemente delle influenze africane giacché gli schiavi deportati in America latina hanno portato con sé anche la loro cultura e le loro credenze facendo di tutto per non perderle e partorendo così nuovi culti e sincretismi. Il termine Candomblè è di origine africana e significa “danza” perché le divinità si invocavano danzando e cantando. Non è un caso, infatti, che in Africa il ballo è di pregnante importanza in ambito culturale ed anche in Sudamerica si dà molto valore al ballo come forma di comunicazione.

Il Candomblè ha il suo perno nella possessione: gli Orixàs, non riuscendo più a comunicare con noi umani entrano nei corpi delle sacerdotesse (Mae de santos) tramite le quali diffondono energia vitale, chiamata Axè. Si tratta quindi di un culto di possessione. La possessione e la trance sono elementi del tutto normali nelle culture afroamericane. Gli Orixàs sono molti ed hanno grandi affinità con i santi cattolici, con gli dei greci, romani e con le altre divinità. Ciò ci ricorda che le energie della natura, per quanto le si voglia chiamare con nomi differenti, sono le medesime in ogni luogo (ad esempio l’Orixà Oxalà è il nostro Gesù).

L’Umbanda è un movimento a carattere spiritistico di origine brasiliana ma con radici africane, essa è considerata un vero e proprio culto, una religione. Mentre nel Candomblè c’è il contatto diretto con gli Orixàs, nell’Umbanda il contatto avviene tramite la mediazione degli spiriti messaggeri, chiamati Caboclos o Preto Velhos. Inoltre nell’Umbanda si sente in maniera molto forte il sincretismo con i santi cattolici.

La Quimbanda invece è un rito che attira individui interessati alla magia, si basa su rituali offerti agli Orixàs Exù e Pomba Gira (manifestazione femminile di Exù).

Tornando dalle nostre parti, un rito magico piuttosto conosciuto ed ancora praticato anche da noi è quello dell’eliminazione del malocchio. Con il termine malocchio si intende un pensiero negativo che qualcuno ci ha “buttato” con lo sguardo. A credere nel malocchio sono in special modo le aree mediterranee, mediorientali ed ispanoamericane.

Il rito dell’eliminazione del malocchio è antico e tuttora è praticato soprattutto da persone anziane che riescono con più facilità anche ad interpretare il significato delle macchie d’olio. Per togliere il malocchio si prende un piatto bianco e ci si versa dentro dell’acqua; la donna che toglie il malocchio (chiamiamola “esecutrice”) prende il piatto con l’acqua e lo tiene con le mani sulla testa del “ricevente” e poi pronuncia una formula (che può cambiare in base alla località geografica) dopo la quale (o prima) esegue per tre volte il segno della croce. A questo punto si versano nel piatto delle gocce d’olio: se le gocce restano intatte vuol dire che il malocchio non c’è, se “l’olio si distrugge” il malocchio c’è.

Quando l’olio “si distrugge” dà luogo a varie forme, le quali ci indicano chi è stato a farci il malocchio, ad esempio possono venir fuori delle lettere alfabetiche o altri segni (occhiali, spade…). Nel momento in cui ci si è accertati che c’è il malocchio, si usa (ma non sempre) ripetere il rito fino a quando l’olio resterà intatto, cambiando sempre piatto o lavandolo.

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Bibliografia

Arcella, L. (1998) La terra della nostalgia: movimenti spiritistici a Buenos Aires, ed. Berardino Marinacci, L’Aquila

Arcella, L. (1996) Rio Macumba, ed. Bulzoni, Roma

De Martino E. (1973) Il mondo magico, ed. Boringhieri, Torino

Fabietti, U; Remotti, F. (1997) Dizionario di antropologia, ed. Zanichelli, Bologna

Frazer J.E. (1922) The golden bough, Macmillan, London; trad. it. (1965) Il ramo d’oro, ed. Boringhieri, Torino

Autori vari (2000) Atti. Terzo convegno sulla stregoneria, Pro Triora editore

Couliano Ioan P., Alcune riflessioni sulla magia e la sua fine in Bazan,Couliano, DuQuesne, Idel, Izutsu, Jilek, Lopez-Baralt, Marchianò, McLean, Sullivan (1991) La religione della terra, ed. Red, Como

Per approfondimenti:

Sulle streghe: Zucca, M. (2004) Donne delinquenti, ed. Simone, Napoli

Sul malocchio e le tradizioni popolari: De Martino, E. (1959) Sud e magia, ed. Feltrinelli

Sui culti afroamericani: Arcella, L. (1998) Rio d’Africa, ed. Mediterranee, Roma

Webgrafia:

http://carlogesualdo.altervista.org/pagine/gesualdo_malocchio.htm

(di L. Cardarelli, 2008)

Note:

[1]De Martino (1973) pag.22

[2] De Martino (1973) pag.22

[3] Couliano Ioan P., Alcune riflessioni sulla magia e la sua fine (pag. 182)in Bazan,Couliano, DuQuesne, Idel, Izutsu, Jilek,nLopez-Baralt,nMarchianò, McLean, Sullivan (1991) La religione della terra, ed. Red, Como