Il Malleus Maleficarum: Martello delle Streghe

Dalla superstizione all’ossessione.

Origine del Malleus Maleficarum.

dott.ssa Beatrice Emma Zamuner – Università degli Studi di Firenze

InquisizioneFra il 1227 e il 1235, con una serie di decreti papali venne instaurata l’Inquisizione contro le “streghe” e contro gli “eretici”: la bolla Ad extirpanda[1] del 1252, di Papa Innocenzo iv autorizzò l’uso della tortura per estorcere confessioni di stregoneria da parte di donne sospettate.

Occorre tuttavia precisare che storicamente, l’istituto dell’Inquisizione vide la luce già nel Concilio presieduto a Verona nel 1184 da papa Lucio III e dall’imperatore Federico Barbarossa, con la costituzione Ad abolendam diversarum haeresum pravitatem[2]. Fu perfezionata con lo scopo, da una parte, di reprimere il neonato movimento cataro, un movimento religioso quindi, diffusosi nella Francia meridionale e nell’Italia settentrionale, dall’altra per controllare i diversi e attivi movimenti spirituali pauperistici.

Dal 1257 al 1816 l’Inquisizione torturò e bruciò sul rogo milioni di persone innocenti accusate di stregoneria e di eresia contro i dogmi religiosi e giudicate, spesso senza processo e in segreto, col terrore della tortura. Se confessavano erano dichiarate colpevoli, se invece non lo facevano erano considerate eretiche, e poi arse sul rogo. Impossibile sfuggire. La pratica più “gettonata” era quella della pietra al collo: la presunta colpevole veniva gettata in acqua legata ad una pietra, se annegava era innocente, se invece restava a galla era una strega e perciò poi bruciata, in ogni caso moriva.

Si stima che in tre secoli, dalla metà ‘400 al Settecento, furono sterminati nove milioni di streghe, all’80% queste erano donne e bambine. Le donne venivano violentate oltre che torturate; i loro beni erano confiscati al momento dell’accusa; l’intera famiglia, di riflesso, veniva spossessata di ogni bene; spesso si dissotterravano i morti per bruciarne le ossa.

La caccia alle streghe fu una campagna ben organizzata, intrapresa, finanziata ed eseguita dalla Chiesa e dallo Stato, in un regime di terrore che durò cinque secoli, sotto la benedizione di almeno 70 papi.

Con la bolla papale Summis desiderante affectibus[3], promulgata il 5 dicembre 1484 da Innocenzo VIII venne dato l’incarico a due teologi domenicani, Sprenger e Insitor (più comunemente conosciuto come Krämer)   di «punire, incarcerare e correggere» le persone infette dal crimine della perversione eretica.

Questa l’origine storica del Malleus Maleficarum, il “ Martello delle streghe”, il trattato scritto dai due domenicani e pubblicato nel 1486, divenuto in breve un best seller[4]. Il Malleus rappresentò il testo ecclesiastico ufficiale della persecuzione contro le streghe: gli stessi autori spiegano le ragioni dell’Inquisizione, la procedura in ciascun “caso”, la ricerca di quello che essi considerano e chiamano “mostro eversivo”, offrendo esempi di massacri di donne mandate al rogo perché ritenute rappresentanti del sapere sessuale, della droga, divoratrici di bambini, operatrici di aborti. Spazzare via qualsiasi legame col sesso, verso il quale entrambi i religiosi tradiscono una paura viscerale, sia per la pratica stessa, che della creatura che lo mette in atto: la donna.

Il carattere che emerge dal testo in maniera chiara e puntuale è la ridondante misoginia, un avversità profonda e naturale nei confronti dell’universo femminile. Un delirio politico, un ossessione per la sessualità femminile che li porta al vaneggiamento fino a rendersi dimentichi del problema principale: Dio e il diavolo.

Il redattore principale del Malleus, cioè lo scrittore, e colui che esercitava personalmente l’attività di inquisitore fu Intistor; per l’ufficialità del libro invece valse Sprenger, superiore della riforma domenicana e docente all’Università di Colonia. Fu con la sua mediazione che la Facoltà di Teologia diede, seppur riluttante, l’autorizzazione accademica per la pubblicazione, l’Approbatio.[5]
Al sicuro, all’ombra del permesso pontificio e forti delle stesse parole della Bibbia[6], crearono uno dei più grandi strumenti offensivi.

Al di là di tutti i dati cronologici, è sempre necessario comprendere il contesto psicologico, sociale, ma soprattutto storico che caratterizza l’evoluzione di qualsiasi fenomeno, in modo da poter analizzare gli elementi in maniera congrua.

Quando si parla di “caccia alle streghe”, gli insegnamenti che ci sono stati dati durante le scuole dell’obbligo ci fanno immediatamente pensare all’Inquisizione, ai roghi, alle torture, alla ruota ed a un clima di generale terrore. Paradossalmente, in una medesima frase si citano la temibile Inquisizione Spagnola, convinti poi che le persecuzioni sono figlie del più cupo Medioevo.

Tali “costruzioni culturali” non sorprendono più lo storico, che invece, dedito alla corretta divulgazione, si sente obbligato a dare necessarie precisazioni.

Molti ignorano inconsciamente che il l’arco cronologico all’interno del quale evolve quella che noi, minimizzando chiamiamo “caccia alle streghe” non è il Medioevo, bensì l’epoca Moderna. Per la precisione, il periodo della caccia alle streghe vera e propria è racchiuso in quei trecento anni, dalla metà del ‘400 alla metà del ‘700, anni che stanno traghettando il Medioevo verso l’Illuminismo, epoca di rinascita intellettuale.

caccia_alle_stregheLa caccia alle streghe, benché nasca, anche se con presupposti differenti, nel periodo medievale, non è che uno degli aspetti che qualificano nel bene o nel male quei secoli, alla stregua del fenomeno del feudalesimo, dell’incastellamento, della simonia, della lotta per le investiture, l’età dei comuni o il fervore religioso.

Tanti aspetti quindi e ciò ci permette di affermare che il millennio medievale, il “millennio buio” come erroneamente crediamo così buio non è. Anzi.

E di certo non fu tutta colpa dei roghi delle streghe.

La pratica del rogo era usanza antica, in epoca romana si bruciavano i martiri, nell’Alto Medioevo venivano utilizzati come rituale di purificazione; il primo rogo per eresia, per motivi religiosi, quindi,venne disposto dal re Roberto II di Francia, autorità laica, nel 1022.

Nel 1184 il Sinodo di Verona decise che il rogo divenisse la condanna a morte ufficiale per l’eresia: prima di allora le autorità religiose, che dai tempi dell’impero carolingio non avevano a che fare con le eresie, si erano rivelate “morbide” nella lotta agli eretici, solitamente membri dello stesso clero, preferendo altre alternative alla condanna a morte, quali l’abiura sotto tortura.

Fra Alto e Basso Medioevo, dal xi secolo in poi, assistiamo alla “svolta”, al cambiamento del concetto stesso di stregoneria.

In epoca carolingia stregoni, indovini, coloro che provocavano le tempeste, i guaritori erano tutti manipolati del diavolo; i riti funerari e mascherate[7], le negromanzie furono praticate in maniera intensiva e considerate attività eversive, in contrasto con l’ordine costituito che a fatica Chiesa e potere laico stavano tentando di imprimere.

Durante tutto l’Alto Medioevo la stregoneria fu un fenomeno differente, racchiuso in un ambito “privato” e si riduceva nel gettare il malocchio al vicino, al suo raccolto, alla sua fisicità[8] o alle sue bestie; questo senza parlare mai di diavolo, ma solo di maleficium: la capacità, ma soprattutto la volontà di nuocere. Tali peccati erano puniti più frequentemente con la morte per lapidazione che con il rogo.

Dal xiiisecolo le cose cambiarono: streghe, stregoni e maghi agirono in grande, colpendo sia singoli che le comunità, stringendo un patto esplicito con il diavolo, con Satana, ne divennero complici attive.

Possiamo notare come fra i due periodi, l’approccio socio-culturale al fenomeno si modifica: la donna/strega da semplice “fattucchiera” diviene membro di una setta, di una comunità ben organizzata dov’ella praticava volontariamente una stregoneria malefica.

Queste azioni produssero sicuramente conseguenze negative, ma scopriamo anche che, a livello soggettivo, tutto venne amplificato dalla superstizione che permeava le coscienze delle società medievali.

Il Medioevo fu sempre considerato “superstizioso”, questo perché esisteva un istituzione ecclesiastica, la Chiesa, che sanciva senza possibilità di deroghe i limiti del proprio universo, dal credo all’organizzazione interna (basti pensare al Consiglio di Nicea del 325 d.C.), dai tempi e gli spazi, ai personaggi e l’iconografia. Chiunque vivesse al di fuori di tali “confini” era considerato un peccatore e fra questi molti erano i superstiziosi.

Il termine stesso superstitio significa, in epoca antica prima e medievale poi, una forma deteriorata di religio, contrapponendosi a concetti di scrupolo religioso. Secondo il grande teorico cristiano e padre della chiesa Sant’ Agostino[9], la superstizione fu solamente una viva sopravvivenza del nemico numero uno del cristianesimo: il paganesimo. Furono i dettami di quest’ultimo a creare lo stretto legame fra demonologia e superstizioni, con pesanti conseguenze: fra l’Alto Medioevo e il Quattrocento la seduzione diabolica fu considerata come prima causa della caduta dell’uomo nel peccato.

Fu papa Alessandro iv (1254-1261) adordinare di interessarsi non solo all’eresia religiosa pura ( quella di valdesi e catari), ma anche ai sortilegi e alle divinazioni. Una tale decisione innalzava le superstizioni al “piano superiore” dei delitti contro la fede e come tali dovevano essere confessati e purificati con la tortura.

Prima del Malleus Maleficarum, che già in sé distinse fra “streghe antiche”e nuove, quelle cioè che come detto costituirono sette demoniache, si ebbero a disposizioni vari manuali inquisitori: quello del 1270, il Summa dell’Ufficio dell’Inquisizione, e quello del grande inquisitore Bernardo Gui, domenicano francese fervente accusatore di catari, valdesi, ebrei, stregoni, indovini ed evocatori di demoni.

Nel Trecento il continuo mutamento dello scenario storico politico aiutò il fenomeno ad evolversi: cambiando il contesto culturale (rurale – villaggi – città) cambiò la tipologia dei persecutori. I peccatori non venivano giudicati solamente dal tribunale dell’Inquisizione, ma potevano comparire anche dinnanzi a tribunali laici o vescovili. Anzi, i tribunali vescovili e quello dell’Inquisizione avevano il solo compito di giudicare il colpevole, rimettendo l’esecuzione della pena al potere secolare.

Gli anni fra il 1350 e il ‘400 furono fondamentali[10]: si intensificarono i processi e tutti i temi che separatamente concernevano la stregoneria crearono un unico stereotipo di strega. Venne dato un nome alle attività e agli eccessi diabolici delle streghe: Sabba, non più solo sogno ingannevole ispirato al diavolo[11], ma realtà ben precisa, che vede le streghe vagare per le vie dell’aere, rendere omaggio a Satana e unirsi carnalmente con lui. Queste interpretazioni si radicarono negli inquisitori, nella Chiesa e negli scrittori. Nel Medioevo i demoni sono i signori del sogno, e guardati con infinito sospetto; creature che non agivano direttamente, non creavano e non distruggevano, inducendo l’uomo a peccare mediante manipolazione dell’immaginazione.

Rivivono così, in maniera più efficace di qualunque spiegazione, il clima di sospetto, paura e cieca superstizione che si instaura con l’eclissi della ragione.

In pieno Rinascimento il Malleus Maleficarum è la negazione del Diritto Romano nella sua forma più antica salvaguardante l’essere umano : «Se non vorrà confessare la verità né con le minacce né con tali promesse, allora i ministri eseguono la sentenza data e l’interrogatorio si faccia nei modi consueti».[12]

Purtroppo il testo è il sottoprodotto culturale di quelle «escrescenze»[13] nate e cresciute a sud del Mediterraneo, in una terra che è stata desertificata innanzitutto dall’ignoranza e dalla negligenza di chi vi abitava. Escrescenze che, al pari delle muffe e dei funghi, sono organismi di non facile comprensione. Essi, per crescere, hanno necessità di attaccarsi a corpi e menti non propri. La totale mancanza di un qualcosa di proprio ha favorito in alternativa lo sviluppo di una visione di mondo parassitaria e fraudolenta. L’imposizione si è avuta con la violenza e la coercizione, così bene dimostrati fra le pagine del libro.

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NOTE

[1] Per estirpare.

[2] La bolla sanciva, secondo il diritto romano, il permesso di essere accusati e processati anche in assenza di testimoni diretti. La ricerca degli eretici, da qui il termine “inquisire” veniva effettuata dal vescovo o da un diacono che batteva una volta all’anno ogni diocesi.

[3] Desiderando con supremo ardore.

[4] Fino al 1669 seguirono trentaquattro edizioni, giungendo a più di trentacinquemila copie, portando il testo ad un successo immenso.

[5] Sembra per altro che in un primo momento, l’Università fosse titubante, esitando nel concedere l’approvazione alla pubblicazione, e che a tale situazione si ovviò mediante una lettere intimidatoria dei due domenicani.

[6] Il Malleus cita espressamente, come fonte stessa del loro pensiero, il Libro dell’Esodo: ai vv. (22,17) recita che “ non bisogna lasciare in vita neanche una strega”. Queste parole costituiranno una delle basi concettuali, sulla quale troverà fondamento e motivazioni tutto il fenomeno della persecuzione alle streghe.

[7] L’uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio; nel Medioevo ci si mascherava dipingendosi il viso, nascondendo pertanto l’immagine donata, e solo coloro che osteggiavano la Chiesa, eseguivano questa pratica.

[8] Secondo le credenze dell’epoca, il malocchio causava solo malanni fisici: impotenza sessuale, malattia e morte. In contesti rurali le streghe erano le eredi delle Grandi Madri: feconde, benevoli e generose che permettevano alla Natura di continuare a generare il nutrimento degli uomini; tuttavia, dal momento che non esiste vita senza decadenza e rinascita, prendevano la morte in cambio.

[9] Agostino (sant.), Confessioni. Antologia essenziale, Giolo G.. –trad., op., Giunti Dementra 2006.

[10] Alcuni studiosi spiegarono questa “accelerazione” ipotizzando la donna/strega come capro espiatorio della Peste nera che infestò l’Europa dal 1347 in poi.

[11] Nel Medioevo i demoni erano i signori del sogno, e guardati con infinito sospetto. Non agivano direttamente, non creavano e non distruggevano, inducevano mediante manipolazione dell’immaginazione.

[12] Krämer H., Sprenger J., il Martello delle streghe, Buia F., Caetani E., Castelli R., La Via V., Mori F., Perrella E. –trad., op. cit., p. 384, III, XIV.

[13] Padovan G., XVIII.Minoranze scomode, in Breda M.A., Ferrario I.E., Padovan G., I segreti di Triora. Il potere del luogo, le streghe e l’ombra del boia, Mursia Editore.