Il Mistero delle Isole Flannan

di Tony Scarfone

A occidente della cintura esterna delle Ebridi, a loro volta le più occidentali terre della Scozia Occidentale, sperdute nella vastità dell’ Oceano Atlantico, in balia solo di venti furiosi e burrasche violentissime, emergono dal mare sette piccoli isolotti ai margini del mondo : le Isole Flannan.

flannan-1Oltre queste isole si spalanca un oceano tempestoso ove non vi è che il nulla per migliaia di km.

Questo sperduto arcipelago, che ovviamente è disabitato, è stato teatro di una tragedia avvenuta nel Dicembre del 1900 nella quale tre uomini sparirono misteriosamente senza lasciare traccia e da più di cento anni questo mistero è ben lungi dall’essere svelato.

E’ stato in occasione del 114° anniversario di questo evento che il mio caro amico Phil Goddard mi ha trascinato a una conferenza sul mistero delle Isole Flannan, dal quale anch’io sono rimasto affascinato.

Come si diceva prima, queste sette isole, chiamate anche “ The seven hunters”, i sette cacciatori, sono poco più che scogli che emergono dal mare nel tempestoso Atlantico Settentrionale e sulla più grande di esse, chiamata “Isola Grande” e in gaelico “Eilean Mor”, vi è installato un faro di segnalazione marittima.

Le Flannans prendono il nome da un vescovo scozzese di nome Flann, poi divenuto Santo, che nel 1600 si era ritirato su Eilean Mor facendo costruire sulla sua sommità anche una cappella di pietra viva. Sulle Flannans imperversano continuamente tempeste terrificanti e i marosi provenienti da occidente si abbattono violentemente su di esse dopo che per centinaia di chilometri non hanno incontrato nessun ostacolo. Ciò fa si che onde alte come montagne arrivino a sommergere completamente queste isole e travolgono qualunque natante abbia la sfortuna di transitare da queste parti. Proprio per questo motivo decine di navi sono naufragate in questo angolo di mare, tanto che il Northern Lighthouse Board decise di costruire il faro su Eilean Mor.

Vista l’incredibile asperità di questo luogo remoto, il completamento dell’opera richiese cinque anni, a fronte dei due preventivati, ed in più tutta la perizia dell’architetto Alan Stevenson, il formidabile costruttore di fari, famoso in tutto il Regno Unito.

flannan-2L’inaugurazione si svolse il 7 Dicembre 1899 e con la nascita del nuovo secolo il faro delle Flannans era operativo in tutto e per tutto. Su una torre di 22 metri una grande lanterna inviava due lampi in rapida sequenza ogni 30 secondi, lampi dell’intensità di 140.000 candele e visibili da oltre 24 miglia di distanza.

Ma nonostante l’enorme capacità operativa e la potenza del flash, tutti i marinai e i pescatori della zona non videro l’entrata in funzione del faro nascere sotto buoni auspici e tra le genti delle Ebridi serpeggiava una sensazione negativa che faceva presagire eventi funesti. Secondo il sovrintendente Robert Muirhead, sotto la cui responsabilità ricadeva la gestione del faro, questi sentimenti negativi erano dovuti alle antiche leggende secondo cui i sette isolotti sarebbero abitati da spiriti maligni, tantocchè chiunque se ne guardava bene dal trascorrervi la notte ; inoltre la struttura della torre con la relativa unità abitativa era stata edificata sulla vecchia cappella di San Flann e ciò ne perpetuava nell’immaginario popolare gli eventi sinistri e ostili.

A completare la struttura operativa furono anche costruiti due pontili di attracco, uno rivolto ad est e l’altro ad ovest, in modo da consentire l’approdo in condizioni di vento diverse.

flannan-3Eilean Mor ha un aspetto estremamente inquietante, sembra infatti una enorme mano che emerge dal mare con gli artigli che affondano nelle profondità degli abissi; la sua superficie non supera i 150 metri quadrati e l’altezza massima è di 80 metri. Questi sommati ai 22 della torre più la lanterna consentono di superare la soglia psicologica dei cento metri.

D’Estate tutte le Isole Flannan mostrano una notevole vegetazione che ne ammanta di un dolce verde i lineamenti ; in epoche passate i pastori delle Ebridi portavano le greggi a pascolare su questi scogli, badando però a darsela a gambe subito dopo mezzogiorno. La credenza secondo la quale su queste lande desolate dimorino misteriose presenze è infatti radicata da tempi remoti e ciò che accadde dopo la costruzione del faro fu solo una conseguenza e una riprova, secondo gli Hebrideans, delle leggende e delle antiche superstizioni. I pastori addirittura, quando portavano le pecore a pascolare su Eilean Mor, seguivano un antico rituale  atto a scacciare le forze negative. Questo rituale prevedeva di piantare un coltello nella terra una volta sbarcati, sfilarsi il cappello e riporlo in un vano lasciato lì apposta e guidare il gregge sempre in direzione del sole e mai dando le spalle ad esso. Solo così le oscure presenze dimoranti sul posto avrebbero consentito il soggiorno.

E veniamo adesso alla storia del mistero vero e proprio.

Nel faro di Eilean Mor erano in servizio tre uomini : il guardiano principale James Ducat, il secondo assistente Thomas Marshall e il “guardiano occasionale” Donald McArthur. Quest’ultimo era stato mandato nelle Flannan a sostituire il primo assistente William Ross, a casa per malattia.

La notte del 15 Dicembre 1900 la nave Fairwind in transito a largo delle Flannans non rilevò nessuna segnalazione luminosa da Eilean Mor e lo stesso successe al piroscafo Archtor che, una volta attraccato ad Oban, riferì alle autorità portuali che il faro non era operativo. La segnalazione rimase però in un cassetto senza che nessuno le desse eccessiva importanza e solo a distanza di qualche giorno fu finalmente vagliata da chi di competenza. Sulla zona però imperversava una fortissima tempesta e la nave appoggio Hesperus, dopo un vano tentativo di salpare il 20 Dicembre, riuscì a partire solo il 26, quando all’alba fece rotta verso le Isole Flannan. L’ufficiale Joseph Moore, già a una decina di miglia da Eilean Mor si rese conto che qualcosa non andava e osservando col binocolo il faro fu colpito dalla strana atmosfera di immobilità che aleggiava attorno. Il Comandante della Hesperus Jim Harvey suonò le sirene della nave e fece azionare il corno, ma dall’isola non arrivò nessuna risposta. Poco prima di calare la scialuppa in mare fu anche sparato un razzo di segnalazione, ma dal faro non arrivava nessun segno di vita. Arrivati con la scialuppa all’attracco non vi era nessuno lì ad aspettarli, contrariamente al solito, quando i guardiani accoglievano la nave dei rifornimenti con urli di gioia.

flannan-4Sull’isola era tutto fermo e sul pennone non sventolava nessuna bandiera. Joseph Moore e i suoi uomini si diressero verso il faro percorrendo lo scosceso sentiero gridando continuamente e chiamando a gran voce Ducat e gli altri. Arrivati al recinto esterno trovarono il cancello chiuso, furono costretti allora ad entrare dalla porta della cucina che era sul fianco dell’abitazione ed entrando in casa la trovarono deserta.  Il camino era spento e la cenere fredda, i letti erano in ordine, così come le lampade e le suppellettili. In cucina c’era una sedia ribaltata e sul tavolo un piatto con dello stufato non ancora terminato, mentre nella pentola ormai fredda vi era il resto del cibo. Tutti gli orologi erano fermi e la lanterna del faro spenta e fredda. Nell’armadietto dove vi erano gli alloggiamenti dei materiali c’era una sola cerata appesa mentre due erano mancanti, così come gli attrezzi : l’unico set di equipaggiamento ancora al suo posto era quello di Donald McArthur, con ancora lì anche i suoi stivali.

flannan-5Joseph Moore continuava a chiamare i guardiani ma sia lui sia i suoi uomini erano ormai persuasi che qualcosa di terribile era accaduto lì a Eilean Mor. Moore continuò comunque l’ispezione dei locali, nella lavagna vi erano annotati la temperatura, la pressione, la velocità del vento ma tutti riferiti al 15 Dicembre e aggiornati fino alla mattina. La lanterna del faro era pulita, messa in ordine e pronta per essere riaccesa, con addirittura il serbatoio dell’olio riempito al massimo. Fu esaminato quindi il registro ufficiale del faro, che era in ordine e al suo posto. Nelle annotazioni vi era una frase datata 12 Dicembre e scritta da Thomas Marshall che diceva :- “il mare è come una furia, non ho mai visto una tempesta simile e James Ducat è molto irritabile”. Sempre Marshall, oltre alle annotazioni tecniche, riportava per il 13 Dicembre :- “La tempesta è ancora in corso, è impossibile scendere al pontile per le onde molto elevate, Donald McArthur prega”. L’ultima annotazione è sempre del giorno 13 e dice che :- “E’ mezzogiorno ma il cielo è nero, io Ducat e McArthur preghiamo”. Per il 14 Dicembre il registro non contiene nessuna annotazione, mentre datata all’ una di notte dell’ormai 15 Dicembre sulla lavagna c’è la frase :- “Tempesta finita, il mare è finalmente calmo. Dio è sopra di tutti !

Molte contraddizioni sono state rilevate dalla lettura del registro e la più discussa è quella della natura altamente emotiva delle annotazioni quando invece di solito su un libro ufficiale vi sono solo riportate frasi tecniche e segnflannan-6alazioni numeriche. In particolare non si capisce come Marshall possa aver scritto che James Ducat fosse irritabile, in fondo Ducat era un suo superiore e commenti di carattere personale erano considerati ai limiti dell’insubordinazione.

Joseph Moore e gli altri uomini effettuarono un’ispezione esterna dell’isola, rilevando ingenti danni nel pontile ovest dove le ringhiere della piazzola erano state piegate e deformate, un alloggiamento contenente un grosso salvagente era vuoto e del salvagente non vi era traccia, una grande roccia di diverse tonnellate era stata spostata e giaceva adesso a poca distanza e soprattutto una gru per il sollevamento di grandi carichi era stata divelta e piegata in più punti, con tutte le funi aggrovigliate nel suo braccio. Infine furono eseguite minuziose ricerche in ogni anfratto dell’isola nel triste rito della ricerca dei corpi, ma null’altro emerse.

flannan-7La voce dell’accaduto si sparse immediatamente e su qualche giornale si fecero strane ipotesi di una rissa scoppiata fra i tre custodi, ma da più parti si levarono voci di smentita, con l’ufficio della sovrintendenza che descrisse invece i tre uomini come estremamente pacifici e ligi al dovere.

Proprio il sovrintendente Robert Muirhead il 29 Dicembre si recò a Eilean Mor per svolgere le indagini ufficiali per il Northern Lighthouse Board e le sue conclusioni furono che i tre guardiani del faro furono spazzati via da un’onda eccezionalmente forte, anche se il ferreo regolamento vietava espressamente agli uomini di uscire tutti insieme dal complesso in caso di tempesta e obbligava almeno uno di essi a non abbandonare il faro per nessun motivo. Tuttavia, dall’analisi della forma presa dalle funi aggrovigliate alla gru e soprattutto di quelle un tempo ancorate al salvagente sparito, non vi era dubbio alcuno che doveva essere stata un’onda di grandi dimensioni la responsabile del disastro. Nel suo dettagliato rapporto datato 8 Gennaio 1901, Muirhead quindi dichiarava annegati i tre guardiani, scrivendo però alla voce “causa della morte” la laconica frase “causa sconosciuta e in circostanze misteriose” ; concludeva poi rammaricandosi di essere stata l’ultima persona a stringere la mano ai tre coraggiosi.

Nel 1912  Wilson Wilfried Gibson dedicò ai tre sventurati una straziante poesia divenuta molto famosa in tutta la Gran Bretagna.

 

Il caso rimase aperto e qualche anno prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, Albert McAdam, un ispettore di Scotland Yard fu incaricato di indagare sulla vicenda. McAdam sottopose allora ogni singolo fatto ad analisi attenta, in perfetto stile deduttivo alla Sherlock Holmes ed ecco quindi il suo rapporto finale : “ Tutto il lavoro svolto e ultimato dai tre guardiani del faro fino alla mattina del 15 Dicembre e la segnalazione delle navi di passaggio che quella notte la lanterna non era in funzione presuppone che qualunque cosa sia accaduta si è avuta nel pomeriggio del 15, in un orario presumibilmente compreso tra le 13 e le 16 : il fatto però di aver rinvenuto sul tavolo un piatto di stufato ancora a metà indica che almeno uno dei componenti stesse ancora pranzando, il che riduce la collocazione temporale tra le 13 e le 14. Il cancello dell’abitazione chiuso indica invece che non era prevista alcuna escursione esterna per la persona che pranzava e la sedia rovesciata conferma che questa sia uscita in fretta e furia in un movimento d’impeto. L’impeto spiegherebbe anche il perché costui sia uscito all’esterno senza indossare l’impermeabile e gli stivali, come invece prescritto in caso di cattivo tempo ; dal momento che l’unico equipaggiamento rimasto al suo posto era quello di Donald McArthur , vuol dire che era proprio quest’ultimo la persona che ancora stava mangiando. Se ne deduce che Ducat e Marshall in quel momento si trovavano all’aperto, cosa confermata dalla mancanza dei loro equipaggiamenti, forse per riassettare le attrezzature del pontile ovest dopo la tempesta dei giorni precedenti. Dall’analisi dei danni riscontrati e catalogati su questo pontile si deve desumere che l’eccezionale onda che lo ha colpito doveva avere una forza enorme, in quanto oltre a sradicare e piegare la grossa gru, ha deformato le ringhiere della piazzola, che essendo sottili non avrebbero dovuto offrire ai marosi eccessivo contrasto, invece sono state spazzate via con una violenza inaudita. Da ciò si evince che chiunque si fosse trovato su quel pontile o in zone adiacenti ad esso, non avrebbe potuto aver scampo.

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L’esauriente rapporto di McAdam si conclude con l’ipotesi che a scrivere sul registro ufficiale potesse non essere stato davvero Marshall ma qualcun altro, forse nel tentativo di dare più drammaticità allo scenario e rendere più eroiche le gesta , già di per se coraggiose, dei tre guardiani delle Flannan. D’altronde, non si capisce il perché su un registro da sempre compilato da Ducat avesse dovuto scrivere Marshall. McAdam conclude il suo rapporto citando il vero mistero di tutta la vicenda. Se dagli indizi si evince uno scenario abbastanza chiaro, non si capisce invece come un’onda gigantesca e di una potenza inaudita potesse svilupparsi col mare calmo ! Nella lavagna infatti era riportata in modo inequivocabile la fine della tempesta e il mare tornato calmo. E ciò è anche comprovato dai bollettini meteorologici ufficiali che pongono la fine del maltempo alla tarda sera del 14 Dicembre, per poi riprendere con una nuova forte tempesta il giorno 16.

Ed ecco il quesito finale : può un’onda così distruttiva originarsi con un mare calmo ?

A questa domanda provò a rispondere nel 1947 il giornalista Valentine  Dyal, deciso a risolvere una volta per tutte il mistero delle Flannans e sparare nel contempo un pezzo che gli avrebbe fruttato un bel mucchietto di quattrini. Dyal si basava sul racconto fatto da Ian Campbell, famoso scrittore scozzese, il quale raccontò che mentre contemplava l’ Oceano sul versante occidentale di Eilean Mor, con un mare calmissimo e una giornata priva di vento una gigantesca onda alta più di 20 metri si era alzata improvvisamente dal nulla, andandosi ad infrangere sulle rocce con grande fragore. Campbell raccontò di aver avuto appena il tempo di scattare in piedi e allontanarsi di pochi metri, quei pochi metri che probabilmente gli salvarono la vita. Dopo questa improvvisa onda il mare tornò calmo e tranquillo, come una belva feroce che si rimette placidamente a dormire.

Si era trattato di una famosa onda anomala. Valentine Dyal pensò allora di aver finalmente trovato la spiegazione della scomparsa dei tre guardiani del faro, ma il Northern Lighthouse Board accolse con freddezza le sue conclusioni ed il suo scoop giornalistico dovette, purtroppo per Dyal, sfumare miseramente.

Eppure, l’idea di base di Dyal era esatta e l’esperienza di Campbell stava a dimostrarlo chiaramente. I pescatori delle Ebridi infatti confermarono che improvvise onde alte decine di metri senza che niente ne possa giustificare la formazione, non sono una novità da queste parti e che parecchi pescherecci in passato ne sono stati vittime.

Ma, cosa può mai causare un’onda anomala alta come una montagna e dotata di una potenza distruttrice così terrificante ?

Andammo con Phil all’ Istituto di studi Oceanografici di Edinburgo, dove lavora il nostro caro amico Eddie Walker, il quale ci spiegò che le cause della formazione delle onde anomale sono ancora ben lungi dall’essere scoperte e vi sono infinite combinazioni di concause  che possono far si che dal nulla si generi spontaneamente anche un muro d’acqua di decine di metri di altezza ; sicuramente una delle cause più comuni è l’incontro casuale di due treni d’onda che finiscono per sommarsi. Si genera quindi un nuovo treno d’onda della potenza di entrambi i precedenti che viaggia in mare aperto fino a quando non incontra un ostacolo : a quel punto l’onda diventa instabile e collassa. Nel caso delle Isole Flannan, tutta l’energia deve essere stata assorbita da una singola onda , la prima del treno, che deve aver sviluppato un muro d’acqua verticale di diverse decine di metri di altezza ; questi, avendo molte miglia da percorrere senza ostacoli, raggiunse una velocità fuori dal comune, andandosi poi ad abbattere su Eilean Mor.

Questa ricostruzione ci mandò in visibilio, e nella frenesia generale dell’adrenalina che pompava al massimo, ci precipitammo in laboratorio : urgeva infatti una controprova, attraverso una simulazione computerizzata ed Eddie Walker  approntò tutti i dati necessari in un software specializzato che all’ Istituto usano normalmente per le proiezioni delle correnti oceaniche. Ebbene, il software forniva una probabilità tra il 77 e l’82 per cento che la nostra intuizione potesse realmente essersi verificata.

Ecco quindi cosa successe quel terribile pomeriggio del 15 Dicembre del 1900.

Attorno alle 14,00 James Ducat e Thomas Marshall, dopo aver pranzato, indossarono le loro cerate, i loro impermeabili e gli stivali e con tutto il materiale necessario si recarono al molo occidentale per fare una prima stima dei danni provocati dalla forte tempesta dei giorni scorsi.

Donald McArthur rimase in cucina a consumare la sua razione di stufato per poi dedicarsi alle pulizie. Mentre mangiava McArthur , dall’alto della sua posizione, vide in lontananza avvicinarsi un’onda anomala di dimensioni incredibili e saltando in piedi rovesciò la sedia e corse ad avvertire i compagni dell’imminente pericolo.

Non c’era tempo per indossare alcunché e il ragazzo corse fuori urlando così come si trovava, ma Ducat e Marshall, diversi metri più in basso non riuscivano a capire cosa dicesse e in men che non si dica questa tremenda montagna d’acqua li travolse tutti, spazzandoli via con una potenza impressionante.

Quasi sicuramente  l’intera isola fu sommersa e con tutta probabilità i poveretti affogarono in pochi istanti e la violenza con cui furono investiti li fece schizzare via, travolti da quel pazzesco muro d’acqua.

Ci piace pensare che lo spirito vitale di questi tre ardimentosi sia ancora presente su queste magiche isole e contribuisca ad alimentare la speranza che il genere umano riesca un giorno a convivere in armonia con le indomabili forze della Natura.