I Monti Sacri della Valle Camonica

Da Camuno quale sono, non posso non desiderare che su Acam si parli delle mie terre!
Enrico Galimberti Direttore Acam.it

(c) Articolo di Franco Gaudiano per Acam.it

Il Pizzo Badile Camuno
Il Pizzo Badile Camuno

I monti Concarena e Pizzo Badile, dirimpettai svettanti con i loro 2000 metri di dislivello dal fondovalle camuno, formano un maestoso portale d’ingresso dalle Prealpi alle Alpi. La Concarena segna anche il confine tra le Orobie bergamasche e le Alpi Retiche bresciane. I geografi odierni hanno dunque assegnato a questa zona della media Valle Camonica uno status particolare di punto di confine tra il sud e il nord, tra l’est e l’ovest. Hanno solo tralasciato la dimensione “verticale” che questi due pilastri naturali dovevano avere per i nostri antenati: essi erano considerati il punto di passaggio… tra la terra e il cielo.

Vediamo perché. Facciamo finta per un attimo di ignorare il fenomeno delle incisioni rupestri, che fu l’effetto e non la causa della sacralità dei due monti. Guardiamo invece a quello che succede in quest’area. Nel bel mezzo della valle, ciclicamente due volte l’anno, nei giorni dell’equinozio di primavera e d’autunno, il sole sorge due volte a oriente, da dietro la punta del pizzo, poi tramonta due volte attorno a una cresta della Concarena. Che il fenomeno sia osservabile ancor oggi ci conferma la veridicità di questo evento naturale, percepibile come sacro o magico, sebbene possa essere spiegato da un punto di vista astronomico-geomorfologico dall’arco che il sole compie dietro i due speroni di roccia.

Avete fatto caso quante volte il numero “due” compare in queste poche righe? Non è un’insistenza mia, è proprio così: due montagne, apparentemente due soli per due albe e due tramonti al passaggio di due equinozi per 2+2 stagioni! In una prospettiva antropologica, lo sdoppiamento dell’Uno (e qui l’Uno è nientemeno che il Sole, l’astro o il “dio” della vita) era considerato il principio di ogni manifestazione vitale. L’Uno nel suo movimento crea ed emana il Due. Il passaggio dall’unità alla dualità esprime una polarità dinamica fra gli opposti: il passaggio dalla notte al giorno, dall’inverno all’estate, dal buio alla luce, dal freddo al caldo e viceversa – tutte manifestazioni di somma importanza per la vita sulla terra. In più, da un punto di vista simbolico, la convergenza dell’Uno nel Due rappresenta la sintesi dei grandi misteri dell’esistenza: il passaggio dal basso all’alto, dall’invisibile al visibile, dalla nascita alla morte, dalla terra al cielo

concarena
Concarena

Sento insinuarsi un’obiezione tra qualcuno che legge queste righe. Possibile che i nostri antenati preistorici, direte voi, coltivassero tali pensieri simbolici, elevati, spirituali? Mi viene da sorridere e chiedo di rimando: possibile che noi oggi abbiamo smarrito la capacità, o la volontà di soffermarci su tali pensieri fondamentali? Dico fondamentali perché questi sono i temi prevalenti e trasversali che incontriamo in ogni civiltà passata sulla terra. La cultura arcaica ha cristallizzato nel corso dei millenni alcuni simboli “assoluti”, riconoscibili e comprensibili in ogni contesto culturale, dai culti vedici alla Cabbalah, dall’antico Egitto agli indiani d’America… Il rapporto stretto tra il nostro microcosmo e il cosmo, tra l’atomo e i sistemi planetari, non è una scoperta nuova della fisica quantistica, ma fa parte di un bagaglio di conoscenze umane secolari. L’uomo del Neolitico non era uno scimmione, era un Homo Sapiens con una struttura cerebrale identica alla nostra. Possedeva conoscenze simboliche, logiche, matematiche, fisiche e metafisiche, geologiche e astronomiche di prim’ordine. Se ne dubitate tuffatevi in internet… e riscoprite Pitagora, tanto per citare uno di quelli che conosciamo tutti sin dalle elementari, coevo alle massime espressioni di arte rupestre camuna (io ho sviluppato una teoria “pitagorica” sui “numeri” della rosa camuna, che al momento vi risparmio, ma dico soltanto che questo simbolo arcaico possiede caratteristiche numeriche e geometriche che lo elevano alla pari dei più importanti simboli dell’umanità. E fu concepito, disegnato e inciso su roccia da qualche nostro antenato qualcosa come 3000 anni fa).

Torniamo ai due monti. Tra le dualità che essi esprimono, merita un posto speciale quella generatrice di vita per eccellenza: la coppia uomo-donna. Il fecondatore che si protende verso colei che riceverà il seme, non potrebbe essere meglio rappresentato in forma “cosmica” che da quell’ombra slanciata che il pizzo proietta nel cielo terso mattutino come un guizzo che sale, si gira e si muove verso la Concarena, finché l’astro diurno non esce allo scoperto… e infine, allo scadere del suo tempo nella volta celeste, il pallino dorato si tuffa in una fessura profonda della montagna dalla forma di grande uovo dal guscio fratturato, che lo accoglie nel suo ventre. Il fatto che ciò accada proprio all’equinozio di marzo, quando la natura si risveglia dopo il sonno invernale, e poi ancora a settembre, sul finire dell’estate quando la natura dà il massimo dei suoi frutti, sembra enfatizzare l’elemento vitale emergente dal fenomeno stesso. Si potrebbe parlare di hieros gamos, nozze sacre, le cui protagoniste, queste due montagne, non solo rappresentano ma “dimostrano” la possibilità della vita eterna attraverso i cicli del sole dalla terra al cielo…

La Concarena al Tramonto (fonte http://www.proloco.capo-di-ponte.bs.it)
La Concarena al Tramonto
(fonte http://www.proloco.capo-di-ponte.bs.it)

Questo ci porta al fenomeno umano, tanto terreno quanto spirituale, che è la manifestazione del sacro in Valle Camonica nei millenni avanti Cristo. La religione cristiana, che pure bollò certe pratiche ritenute “pagane”, poggia le sue basi su suggestioni religiose antichissime. Nella località Crist all’imbocco della media valle, all’incrocio principale c’è un crocefisso, che sostituisce un magnifico e gigantesco Cristo, già documentato nel ‘600 da Padre Gregorio, posto lì per segnalare la protezione divina contro le streghe e le eresie medievali. Da quel punto, il sole di mezzodì inonda la pala del Badile di luce cosmica conferendo alla roccia le sembianze di un volto assomigliante a… Lui!? – o comunque a un essere divino luminoso, che non sappiamo chi fosse, ma senza dubbio era venerato come un dio da chi c’era prima che l’abitato fosse ribattezzato Crist.

Un altro esempio di continuità attraverso le religioni è quello della dea Reitia (dal cui nome deriva quello delle Alpi Retiche), dea della guarigione, posta al centro di un culto di acque purificatrici che sgorgavano da alcune grotticelle in località Spinera presso una curva del fiume Oglio. A lei si rivolgevano i fedeli con offerte e roghi, testimoniati dai resti di un brandopferplatze (sito di rogo votivo). Arrivarono i Romani e dissero ai Camuni, la vostra dea non si chiama più Reitia, si chiama Minerva (un tempo Atena, ma questa è un’altra storia…) e tanto fecero per innestare la nuova dea sul territorio, che le costruirono una grande statua, oggi visibile al Museo di Cividate, e un monumento davvero eccezionale per la Valle degli antichi Camuni. Ma poiché Minerva tradizionalmente era più una guerriera che una curatrice, la ribattezzarono “Minerva Sainate” (che guarisce), in modo da fare tutti contenti. Oggi, il ponte che conduce alle medesime grotticelle parte dalla chiesa di Santa Maria ed è chiamato… “Ponte della Madonna”.

Ma un’altra curiosità toponomastica, riguardo l’antico nome del Pizzo Badile, getta luce sulla sacralità della nostra valle. Da una carta redatta dagli Austriaci nel 1830 risulta che il pizzo fosse chiamato Monte Cavalle. Il cavallo un tempo era ritenuto un animale nobile, addirittura “psicopompo”, capace cioè di condurre l’anima del padrone defunto al cielo… ma con una particolarità aggiunta: un cavallo trainante un carro, nel culto celtico di cui fa parte anche la Valle Camonica, simboleggiava il trasporto del sole dal suo sorgere fino allo zenit nell’alto del cielo. Ora nell’area di Campanine di Cimbergo, proprio sotto il Badile, è stata rinvenuta un’incisione databile all’età del Bronzo, raffigurante un carro a due ruote con traino equino, circondato da figure oranti. Altri cavalli di vario stile e dimensione “cavalcano” le gobbe rocciose tra Campanine e Foppe di Nadro, quasi sempre rivolti a destra, cioè a sud, verso il sole allo zenit. E ve ne sono persino di bicefali, a doppia testa! Aggiungiamo che alle pendici del Badile c’è un dosso chiamato Dos Damo. La parola dam, di origine indoeuropea, designa oggi la capra maschio, ma in passato significava cavallo. Non sorprenderebbe se pure l’Adamello, il cui nome contiene “dam”, fosse legato al dam-cavallo, anzi ne rappresentasse la testa, considerando appunto l’Adamello come la testa di un immenso cavallo montuoso che termina al “Monte Cavalle”, da cui sorge e s’innalza il sole sulla Valle Camonica.

E’ risaputo che chiese e santelle sorgono spesso su siti sacri pre-cristiani. La media Valle Camonica, in particolare il territorio di Capo di Ponte, contiene una concentrazione elevatissima di templi cristiani medievali, che furono eretti proprio per affermare l’avvento della nuova religione su quella antecedente. Dall’altare preistorico contiguo al monastero di San Salvatore alla roccia col tridente inciso accanto al Santèl del ràscol con San Giorgio e la sua spada, si possono rintracciare numerosi esempi di continuità storico-religiosa in questa zona, sempre al cospetto dei due monti che ancor oggi fanno dire “oh!” a chi da lontano viene a visitare la valle.

Oggi sono per lo più turisti, archeologi, studiosi del passato. Un tempo erano probabilmente pellegrini in cammino, che venivano qui da molto lontano, come oggi si va a Lourdes o alla Mecca. Il confronto non è esagerato. Tra le figure sulle nostre rocce vi sono simboli chiaramente appartenenti a civiltà distanti e anche molto note: etruschi, celti, elleni, franco-cantabrici, danubiani, medio-orientali e persino orientali, se è vero che nel territorio di Capo di Ponte vi sono scritte in caratteri cinesi antichi che dicono pressappoco “io qui vedere montagna centrale”. Se paragoniamo in quantità, qualità e varietà le incisioni preistoriche della nostra valle rispetto a quelle di qualsiasi altro sito europeo, constatiamo che la media Valle Camonica detiene il primato assoluto. Con oltre 350.000 figure incise documentate ad oggi, possediamo dieci volte tante incisioni quante ve ne sono nel secondo sito alpino in orine d’importanza, il M. Bego nelle Alpi Marittime francesi, con 36.000 incisioni. Seguono siti in Svezia e in Gran Bretagna, con meno di 30.000 incisioni.

Ma non dovrebbero essere i numeri a convincerci. Dovremmo essere noi. Quando porto i bambini (i miei figli, ma anche gruppi, scolaresche…) in alcuni luoghi particolari – chiamiamoli siti sacri antichi, o se vogliamo essere scientifici, punti ad alta concentrazione energetica – i bambini “rispondono” al luogo spontaneamente e naturalmente: stanno un gran bene. Mi è capitato tante di quelle volte vederli passare da nervose zuffe a giochi più rilassati (e rilassanti, per me) mentre io ero in cerca di “pitoti”, da poter affermare che questo cambiamento di stato d’animo non sia un caso. Sicuramente gli antichi sapevano scegliere i loro siti, sapevano guardare, vedere, sentire i loro monti… che sono poi i nostri monti, un dono anche per noi.