Muqtada al-Sadr

di Luciano Sampietro

Muqtada al-Sadr, l’uomo che sta sconvolgendo in questo momento i già precari equilibri politici dell’Iraq, è il figlio trentenne del gran ayatollah Muhammed Sadiq al-Sadr, un leader religioso sciita ucciso nel 1999 dal regime di Saddam assieme a  due dei suoi figli. Dopo la caduta del rais e le lotte tra le fazioni religiose, che hanno portato all’uccisione di altro prominente capo religioso sciita, il moderato Abd al-Majid al-Khoei e alla violenta contestazione del gran ayatollah al-Sistani, al-Sadr, ammantandosi del martirio del padre, ha trovato, come osserva Aljazeera in un editoriale del 5 aprile, un grande spazio di manovra, avviando una campagna non solo religiosa ma anche politica nei confronti dell’occupazione americana. Il giovane religioso ha così finito per costituire una milizia paramilitare e ad avviare con  i suoi seguaci una sanguinosa campagna del terrore.

Così è iniziata una vera e propria guerra urbana con incursioni aeree e bombardamenti da una parte e agguati e sequestri di persona dall’altra.

Come tutti i religiosi sciiti, al-Sadr veste di nero, come nera è la sua folta barba e nero ancora è il suo turbante. Egli è attivamente ricercato dagli americani che lo accusano di aver innescato l’attuale guerriglia e di voler destabilizzare ulteriormente il paese, che a giugno dovrebbe camminare con le proprie malferme gambe.

Il nero abbigliamento di al-Sadr, il suo atteggiamento violento e arrogante, mi fa pensare che a lui si riferisca la quartina III, 60

  • Per tutta l’Asia grande proscrizione,
  • fin anche in Mysia, Lysia e Panfilìa:
  • sangue scorrerà per l’assoluzione,
  • di un giovin nero pien di fellonìa.

Immaginiamo uno scenario futuro: al-Sadr viene catturato e imprigionato. Il nuovo governo irakeno lo sottopone a processo e tutto il mondo islamico è percorso da un fremito, con folle nelle piazze e disordini tali da costringere molti governi ad azioni di polizia con imprigionamento di numerosi dimostranti (grande proscrizione) perfino in Turchia e più in generale in Asia Minore.

Il processo costituisce invece per al-Sadr un grande palcoscenico che gli consente di arringare, attraverso i media, le folle. Il tribunale, chiamato a giudicarlo, finisce per assolverlo e l’assoluzione ha quale conseguenza disordini violenti e sanguinosi.

Nasce così nel mondo islamico una dirompente rivoluzione sciita, accolta dall’Iran con entusiasmo: gli sciiti sono quegli islamici che hanno una particolare venerazione per Alì, cugino e genero di Maometto e quarto califfo dell’Islam. Nostradamus chiama i rivoluzionari che dovrebbero rovesciare i governi islamici moderati, giovialisti, aggettivo di pura fantasia, inesistente nel dizionario moyen. Se però lo analizziamo, si potrebbe anche formulare l’ipotesi che esso si componga di due nomi Giove e Alì e allora l’aggettivo potrebbe voler dire “seguaci del divino Alì”, come gli sciiti effettivamente sono.