Nasce in Africa la nostra complessità

da Boiler.it

La scoperta di una serie di reperti, rinvenuti nella caverna di Blombos, 200 miglia a est di Città del Capo, ha gettato molte ombre sulle teorie attualmente più accreditate circa il luogo di nascita dell’evoluzione del comportamento umano moderno. Finora, infatti, è stato ampiamente ipotizzato che lo sviluppo di una maggiore complessità evolutiva del comportamento nei progenitori degli esseri umani sia derivata da una specie di “esplosione creativa“ avvenuta in Europa. I ritrovamenti di Blombos suggeriscono che l’Homo sapiens sia arrivato là dall’Africa circa 40 mila anni fa non soltanto con un’anatomia completamente moderna, ma anche con almeno 30 mila anni di esperienza nel nuovo comportamento. Anche se c’erano stati suggerimenti d’una genesi africana del comportamento moderno, fino a questo momento non era stata trovata nessuna traccia che fosse paragonabile ai fini strumenti e all’arte rupestre del Paleolitico superiore europeo.

Il pensiero simbolico dei nostri antenati

I paleoantropologi hanno descritto la nuova ricerca e le loro interpretazioni in seminari e articoli usciti recentemente. Un gruppo, condotto da Christopher S. Henshilwood, del museo sudafricano di Città del Capo e professore associato dell’Università di Stato di New York a Stony Brook, sta pubblicando un rapporto completo nell’edizione di questo mese di The Journal of Human Evolution. Il rapporto include un’analisi di 28 strumenti d’osso e altri manufatti provenienti dalla caverna di Blombos, così come 8 mila pezzi di un minerale ocraceo dell’ossido di ferro che potrebbe essere stato usato per le decorazioni del corpo. La squadra di Henshilwood ha segnalato che la scoperta di Blombos «per la formale lavorazione dell’osso, l’incisione intenzionale sull’ocra, la produzione di punte bifacciali finemente lavorate e le sofisticate strategie di sussistenza sta orientando l’opinione comune verso modelli che presuppongono la presenza di un comportamento moderno in Africa in un momento ben più antico di quanto precedentemente accettato». Molti altri archeologi specializzati in studi sull’evoluzione umana hanno detto che la nuova ricerca sembra dissipare i dubbi precedenti circa l’antichità dei manufatti, (alcuni dei quali sono stati raccolti già nel 1992). C’è infatti chi ha ipotizzato che reperti di periodi più recenti si fossero in qualche modo intrusi nella parte più bassa della caverna, fino a raggiungere i sedimenti più vecchi.

In un’intervista telefonica dal luogo degli scavi, Henshilwood, però, ha ribattuto: «Siamo assolutamente convinti della datazione degli strumenti. Le analisi ci assicurano che ci troviamo di fronte alla prova di “un’industria” di strumenti d’osso, e non solo di pezzi occasionali». La maggior parte degli arnesi rinvenuti sono punteruoli, usati probabilmente per la lavorazione della pelle. Ma i più impressionanti, dicono gli archeologi, sono tre strumenti taglienti. In essi, l’osso sembra essere stato prima modellato approssimativamente con una lama di pietra, poi rifinito in una forma simmetrica e quindi lucidato per ore, molto probabilmente con un pezzo di cuoio e di polvere d’ocra. Alcuni contrassegni incisi potrebbero identificare il proprietario di quelle che erano punte di attrezzi da caccia. «Perché così finemente lucidato?», si é chiesto Henshilwood. «È perfettamente inutile per la punta di una lancia essere fatta con così tale attenzione. Ciò ci suggerisce che questa è l’espressione di un pensiero simbolico, della consapevole volontà di produrre un oggetto veramente bello». Come molte società di cacciatori-raccoglitori, dicono gli archeologi, gli abitanti di questa caverna potrebbero aver prodotto alcuni di questi strumenti per scambi commerciali a lunga distanza. La bellezza ha aggiunto valore all’oggetto, forse un valore dal significato simbolico. «Pensiero simbolico significa che la gente sta usando qualcosa per intendere qualcos’altro», spiega Henshilwood. «Gli strumenti non devono avere soltanto uno scopo pratico, e l’ocra potrebbe essere stata usata per decorare le loro attrezzature, forse loro stessi. Questo è un simbolo di qualcos’altro, che non capiamo, ma suggerisce che questa gente deve avere avuto un linguaggio articolato per concepire e comunicare tale simbolismo».

  Esplosione creativa o lenta evoluzione?

«Ho accettato in passato il concetto dell’”esplosione `creativa” per spiegare l’origine del comportamento umano moderno», spiega Rick Potts, direttore del programma sulle origini umane alla Smithsonian Istitution. «Però ora penso che l’ipotesi di una genesi africana possa essere più che attendibile. Stiamo vedendo molti elementi di modernità che si sarebbero sviluppati molto prima, in Africa, e più gradualmente». Potts sostiene che l’inizio di questa lenta evoluzione comportamentale potrebbe risalire a più di 200 mila anni fa. La teoria del preistorico impulso di creatività avvenuto in Europa ha trattenuto l’attenzione degli scienziati per così tanto tempo da impedire virtualmente che essa avesse una concorrenza seria. Gli archeologi hanno, infatti, scavato molto poco nei siti africani di quel periodo, mentre ogni anno in Europa venivano trovate pareti di caverne adornate con pitture di cervi, di cavalli e di tori selvaggi. Forse perché completamente storditi da tutto ciò, in realtà, non hanno cercato origini più precoci e distanti del comportamento moderno.

Non tutti sono convinti che la scoperta di Blombos elimini completamente le teorie precedenti circa il progresso di un comportamento umano specializzato in Europa. Richard G. Klein, un archeologo della Stanford University che ha sostenuto che il linguaggio umano e il comportamento moderno sono comparsi improvvisamente 50 mila anni fa come conseguenza d’una mutazione genetica nel cervello, si dice prudentemente scettico. Klein dichiara di non essere ancora convinto che gli strumenti di osso non provengano da sedimenti più giovani e siano migrati nello strato dove sono stati trovati, e, benché sia impressionato dalla segnalazione di due pezzi di ocra incisi in un modello tratteggiato, si chiede perché, se la datazione è giusta, simili punte di lancia non siano state più ampiamente trovate in altri siti africani.

«La nuova ricerca ha prodotto la prova inequivocabile che i manufatti sono stati trovati nello strato di sedimenti da cui si sono originati e che non ci sono arrivati da strati più alti e più recenti a causa dell’erosione o dell’azione di animali scavatori», spiega Alison Brooks, archeologa della George Washington University, che ha segnalato esempi di produzione di strumenti africani nel Congo. Gli strumenti d’osso sono indicativi di un comportamento moderno, prosegue Brooks. «La loro produzione ha richiesto un livello di progettazione e di concettualizzazione più elevato rispetto a quello necessario per battere semplicemente fra loro dei pezzi di pietra». L’artigiano, ha spiegato, «deve avere una visione dell’oggetto in mente ed essere capace di progettare la creazione di qualcosa di complicato per risolvere un particolare problema». Negli strumenti d’osso di Blombos gli archeologi stanno vedendo una nuova immagine dell’evoluzione umana moderna, che mette l’evoluzione del comportamento allo stesso livello di quella anatomica.