NEWS: Civiltà Perduta scoperta nella Foresta Pluviale dell’Honduras

Durante le ricerche della leggendaria “Città del dio Scimmia”, esploratori hanno scoperto le rovine di una cultura considerata scomparsa

di Enrico Galimberti,  fonte della notizia National Geographic

I misteri dell’Archeologia sono sempre vivi e pervadono il pianeta lanciando inesorabilmente i loro seducenti enigmi, che da secoli esploratori, avventurieri, archeologi e scienziati inseguono e tentano con tutti gli strumenti a disposizione di decifrare.

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Testa del “Giaguaro Mannaro” secondo la definizione di Fisher

Dall’Honduras, attraverso il National Geographic, arriva ora la notizia della scoperta di una città perduta appartenente a una misteriosa cultura mai esplorata prima. La spedizione è stata condotta in quelle zone sperdute e disabitate da una antica credenza che proprio lì vede l’ubicazione della leggendaria “Città Bianca“, anche conosciuta nelle leggende come la “Città del dio scimmia“.

Gli archeologi hanno esaminato e mappato grandi piazze, terrapieni, cumuli, e una piramide di terra appartenente a una cultura che prosperò mille anni fa, per poi svanire.
Uno degli interrogativi più affascinanti della Storia è da sempre il modo in cui intere culture del passato del meso-America si siano potute estinguere come d’improvviso, a volte lasciando inalterate intere città, abbandonandole alla vegetazione senza venire mai saccheggiate. Le teorie al riguardo riempiono gli scaffali di biblioteche in tutto il mondo.
Ma “nulla scompare senza lasciare traccia” e la Foresta Pluviale nasconde tra le verdeggianti, intricate e umide frasche della sua vegetazione molti misteri archeologici e antiche culture, che si spera siano sopravvissute alla cieca e barbarica mistica follia dei conquistadores.
Il team di esploratori, che ha fatto da pochi giorni (fine febbraio 2015) ritorno dal sito, ha scoperto infatti una notevole quantità di sculture in pietra, rimaste intatte da quando la città fu abbandonata.
A differenza di quanto avvenuto per la cultura Maya, questa risulta scarsamente studiata se non del tutto sconosciuta. Non si sa nemmeno ancora con che nome poterla battezzare.

Christopher Fisher, della Colorado State University, ha definito “incredibilmente rare” le condizioni del sito rinvenuto e mai saccheggiato.
Lo studioso ipotizza che le sculture, nascoste in un deposito segreto alla base della piramide, fossero offerte agli dei: “oggetti di grande valore tenuti fuori dalla circolazione: si tratta di una potente manifestazione rituale”. 
Dalla terra spuntavano tracce di 52 oggetti; molti altri sono certamente ancora nel sottosuolo, forse accanto a resti umani. Tra i reperti: seggi cerimoniali di pietra (anche detti metates) e recipienti finemente decorati con serpenti, avvoltoi e figure zoomorfe.
(citazione da QUI>>)
Honduras
La Mosquitia, zona del ritrovamento

L’oggetto più notevole tra quelli recuperati è la testa di quello che Fischer chiama un “giaguaro mannaro” (foto sopra).

“La figura sembra indossare una specie di casco”, dice Fisher. Forse uno sciamano oppure rimando alla tradizione rituale del gioco della palla tipico della zona in epoca antica.

Secondo Oscar Neil Cruz, archeologo dell’Istituto di Antropologia dell’Honduras (IHAH) e membro del team, gli oggetti dovrebbero risalire ad un periodo compreso tra il 1000 e il 1400 d.C. Gli oggetti non sono stati sottratti al sito che li ha protetti e la posizione del luogo resta secretata per motivi di sicurezza.

I primi avvistamenti risalgono in effetti al 2012, durante una ricognizione aerea di una valle remota della Mosquitia.

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Una raffigurazione della mitologia “Città del dio scimmia” con la gigantesca statua si narra essere sepolta in essa.

Da più di cento anni, le popolazioni del luogo conoscono la storia di una città in cui i loro antenati cercarono rifugio per fuggire allo sterminio degli Europei.

Questo contribuì alla nascita della leggenda della Ciudad Blanca, in cui sarebbe stata sepolta la statua di un dio scimmia.
Diverse spedizioni di avventurieri, ricercatori o esploratori si infiltrano nelle zone inesplorate della Foresta in cerca di verità scientifiche al gran numero di antiche cronache.
Theodore Morde, del Museum of the American Indian di Washington, nel 1940 raccontò di essere entrato nella Città Bianca e di aver portato alla luce numerosi reperti. Ma non volle mai dare informazioni geografiche utili alla localizzazione del sito.
Di recente, i registi Steve Elkins e Bill Benenson hanno voluto impegnare le più moderne tecnologie di mappatura per trovare evidenze di una antica città.
Per effettuare la ricognizione aerea hanno ottenuto la collaborazione del Center for Airborne Laser Mapping della University of Houston. Un Cessna Skymaster, fornito di uno scanner Lidar* da un milione di dollari, ha sorvolato la valle gettando una luce laser sulla volta arborea. (citazione da QUI>>)
*LIDAR (acronimo dall’inglese Light Detection and Ranging[1] o Laser Imaging Detection and Ranging) è una tecnica di telerilevamento che permette di determinare la distanza di un oggetto o di una superficie utilizzando un impulso laser, oltre a determinare la concentrazione di specie chimiche nell’atmosfera[1] e nelle distese d’acqua. Come per il radar, che al posto della luce utilizza onde radio, la distanza dell’oggetto è determinata misurando il tempo trascorso fra l’emissione dell’impulso e la ricezione del segnale retrodiffuso. La sorgente di un sistema LIDAR è un laser, ovvero un fascio coerente di luce ad una ben precisa lunghezza d’onda, che viene inviato verso il sistema da osservare. La tecnologia Lidar ha applicazioni in geologia, sismologia, rilevamento remoto e fisica dell’atmosfera. (fonte Wikipedia)
Le evidenze scientifiche del Lidar, unite all’indagine sul campo, dimostrano che nella zona della Mosquitia esisteva non forse la “Città Bianca” mitologica, quanto invece molte città simili, che raccolte e collezionate nel modo più opportuno potrebbero condurci sulla via della scoperta di una intera e mai conosciuta prima Civiltà Scomparsa.

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