NEWS: Scoperte nuove linee del Poema Epico di Gilgamesh

Nuova tavoletta di argilla aggiunge 20 righe al poema epico di Gilgamesh

di Enrico Galimberti, Direttore Acam.it

Di colui che vide ogni cosa, voglio narrare al mondo;
di colui che apprese e che fu saggio in tutte le cose.

Proemio dell’Epopea di Gilgamesh

GilgameshUna tavoletta di argilla recentemente scoperta nel Museo Sulaymaniah nella Regione del Kurdistan iracheno ha corretto l’ordine dei capitoli, completato spazi vuoti e aggiunto 20 nuove linee al Poema Epico di Gilgamesh.

L’Epopea di Gilgamesh è ciclo epico di ambientazione sumerica, scritto in caratteri cuneiformi su tavolette d’argilla, che risale a circa 4500 anni fa tra il 2600 a.C. e il 2500 a.C. Raccoglie tutti quegli scritti che hanno come oggetto le imprese del mitico re di Uruk ed è da considerarsi il più importante dei testi mitologici babilonesi e assiri pervenuti fino a noi. (da Wikipedia)

20 nuove linee permettono di migliorare la comprensione di alcuni passaggi del Poema. E’ meglio caratterizzato Humbaba, che a quanto pare non era un mostro ma un re guerriero gigante di una nazione straniera, guardiano della foresta dei Cedri.
La scoperta è stata pubblicata in un paper uscito nell’estate scorsa in una rivista specialistica.

E’ disponibile QUI il testo “Back to the Cedar Forest”.

Da quando si conobbe il poema in frammenti nel 18 ° secolo a.C., c’è sempre stata la possibilità che altri contenuti venissero aggiunti nel tempo. Eppure la versione che conosciamo – quella scoperto nel 1853 a Ninive – non è cambiata molto negli ultimi decenni . Il testo è rimasto immodificato fino alla caduta di Baghdad nel 2003.

gilgamesh_shamashA seguito dell’invasione americana dell’Iraq, i siti archeologici iracheni sono stati presi d’assalto da sciacalli e tombaroli. I mercati frequentati da avidi collezionisti si sono così riforniti di merci preziose. Per evitare che tutto andasse perduto, il museo di Suleymaniya, importante città del Kurdistan iracheno, ha deciso di offrire denaro ai trafficanti in cambio dei reperti, con la promessa di non fare riferimento al fornitore.
Un giorno del 2011, il museo stava trattando una vasta collezione di tavolette, ancora incrostate di fango, di provenienza quasi certamente della media Mesopotamia. Il professor Farouk Al-Rawi, collaboratore del museo, stava esaminando le tavolette, di cui alcune falsificate, mentre il direttore ne trattava l’acquisto. Non appena si rese conto di cosa aveva tra le mani, disse al direttore “dagli quello che vogliono, ti dirò dopo il perché”. Il prezzo fu di 800$.
Una parte di una tavoletta con incisa in Nuovo Babilonese (lingua della Mesopotamia circa 600 a.C.) l’epica di Gilgamesh. In particolare, parte della V° tavoletta aggiunge alcune linee finora considerate perdute, circa 20 su un totale di circa 200 di quelle già conosciute.

La tavoletta è la metà sinistra di una tavoletta a sei colonne scritta in neo-babilonese. E ‘composta da tre frammenti che sono stati incollati insieme, stranamente, probabilmente dagli scopritori originali o dal venditore stesso. 11 centimetri di altezza, 9,5 cm di larghezza e 3 cm di spessore.

Nel video che segue, Hazha Jalal, direttore della sezione che custodisce le tavolette nel Museo Sulaymaniyah, racconta (in lingua Curda) della scoperta: “La tavoletta è datata come appartenente al periodo Neo-Babilonese, 2000-1500 a.C. E’ parte della tavola V del poema epico. E’ stato acquistato dal Museo nel 2011 e traslitterato dal Dott. Farouk Al-Raw. E’ scritto come poema e aggiunge numerosi elementi alla storia, per esempio l’incontro di Gilgamesh e il suo compagno con una scimmia. Siamo onorati di custodire e ospitare questa tavola e ognuno può vederla durante gli orari di apertura del Museo…”

nuovi-testi-gilgameshNel testo nuovo si descrive con maggior precisione la Foresta di Cedro. L’abbondanza di materiali esotici e costosi in terre favolose è un topico letterario comune. Forse più sorprendente è la rivelazione che la Foresta dei Cedri era, nell’immaginario letterario di Babilonia, una fitta giungla abitata da fauna esotica e rumorosa (17-26). Le voci delle scimmie, il coro di cicale e lo starnazzare di molte specie di uccelli formava una sinfonia (o cacofonia) che quotidianamente intratteneva il guardiano della foresta, Humbaba. La Giungla-Orchestra di Humbaba evoca le immagini che si trovano nell’arte antica del Vicino Oriente Ittita, con animali che suonano strumenti musicali. Humbaba non emerge come un orco barbaro ma come un sovrano straniero intrattenuto a corte da musicisti proprio come i re babilonesi, ma la musica è di un genere più esotico, suonata da musicisti altrettanto esotici.

Le nuove tavolette puntano l’attenzione su una coscienza “ecologica”, associando la distruzione della foresta di Humbaba con il risentimento e la rabbia degli dèi, e il senso di colpa dell’eroe.

 

La mitologia antica e del Vicino Oriente riserva molti elementi ancora da analizzare in una ottica sincretista, in grado di fornire elementi comuni alla cultura sumerica, babilonese e studiare i “movimenti” delle loro figure retoriche in Egitto prima e nei testi biblici poi.

Enrico Galimberti

gilgamesh_shamashAscolta un passo del Poema di Gilgamesh letto in lingua antica>>

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Fonti web:

  • Openculture.com
  • TheHistoryBlog.com