ACAM Associazione Culturale Archeologia e Misteri ~ NOSTRADAMUS profezie del settimo millennio

L'Ira del Papa
di Luciano Sampietro

La Costituzione Europea, faticosamente approvata dai 25 Stati membri, non ha nel suo preambolo il richiamo alle radici cristiane dell’Europa e ciò ha provocato un’adirata protesta del Pontefice.

Era già più di un anno che il Papa andava conducendo la sua battaglia. Il 29 giugno del 2003 la BBC se ne era uscita con un articolo critico, sottolineando come “vi fossero seri argomenti contro il progetto di favorire una particolare religione in una futura costituzione europea, in quanto molti paesi europei avevano significative minoranze non di tradizione cristiana, nel mentre vi era un paese islamico, la Turchia, già in lista d’attesa per aggregarsi in un non lontano futuro”. Senza contare poi le critiche, quasi irridenti, dei giornali di ispirazione islamica, dei quali uno titolava che il Papa andava chiedendo un posto per Cristo nella Costituzione Europea. Tutti questi benpensanti dovrebbero andare a leggersi la costituzione delle Repubblica Islamica dell’Iran per rendersi conto di quel che veramente significhi la compenetrazione tra religione e potere politico, un abbraccio asfissiante che stringe il cittadino impedendogli di decidere secondo il suo libero arbitrio, finanche imponendogli un modello di vita da seguire obbligatoriamente.

Facendo astrazione dell’aspetto religioso e restando nel campo più propriamente sociale e politico, è indiscutibile che il Cristianesimo ha avuto nella storia d’Europa una funzione straordinaria e determinante:. fu il Cristianesimo che fin dalle sue origini insegnò agli uomini il rispetto per il prossimo e già Giustiniano, 1300 anni prima di Lincoln, aveva abolito la schiavitù, creando un codice che andava mirabilmente a coniugare l’enorme civiltà giuridica romana con i principi dell’etica cristiana; fu il paziente lavoro di copiatura dei monaci a consentire la sopravvivenza di opere fondamentali del mondo classico greco e latino, le cui radici culturali, scientifiche e filosofiche erano state quasi completamente recise dalla distruzione della biblioteca di Alessandria ad opera degli Arabi. Già la considerazione di ciò sarebbe stata ampiamente sufficiente a far entrare i principi cristiani nella Costituzione Europea: l’islamismo e le altre religioni non ne avevano certo ispirato la cultura e la civiltà e un tanto doveva bastare.

Si può dunque comprendere l’amarezza del Pontefice, costretto ancora una volta a constatare il disorientamento, l’irriconoscenza e anche l’ignoranza di questi moderni reggitori che probabilmente nemmeno sanno chi era Giustiniano e pensano forse che l’ordinamento giuridico sia frutto del caso.

In questi ultimi anni di pontificato Giovanni Paolo Secondo si è prodigato con tutte le sue forze a correggere l’impostazione storica della Chiesa Cattolica, riconoscendo gli errori da essa commessi e chiedendo perdono: non è bastato tutto ciò per aprire le menti e far riflettere che l‘Europa non può essere solo un intreccio di interessi economici spesso contrapposti e di egoismi, ma dovrebbe essere innanzitutto una casa comune in cui i cittadini si possano riconoscere reciprocamente come tali in forza di una comunanza di principi loro tramandati dalla Storia, tra i quali il Cristianesimo occupa di diritto il posto più elevato.

Lo sforzo di questo grande Pontefice non è sfuggito a Nostradamus, che in una quartina ne descrive l’azione:

Quartina X, 73

Il Veggente usa il termine “Giovialista”, sia per alludere al primo nome del Pontefice, sia in luogo di Teologo. Il primo verso si riferisce all’evidenza alla revisione critica della storia della Chiesa, culminata con la richiesta di perdono a tutte le vittime degli errori da essa commessi. Il terzo verso prevede che il Pontefice lascerà un mondo debole e stanco, spossato nello spirito e disorientato nei valori etici, nel mentre una parte del clero, quella che mal sopporta questa politica di rinnovamento e di revisione storica, manifesterà tutta la sua slealtà e metterà in campo sofistici e speciosi ragionamenti, degni del peggior leguleio: basta leggere con attenzione i giornali europei e le dichiarazioni di politici e personalità ecclesiastiche per rilevare come quella lontana profezia già oggi corrisponda purtroppo alla realtà.

Nota di Enrico Galimberti apparsa la scorsa settimana

Mi permetto di aggiungere alle riflessioni di Luciano Sampietro due brevi considerazioni.

E' di questi giorni la notizia del mancato riferimento alle origini cristiane dell'Europa. Questo mi rende ancor meno europeista di quanto non lo fossi prima. Non per motivi politici, sia chiaro. Del resto, fatta l'Europa facciamo gli Europei... Questo slogan fu utilizzato in occasione dell'Unificazione d'Italia e ancor oggi che esista un solo unito popolo italiano con valori condivisi e una forte unità nazionale è in discussione.

L'astensionismo alle elezioni europee ha dimostrato ancora una volta come la causa europea interessi più ai politici che non ai cittadini. L'Europa ha sempre vissuto delle sue preziose e ricche diversità e l'orgoglio nazionale prevale ancor oggi su caduche pretese di coesione forzata.

L'unica occasione per i "politocrati" di dare all'Europa un volto umano è sfumata. Riconoscere le origini cristiane non significa imporre il Cristianesimo quale religione dell'Impero. "Riconoscere" significa accettare consapevolmente una realtà fatta di valori a sostegno dell'individuo e della vita. Che le origini dell'Europa siano cristiane è un dato di fatto.

Ad ogni modo, l'Europa assomiglia sempre più alla vecchia Unione Sovietica. Sono consapevole della gravità dell'affermazione, ma non avendo alcun ruolo sociale e parlando da privato cittadino cristiano non posso non ravvisare l'impegno dei politici e dei parassiti di Strasburgo a introdurre in Europa un cinico materialismo ateo, ripeto, imposto contro la realtà che è ben diversa. Così, mentre si tratta di risoluzioni ONU e bella ciao, un esercito di anticristi si rafforza e ride delle nostre vergogne. 

Il problema non riguarda la Chiesa Cattolica. 

Quando la gente si renderà conto che ad essere in gioco e in dubbio sono il nostro futuro e i nostri sogni?

Difendiamo le nostre tradizioni.

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