ACAM Associazione Culturale Archeologia e Misteri ~ NOSTRADAMUS profezie del settimo millennio

18 aprile 2004 ore 17.00

IL NUOVO PAPA

Perché il nuovo Papa poteva anche essere (con una piccola riserva) il patriarca emerito di Venezia Marco Cé
 di Luciano Sampietro (autore di “Nostradamus: settimo millennio”)

 

I cardinali si sono ormai riuniti in Conclave e sono isolati dal mondo esterno; ciò mi consente di scrivere del nuovo pontefice, o meglio di quello che, sulla base delle profezie di Nostradamus, ritengo sarà eletto.

La quartina chiave per individuare il successore di Giovanni Paolo Secondo è la V, 92:

Quartina V, 92

La sua traduzione letterale è la seguente:

Si tratta all’evidenza del seggio pontificio, perché solo con riferimento ad esso Nostradamus usa la parola siege. I papi che hanno tenuto il seggio 17 anni dopo la morte del Veggente (1566) sono solo due e precisamente Benedetto XIV (agosto 1740 - maggio 1758) e Pio XI, che fu eletto il 6 febbraio 1922 e morì il 10 febbraio del 1939 e quindi sono 17 anni pressoché esatti. Per il verso che segue, tuttavia, il Veggente allude sicuramente a Pio XI, giacché i cinque papi che si succedettero dopo Benedetto XIV non hanno alcun tipo di riferimento con quanto scritto nel secondo verso. Tale verso sembra suggerire che, dopo la morte del papa che avrebbe regnato 17 anni, si sarebbero succeduti cinque papi il cui pontificato complessivo, fino all’elezione del quinto, avrebbe dovuto abbracciare uno spazio temporale di 17 anni. Ma, se esaminiamo la storia, così non è stato: dopo Pio XI, infatti, è venuto Pio XII, il cui pontificato è durato, da solo, oltre 19 anni (1939 – 1958).

Per intendere rettamente il significato sibillino ed equivoco del verso, converrà allora esaminare, innanzi tutto, i papi che si sono succeduti dalla morte di Pio XI e la durata complessiva del loro papato: Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II, eletto il 16 ottobre del 1978. Complessivamente dalla morte di Pio XI (1939) all’elezione del quinto papa, cioè di Giovanni Paolo II, corrono 39 anni (1939 – 1978) e allora balza evidente agli occhi come le ultime due cifre dell’anno della morte di Pio XI (39) indichino esattamente il numero degli anni complessivi di regno dei successivi quattro pontefici fino all'elezione del quinto.

A questo punto si tratta di vedere se quanto intuibile attraverso le cifre possa trovare il conforto dell’interpretazione del secondo verso.

La parola termine (terme) ha in francese anche il significato matematico di addendo, uno dei numeri di una somma che appunto devono essere oggetto dell’operazione matematica.

Se questo è il significato che deve essere attribuito alla parola termine nel verso, significato che ben si coniuga con il participio passato che segue (compiuto), allora il secondo verso ha il senso seguente “cinque cambieranno nello spazio di tempo risultante dalla somma del numero diciassette”. Il secondo addendo della somma non può che essere allora l’unico possibile per mancanza di altri e cioè l’anno dell’elezione di Pio XI e quindi il 1922, con il che, sommato a quell’anno il 17, si viene ad ottenere il 1939. A questo punto, fatto l’inizio secolo (1900) = 0, resta appunto il numero 39, che esattamente indica il periodo nel quale si sono succeduti sul trono di Pietro, dopo la morte di Pio XI cinque papi.

E’ giunto ora il momento di apprezzare il terzo verso e, segnatamente, il termine “de mesme temps” che potrebbe significare allo stesso tempo, contemporaneamente. Ma non è questo il significato corretto nel verso: temps vuol dire anche età e quindi “de mesme temps” significa, nel verso, della stessa età. Ma di quale età parla il Veggente? L’unico riferimento possibile potrebbe essere il 1978 e quindi il numero 78, il che starebbe a significare che il prossimo Papa avrà 78 anni.

Ma è possibile anche un secondo significato e cioè che il nuovo papa porti o si dia il nome di un santo contemporaneo di Giovanni e di Paolo e quindi vissuto nella prima metà del primo secolo dopo Cristo e questo nome ben potrebbe essere, ad esempio, Marco, l’Evangelista contemporaneo di Giovanni e Paolo e strettamente legato a San Pietro, tanto che vi è chi ritiene che il suo Vangelo sia stato in realtà scritto sotto dettatura di Pietro.

Ma “de mesme temps” può anche significare coetaneo e Marco Cé compirà 80 anni il prossimo 8 luglio ed è il più anziano dei cardinali elettori, per cui può ben dirsi che egli è coetaneo di Giovanni Paolo Secondo, nato il 18 maggio del 1920 e quindi di soli cinque anni più anziano.

Ma ovviamente non è certo sulla base di tali elementi che posso indicare il nome del nuovo pontefice: l’ultimo verso sembrerebbe ancora dire che quel papa non sarà italiano (il termine romano viene comunemente usato dal Veggente per italiano), in quanto il nuovo papa non dovrebbe essere troppo conforme agli italiani e quindi dovrebbe essere, rispetto a loro, per lingua, aspetto fisico od origini radicalmente diverso; ma, se prestiamo attenzione al testo, potremo notare che il Veggente usa il genitivo des Romains unito all’aggettivo conforme: ma detto aggettivo regge, come in italiano, il dativo con la conseguenza che corretto sarebbe stato allora scrivere aux Romains. Poiché in Nostradamus nulla è casuale, nemmeno gli errori di ortografia o di grammatica, significa che il genitivo des Romains altro non può essere se non un partitivo da tradurre “tra gli italiani” con la conclusione quindi che con esso il Veggente ha voluto indicare, contrariamente all’apparenza, che il nuovo Papa sarà italiano.

A questo punto, tuttavia, mancherebbe all’aggettivo conforme il termine di raffronto, per cui, la frase sembrerebbe senza significato: a chi o a cosa il nuovo papa non sarebbe “troppo conforme”? Se si pone attenzione al fatto che Nostradamus è stato uno dei padri dell’enigmistica moderna e che molti dei giochi enigmistici sono dovuti alla sua inventiva, allora possiamo anche giungere alla soluzione del problema. Si pensi allora alle parole crociate e ad una definizione del tipo “non troppo … sale”; la risposta è scontata per un enigmista: non troppo sale sta ad indicare che la soluzione è una parte della parola sale e quindi o “sa..” o “.. le” o anche “s...e”.

Ed allora, applicando questa soluzione alla parola “conforme”, ne possiamo ricavare “co……“……me” o “c……e” e quindi CE’!

Se dunque prima potevamo solo ipotizzare il nome Marco tra i possibili riferibili al nuovo pontefice, il cognome viene dal Veggente indicato in maniera ben più netta, una volta compreso il gioco di parole.

Ma non è solo su questa base che il nuovo papa può essere identificato, in quanto esiste un’altra quartina che a lui fa riferimento e precisamente la V, 46:

La quartina prevede che i cardinali (“i cappelli rossi”), dopo l’elezione del nuovo pontefice, avranno di che lamentarsi e protestare, al punto da porre in pericolo l’unità della Chiesa.

Nel secondo verso, però, Nostradamus chiama il nuovo papa “ il Sabino”. Marco Cé non è nato in Sabina, né mai ha avuto motivo per il suo ministero di soggiornarvi per un tempo significativo.

Quale elemento, dunque, lega il nuovo pontefice alla Sabina? La risposta è una sola ed è molto semplice: il nome Marco.

Per Nostradamus (ma non solo per lui) il Sabino per eccellenza fu Terenzio Varrone, nato a Rieti nel 116 a.C., forse il massimo erudito romano ed enciclopedista ante litteram, autore di una sterminata e poliedrica produzione, studiata dal Veggente soprattutto con riferimento alla cronologia storica, come espressamente risulta dalla lettera al figlio Cesare, che funge da prefazione alla prima parte delle Centurie. Ebbene, Terenzio Varrone si chiamava appunto Marco.

Tralascio per il momento l’ultimo sinistro verso, che prevede un grave attentato a Roma ad opera del terrorismo islamico, non senza tuttavia notare come anche questo verso faccia purtroppo riferimento ai tempi contemporanei, scanditi da periodici attentati terroristici in varie parti del mondo, il che rende il Sabino figlio di questi tempi e non di altro periodo storico.

Infine, l’identificazione del nome è confermata dalla stessa Prophetia de Summis Pontificibus  cosiddetta di Malachia: secondo la Prophetia il nuovo papa dovrebbe essere identificato dal motto “De gloria ulivi”, cioè “la gloria dell’ulivo” e, per traslato, “l’esaltazione della pace”.  A tale motto nessun nome pare più calzante di quello di Marco, ove si consideri la scritta che il leone di San Marco tiene tra le zampe: “Pax tibi Marce, evangelista meus”, cioè “Pace a te, o Marco, mio evangelista”. Senza contare che il nome Marco pare essere per il nuovo pontefice una costante: si chiama Marco, è patriarca emerito di Venezia e della Basilica di San Marco e fu fatto cardinale nel titolo di San Marco, reiterazione o, per meglio dire, esaltazione dunque dello stesso nome augurante la pace.  Tanto é che non vi sarebbe troppo da stupire, se il nuovo pontefice assumesse per il suo pontificato il nome Marco. Il motto “de gloria ulivi”, inoltre, pare adattarsi al cardinale Cè anche sotto altro profilo: la Sabina nell’antichità era rinomata per il suo olio, che, nell’ambito dello sconfinato territorio dell’Impero Romano, era considerato in assoluto il migliore. La “gloria dell’ulivo”, cioè il luogo dove l’olio,il suo prodotto, raggiungeva il sublime, era dunque la Sabina. Ma la gloria della Sabina, in altro senso, era il suo figlio più illustre e cioè Marco Terenzio Varrone e quindi il motto “de gloria ulivi” potrebbe costituire una doppia chiave di soluzione enigmistica: indicare la regione di riferimento al quale il futuro pontefice sarebbe in qualche modo legato e, una volta identificato il luogo, suggerirne il nome, in quanto identico a quello portato dall’uomo più illustre nato in quella terra.  

Poiché, tuttavia, capita spesso con Nostradamus che una soluzione che appare logicamente corretta venga smentita dall’accadimento, che poi finisce con lo svelare quel che effettivamente il Veggente intendeva dire, voglio accennare a un’altra, seppur remota, possibilità: l’elezione del cardinale italiano Giovanni Battista Re. Giovanni il Battista, infatti, era “de mesme temps” rispetto a San Giovanni e a San Paolo; il cognome Re è compreso nella parola “conforme”; il cardinale Re è stato nominato vescovo di Sabina Poggio Mirteto e pertanto potrebbe anche essere chiamato “il Sabino”.

Infine, per quel che concerne il motto “de gloria ulivi”, non va dimenticato che il battesimo, dal quale deriva il nome Battista, si concludeva nell’antichità con il bacio della pace tra gli astanti e che nell’iconografia religiosa il Battista viene rappresentato sormontato da una bianca colomba, che rappresenta lo Spirito Santo, ma che è anche il simbolo della pace.

Si può ancora osservare che Poggio Mirteto, paese del quale il cardinale Re è vescovo, è situato in una zona della Sabina particolarmente nota per la bontà del suo olio e proprio in quella stessa zona si può ammirare l’ulivo più antico del mondo, con i suoi oltre duemila anni, ed è indubbio che quell’albero costituisca una gloria per la Sabina e dunque possibile elemento di identificazione del nuovo pontefice.

Cé o Re? Il dilemma sarà presto risolto.    

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