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Il viaggio di Benedetto
XVI negli Stati Uniti (15-20 aprile 2008)
Di Luciano Sampietro
Quando l’Ufficio Stampa del Vaticano diramò la notizia della visita pastorale che Benedetto XVI avrebbe fatto negli Stati Uniti dal 15 al 20 aprile, non provai alcuna particolare sensazione, come invece era avvenuto in occasione del viaggio ad Istanbul sul finire del 2006.
Gli Stati Uniti sono un paese dotato di eccezionali sistemi di sicurezza, soprattutto dopo i tragici fatti dell’11 settembre 2001, per cui mi era parso inconsciamente impossibile che il Pontefice potesse correre un qualche rischio; è stato poi diramato il dettaglio della visita: arrivo a Washington D.C. il giorno 15 aprile; visita al presidente Bush il mattino del 16; incontro con il clero statunitense il pomeriggio del 16 nella cripta del Santuario Nazionale dell’Immacolata Concezione nella capitale stessa.
Il riferimento all’Immacolata Concezione mi ha fatto tornare alla memoria le preoccupazioni che avevo esternato, quando il Papa, di ritorno da Istanbul, aveva celebrato a Roma, sotto la statua della Madonna, la festa dell’Immacolata dell’8 dicembre.
Ancora una volta, la sinistra quartina II, 97 ha preso ad inquietarmi, perché continuo a pensare che essa con altissima probabilità possa riferirsi all’attuale pontefice, chiamato nel verso Romain Pontife, che con anagramma diventa Pontife à nom I. R. cioè Pontefice le cui iniziali sono I. R. (Iosephus Ratzinger, come venne proclamato in latino).
a quella città che due fiumi sposa:
sarai là appresso il tuo sangue a sputare,
tu e i tuoi, quando fiorirà la rosa.
Nonostante mi fossi ripromesso di non scrivere più sul futuro dei papi, dopo aver ripetutamente sbagliato sugli accadimenti che li riguardano sia nel mio libro sia in articoli successivi, non ho saputo resistere alla tentazione di ragionare sul viaggio a Washington, per cui sono qui ad esprimere ai lettori le mie perplessità, nella speranza che ciò serva ad evitare un pericolo che mi pare francamente concreto e del quale già ho provveduto a informare chi di dovere.
Ho sempre pensato che il tragico evento legato all’attentato a un futuro Pontefice di cui alla quartina II, 97 avrebbe avuto una matrice islamica; ora non ne sono più così certo. Il fenomeno della pedofilia nel clero statunitense ha assunto in questi ultimi anni dimensioni preoccupanti, ingigantite poi da giornali e televisione: si è venuto così a creare un vasto movimento di opinione pubblica che ha contribuito ad appannare non poco l’immagine della Chiesa Cattolica.
Di ciò mi sono reso conto leggendo i giornali statunitensi: quando un giornale, per solito moderato ed equilibrato, come il Washington Post, ripetutamente censura con articoli al vetriolo l’atteggiamento tenuto da vescovi e cardinali americani sullo spinoso problema, non può che concludersi che buona parte della gente d’America nutre sentimenti ostili per non dire di astio vero e proprio nei confronti della Chiesa di Roma.
Allora non dovrebbe destare soverchia meraviglia l’ipotesi di un attentato programmato da qualche squilibrato, magari rimasto vittima in passato di un prete pedofilo, o, ancora, da qualche gruppo estremista anticlericale, che vede nel Pontefice il simbolo da abbattere.
E così, con gran riluttanza e molta circospezione, mi sono trovato a riflettere sul viaggio papale. Va detto allora, per iniziare, che Washington è situata alla confluenza di due fiumi: il Potomak e l’Anacostia, per cui sicuramente due fiumi la bagnano. Non va dimenticato, tuttavia, che la quartina allude ad una città che bagna due fiumi e non viceversa: al di là del fatto che, in senso figurato, può anche dirsi che la città lambisce i due fiumi, devo sottolineare che, come ho avuto modo di osservare a proposito di Istanbul, nel Rinascimento si usava indicare un continente o uno stato con il nome del fiume più rappresentativo e anche Nostradamus fa uso in alcune quartine di tale espediente. Nel nostro caso, Washington bagna (cioè tocca) due Stati: il Maryland e la Virginia, così come Istanbul bagna (cioè tocca) due continenti.
Ma va ancora considerato che nello stato di Washington D.C. esiste anche l’omonimo lago, che ha due immissari: il Cedar e il Sammamish, per cui sotto tale profilo può ben dirsi che il lago Washington bagna con le sue acque due fiumi. Washington, quindi, è una città che porta il nome di un lago, nelle cui acque si gettano due fiumi.
Molteplici pertanto sono gli elementi sulla base dei quali appare possibile identificare nella capitale degli U.S.A. la città del primo verso della quartina II, 97.
Ma vi sono altri aspetti ben più inquietanti rapportabili alla quartina: quando fiorirà la rosa proclama l’ultimo verso.
Come i lettori sanno, su tale inciso ho formulato negli anni varie ipotesi: la rosa alchemica, la rosa mistica dell’Immacolata Concezione, la rosa che rappresenta la nascita di Gesù, il diffondersi nel mondo della dottrina dei Rosa + Croce dei quali Nostradamus fu Gran Maestro, il mese di maggio ecc.
Questa volta, tuttavia, anche se in aprile le rose già fioriscono, voglio percorrere un’ipotesi del tutto nuova.
Il 2 marzo del 1858 il parroco di Lourdes Dominique Peyramale, al sentire da Bernadette Soubirous delle ripetute visioni di una Signora piena di luce in un’umile grotta, così le disse: “Ti crederò se la Signora dirà il Suo nome e se in questi giorni fioriranno le rose del roseto che esiste nella grotta”.
Il tempo invernale ovviamente rendeva impossibile la fioritura, per cui il sacerdote chiese in questo modo una prova tangibile dell’effettività della visione, così palesando anche il suo giustificato scetticismo.
La Madonna non apparve per alcuni giorni, ma poi, il 25 marzo, disse alla piccola di essere l’Immacolata Concezione, termine questo che Bernadette, nella sua agreste semplicità culturale, non avrebbe mai potuto conoscere. Infatti, solo quattro anni prima Pio IX aveva introdotto il dogma dell’Immacolata Concezione; si trattava dunque di una terminologia nuova, a conoscenza solo di iniziati e non certo di dominio popolare.
Il roseto non fiorì, ma il parroco, nel sentire la risposta che la bambina raccontò di aver ricevuto, rimase scosso e accantonò ogni scetticismo. Era fiorita dunque una rosa spirituale, rappresentata dall’Immacolata Concezione, termine con cui Bernadette aveva dato prova della verità del racconto e della realtà delle visioni.
Bernadette si ritirò in convento facendosi suora e morì, a soli 35 anni, il 16 aprile del 1879. Venne proclamata beata e il calendario cristiano la celebra proprio il giorno della sua morte, cioè il 16 aprile.
Il pomeriggio del 16 aprile 2008, ad ore 16, Benedetto XVI incontrerà gli esponenti del clero statunitense nella cripta del Santuario dell’Immacolata Concezione.
Le coincidenze sono dunque molteplici ed inquietanti: “quando fiorirà la rosa”, dice il verso e sono le stesse parole che il parroco Peyramale disse a Bernadette; il 16 aprile è proprio il giorno in cui si festeggia la beata Bernadette Soubirous, e proprio il riferimento alla rosa mi ha fatto collegare l’evento al giorno del calendario. L’incontro avverrà nel Santuario dell’Immacolata Concezione, il nome cioè con il quale la Madonna aveva qualificato Se stessa nella Sua apparizione nella grotta di Lourdes, nome, che, come ebbi modo di sottolineare nei miei articoli di fine 2006, relativi al viaggio papale ad Istanbul, ben può essere rappresentato da una rosa che fiorisce.
Ma c’è un aspetto che ancor più mi inquieta: Peyramale vide nella fioritura della rosa la prova della verità: avrebbe potuto pretendere allo stesso modo che la bambina volasse o che un animale parlasse; “quando fiorirà la rosa” altro non significa se non “quando sarà data la prova”.
Qualche tempo fa, durante un programma televisivo, ho avuto modo di sentire un’intervista a Peter Lemesurier: è costui uno studioso di Nostradamus tanto erudito e documentato quanto, a mio giudizio, privo di quel necessario intuito e di quella logica enigmistica fondata sulla cultura, senza i quali non si riesce a comprendere il vero significato delle quartine. Come Lemesurier ve ne sono altri, sia francesi che inglesi o americani: tutti costoro, con il loro presuntuoso e spesso ironico scetticismo, hanno contribuito a screditare un’opera visionaria di straordinaria potenza e precisione, contestandone l’attendibilità perché incapaci di comprendere e risolvere e relegando Nostradamus, a mio giudizio un genio di assoluta grandezza, nell’angolo semibuio ed ambiguo di astrologi, maghi o negromanti, senza aver afferrato una fondamentale verità: le profezie contenute nelle Centurie, una volta individuata la chiave enigmistica sottesa alla quartina, sono di una precisione sconcertante.
Diceva Lemesurier nella sua intervista che nessuno mai è riuscito a far previsioni precise sulla base delle Centurie, ma che sempre il tutto è emerso ad evento avvenuto.
Ciò già non risponde al vero, dato che basta leggere il mio libro, uscito in Italia nel 1998, per riscontrare come alcuni fondamentali eventi siano stati previsti con anticipo di qualche anno e siano stati cronologicamente inquadrati in guisa del tutto corretta.
Tuttavia, se quanto qui scrivo dovesse malauguratamente avvenire a Washington il 16 aprile 2008 tra le ore 16 e le ore 18 (ora locale), allora sarebbe incontestabile la prova della grandezza visionaria delle Centurie, con la conseguenza che la rosa della verità sarebbe dunque fiorita, sia pure in dolorosi petali, resi scarlatti dal sangue innocente.
E circa il terribile evento che qui pavento, altra quartina mi inquieta. Alludo alla VI, 26, che nel testo du Rosne del 1557, così suona:
Quatre an le siege que peu bien tiendrà
Un suruiendrà libidineux de vie:
Ravenne & Pyse, Veronne soustiendront
Pour eslever la croix de Pape invie.
E
che viene ordinariamente tradotta come segue:
Quattro anni il seggio poco ben terrà
Un verrà dal viver libidinoso:
Ravenna con Pisa, Verona sarà
Per alzar la croce del Papa odioso.
La quartina dunque sembra dire che, dopo un papa che regnerebbe non troppo bene per quattro anni, sarebbe eletto un uomo dalla vita libidinosa con l’appoggio in Conclave dei cardinali dell’Emilia e Romagna (Ravenna), della Toscana (Pisa) e del Veneto (Verona).
Tale significato, tuttavia, non tiene conto di due evidenti anomalie: manca il soggetto della frase e il numero quattro (quatre) non si concorda con il singolare anno (an), tant’è che nelle edizioni successive sta scritto quatre ans, cioè quattro anni.
Un tanto premesso, va ovviamente risolto il duplice enigma che il testo pone.
Il soggetto della frase innanzitutto deve essere un nome singolare per poter essere in concordanza con il verbo e quindi potrebbe essere o an o siege. Ma, per quanto concerne l’anno, non si comprende qual senso mai potrebbe avere un anno che tiene il seggio e, per quanto concerne quest’ultimo, il significato appare ancor più incomprensibile.
Il problema enigmistico può tuttavia trovare adeguata soluzione considerando le due parole bien tiendrà, cioè apparentemente ben terrà. Nel testo originale del 1557, tuttavia, bien è scritto bie con la e sormontata da un accento circonflesso (quello greco o spagnolo per intenderci), come si usava all’epoca per abbreviare le parole e rendere il testo più scorrevole. Il ricorso a tale prassi, tuttavia, non pare giustificato dalla brevità della parola (bien): se la presenza dell’accento costituisce il segno per far comprendere che il significato apparente non è quello reale, allora la parola bien può essere assoggettata a un’operazione enigmistica, nella specie un anagramma e così si ricava la parola béni, che in francese sia moyen che moderne significa benedetto, participio passato del verbo bénir (benedire).
Si può allora provare a tradurre il verso nel suo vero significato: L’anno quattro Benedetto terrà il seggio poco tempo.
A questo punto si deve affrontare il problema della discordanza del termine anno quattro, scoprendo che il tutto può trovare una duplice e logica spiegazione: Benedetto XVI fu eletto nel 2005 e quell’anno, per il suo papato, costituì l’anno 1; il 2006 l’anno 2; il 2007 l’anno 3 e, infine, il 2008 l’anno quattro.
Ma vi è anche una seconda possibile soluzione: il 2008 è anno bisestile e noi sappiamo che l’anno bisestile viene ogni quattro anni, tanto che per individuarlo è sufficiente vedere se il numero formato dalle ultime due cifre dell’anno è divisibile per quattro, per cui il verso può anche significare che nell’anno bisestile (quattro) Benedetto terrà il seggio poco tempo.
Queste sono dunque le mie riflessioni: lascio ai lettori giudicare se l’inquietudine che in questo momento provo sia solo frutto dell’irrazionale.
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