Origine e Significato della Parola-Seme Arcaica KI/QI/CHI

Una digressione etimologica, semantica, filologica

© Zoltán Ludwig Kruse per Acam.it

A stimolarmi e ad indurmi a scrivere questa relazione è stato il video no. 104 di Giorgio Cerquetti intitolato CHI. Nella parte iniziale del suo discorso egli afferma che “La parola chi dovrebbe esser tolta; non ha senso”. Nonostante io apprezzi molto gli argomenti che Giorgio Cerquetti diffonde nella rete ed il suo modo di trattarli, sono però a conoscenza di ben altre informazioni riguardo alla piccolissima parola-seme chi, informazioni per le quali essa risulta essere di importanza basilare per l’umanità. Mi sento, perciò, in dovere di comunicarle agli interessati a titolo di commento.

filologiaQualcuno/a potrebbe pensare che la piccolissima parola chi in italiano sia inutile e che non abbia senso chiedere “Chi è?”, “Chi sei?”, “Chi sono?”, “Chi siamo?”, “Chi siete?”, “Chi è stato?”. Solo che prima dell’interrogativo “Chi è?”, in origine, c’è l’affermativo “C’è chi!”. È comprensibile? Allora: “C’è chi respira. C’è chi ascolta. C’è chi medita o contempla. C’è chi canta. C’è chi suona. C’è chi parla. C’è chi conta e racconta. C’è chi pensa e genera. C’è chi scrive. C’è chi ride. C’è chi piange. C’è chi guarda e c’è chi vede. C’è chi accarezza e dona piacere. C’è chi si accoppia. C’è chi ama, esulta e si estasia. C’è chi odia. C’è chi si rattrista. C’è chi si arrabbia e c’è chi si calma. C’è chi pianta e coltiva. C’è chi distrugge e uccide. C’è chi beve. C’è chi lecca e gode. C’è chi mangia e assapora. C’è chi si svuota. C’è chi cammina. C’è chi balla. C’è chi pattina. C’è chi cavalca. C’è chi vola. C’è chi nuota. C’è chi dorme. C’è chi se ne frega. C’è chi dice di sì, c’è chi dice di no” e via dicendo. Chi in italiano risale ovviamente al latino qui, quae, quod che significa “quale; chi? che? chi, che, colui, colei”. Ma, ci si potrebbe chiedere, prima del latino che cosa c’è?

L’origine di questo concetto lo si trova documentato nella cultura e nella lingua kingir/šumera. La parola-seme arcaica KI (Labat, Deimel s. no. 461) esprime il significato “terra, suolo, luogo, posto” ed è “determinativo dopo i nomi di paesi”. Ecco alcuni esempi di utilizzo in Mesopotamia: E.KI Babylon, NUN.KI Eridu, SIR.LA.BUR.KI Lagaš, KAR.KI Sarrar, URI.KI Akkad, e altrove, Phoinike/Fenicia, Marocco, Corsica, Armorica, Guernica ecc..

Non per caso ritroviamo la stessa parola-seme lievemente variata in magyar/ungherese pietra” con gli sviluppi kavics “ciottolo”, zet “pietrame, roccia”, e in finnico allargata a kivi, con i significati affini “pietra, pietrame, roccia” (ted. “Stein, Gestein”, ingl. “stone”). KI/ è espressione onomatopeica che riflette “durezza”, “solidità”. Lo si può constatare facilmente cozzando due ciottoli l’uno contro l’altro. La “durezza” trova convalida pure nelle espressioni mag. kemény e finn. kivi kova significanti “duro come la pietra”. Interessante la circostanza di ritrovare la voce mag. kemény “duro”, in senso traslato anche “risoluto, perseverante, severo” (cfr. mag. Lókemény “risoluto su/di cavallo”, lófő “cavallo-capo/testa di cavallo/capo-cavaliere” a etr. Lucumone), nella stessa forma kámenj in russo col convalidante significato “pietra”. Anche le espressioni onomatopeiche kopog “picchia, batte, bussa”, koccint “brindare” cioè “cozzare” due bicchieri l’uno contro l’altro, kattan “schiocca”, kattog “scoppietta”, koppancozza” manifestano “durezza”.

In alcuni toponimi ungheresi come per esempio Dobogó, Holló, Vörös ecc. la concisa parola viene utilizzata come suffisso locativo. Peraltro un utilizzo simile del significato “pietra” ricorre anche in alcuni toponimi tedeschi, e non solo, per esempio Breisgau, Allgäu, Linzgau, Vintschgau o Gerolstein, Marienstein, Arnstein, Arnoldstein ecc.. Parole-seme corrispondenti a šum. KI, oltre a , sono in magyar/ungherese: hely “luogo, posto, sito”; in turco köy “paese, campagna” cioè “luogo rurale”, kök (-) “radice, parte più bassa, nocciolo, origine”, di cui lo sviluppo köylü significante “contadina/o”, “rurale”; in tedesco Gau, Gäu “regione, distretto, provincia”; in inglese county “distretto, provincia”, country “paese, patria”; in albanese ku “dove” (in quale luogo); in finnico kuuluna”, roccioso satellite del roccioso e acquoso pianeta “Terra” KI, che, notoriamente, in greco e latino viene chiamato /Gea/Geo. KI/, nella variazione ka, costituisce altrettanto l’indispensabile base del termine Ka‘ba che in arabo significa “cubo” mag. kocka, designando il principale santuario del Islam: un edificio cubiforme con al suo interno una sacra “pietra” nera che viene venerata da tutti i pellegrini recantesi.

(c) Wikimedia
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KI ricorre come secondo elemento nel nome della divinità kingir/šumera EN.KI. Il primo elemento EN (Labat, Deimel s. no. 99) significa “Signore, Supremo, cielo, re, sacerdote, regnare” ed è “primo elemento di molti nomi divini”. EN ricorre amalgamato per esempio in parole di uso comune come Ente, Entità, Entelechia, Energia, Intelligenza ecc.. Letto in chiave magyar/ungherese il nome EN.KI è ben comprensibile perché praticamente uguale a én/ön ki “Io/Sé infuori/chi”, jön ki “viene fuori” nel senso di “appare, emerge, si manifesta/rivela”, kijön (cfr. šum. KI-GIN “via, percorso; visita”) “fuoriviene/fuoriesce”. EN.KI, “Signore della Terra/roccia”, nel pantheon kingir/šumero è l’Entità che rappresenta l’Intelligenza fuoriuscita, manifestata.

EN.KI è ritenuto creatore dell’ordine nel mondo.

Sua residenza acquatica era collocata nel Tempio E.EN.GUR, conosciuto anche sotto il nome E.AP.SU, sito dell’acqua dolce sotterranea, nella città Eridu, considerata la più antica della Mesopotamia meridionale e da alcuni anche del mondo. Interessante la convalidante assonanza tra Eridu e magyar ered “sorge, origina, scaturisce”, eredő “originante, sorgente”, erdő “bosco”, eredet “origine, principio, discendenza, provenienza” (sviluppati dalla nuda parola-seme polisemantica ér “vena, arteria, rigagnolo; giunge, matura, tocca, vale”). Nella iconografia kingir/šumera EN.KI viene rappresentato di solito nella sua quadrangolare dimora acquatica, accompagnato dal suo animale-emblema “capra” (mul UD5 EN.ZU, Labat, Deimel s. no. 122b, costellazione “Capra” – “Lyra”; EN.ZU = ZU.EN, la divinità Sin, in cui ZU esprime “sapere, conoscere, apprendere”; trova risonanza in mag. szó “parola”, di cui la combinazione szótár “magazzino di parole; dizionario” che coincide a sanscr. sutralibro”), seduto su di un trono quadrato/cubiforme a cassette. Dalle sue spalle sgorgano i due fiumi pescosi Tigri e Eufrate. Questa sua funzione relativa alla Terra/roccia-acqua ottiene espressione su uno splendido piatto di ceramica di Samarra del V. mill. a. C.: un girotondo-svastika di quattro capre ibex stilizzati, ovvero stambecchi, intorno a un centro-pozzo quadrato a schacchiera. EN.KI, personificazione di rivelata ingegneria, è l’Entità es-cogitante (mag. kigondoló, ted. aus-denkende), es-portatore (mag. kivitelező, ted. aus-führende) e amministratore dell’antico paese KI.EN.GI/Šumer. Mediante l’ingegnosità di EN.KI giungono “infuori” (mag. én ér ki “en giunge infuori”) nel mondo l’acqua dolce e la moltitudine di opere. EN.KI è la divinità del compimento dell’intera civiltà mesopotamica riccamente sfaccettata. Affine alla parola-seme KI è KA (L., D. s. no. 15), significante “bocca, sbocco” (di dove “fuoriescono”, appunto, le parole creatrici di realtà; cfr. mag. szó “parola”, száj “bocca”, l. corr. kaja “cibo”, kajál “mangia”).

La parola-seme arcaica EN, ricorre in molte lingue; non più con il significato originale, ma con uno equivalente o affine a questo. Così in magyar én “io”, ön “sé” e egyén “individuo”, ovvero l’essere singolo, indivisibile, che tradotto alla lettera significa “uno-io”; in albanese unë “io”. Poi in greco éna, in latino unus, in tedesco Ein (forma dittonga), in inglese one, in francese une, in rumeno unu, in russo odín, significanti tutte “uno”, e latino ens, entis, italiano ente, entità, intelligenza, tedesco Entität, inglese entity e cosí via. Che cos’è l’“io/ego” én insieme al “sé” ön, se non EN “Signore, guida” spirituale e d’animo dell’“individuo” egyén? Che la stessa sonorità di parola, lievemente variata, ego-ike-ich-ichi-egy-igi ecc. possa esprimere in varie lingue diversi significati affini, è dimostrazione del fatto che i concetti “uno”, “ego/io” e “occhio” si con-fondono: ted. ich/isch/ike “io”, jap. ichi “uno”, mag. egy “uno” (ügy “sorgente”; ok “causa”, égcielo; brucia; illumina”, ék “ornamento lucente; cuneo”, agy “cervello”), lat. ego “io”, šum. igiocchio” – lat. oculus, ted. Auge, sve. öga, russ. óko, ingl eye, rum. ochi.

Non può meravigliare il fatto di ritrovare ki in lingua magyar/ungherese con il doppio significato “infuori” e “chi”, cioè l’“individuo” manifesto, femmina o maschio. Gli sviluppi valaki e senki significano “qualcuno/a”, cioè un “individuo”, rispettivamente “nessuno”. Coerentemente l’essere minerale ossia la cosa “roccia, pietra, pietrame, sasso” viene chiamato con la variazione , identica, come abbiamo già constatato, alla parola-seme kingir/ šumera KI “terra/roccia, posto, sito” che in greco e latino ricorre nelle forme: Gê/Gea, Geo. Ki ungherese significante “chi”, oltre l’italiano, lo si ritrova espresso anche in altre lingue, per esempio in francese qui, in rumeno negli sviluppi cine, cineva “qualcuno/a” e in albanese kë/kush, con i sviluppi dó/kushdo “chiunque”, ovviamente non per puro caso. Per estensione semantica, in queste e anche in altre lingue, vengono utilizzate le forme di variazione que, quoi, ce, significanti “che”, cioè indicanti oggetti e cose.

I significati della parola-seme ki in magyar/ungherese sono a riguardo assai istruttivi: “infuori”, nel senso di “apparire, emergere, manifestarsi; emanare, emettere”, quindi “esistere”, e coerentemente “chi” (fra. “qui”). Ki, insieme a le “ingiù” – fel “insù” – be “indentro” – “su/sopra”, è uno dei prefissi di direzionamento dell’azione verbale importanti in magyar/ungherese. Il nome della grande dea anatolica della fertilità Kybele/Cibele riflette propriamente questa realtà di linguaggio nucleare. La sua essenziale rivelazione è: Ki “infuori” – Be “indentro” – Le “ingiù”, ovvero esalare-erezione/ ex-regere – inalare/penetrazione – parto, ted. Niederkunft “ingiù-arrivo”; kebel “seno, petto” (tur. gebe “gravida”, gebe kalma “concepimeto, concezione”). Ki viene sviluppato in ki-ki “ognuno, -a”, kint/kinn “fuori”, kívül “all’esterno”, “all’infuori di”, kijjebb “più infuori”, kígyóserpente” (principale simbolo della Madre Terra che “fuoriesce, spunta”, appunto, kigyő/kijő/kijön dalle sue crepe, associato al Genio Tages), valaki “qualcuno”, senki “nessuno”, kéj “voluttà, piacere, somma gioia”, kies “grazioso, soave, affascinante” ecc. Gli esempi che seguono, in cui ki viene utilizzato nella funzione di prefisso verbale, sono istruttivi in quanto trasmettono proprietà e attività che contraddistinguono anche la divinità EN.KI: kijön “fuori-viene”, kiér “fuori-giunge”, kifelé “verso l’esterno (fuori-verso)”, kiad “fuori-da”, kiagyal “escogita (fuori-cervella)”, kigondol “inventa (fuori-pensa)”, kimond “esprime (fuori-dice)”, kitalál “inventa (fuori-trova)”, kialakít “crea/forma (fuori-forma)”, kiárad “esonda (fuori-inonda)”, kibuggyan “sgorga (fuori-scaturisce/zampilla/ trabocca)”, kifolyik “fuori-fluisce”, kiás “fuori-spala”, kiemel “scava(re)/scardina(re)/snida(re) (fuori-eleva)”, kibont “apre, scioglie, stappa, slaccia, sviluppa (fuori-scompone)”, kibontakozás “spiegamento, sviluppo, svolgimento”, kiépít “amplia (fuori-costruisce/completa)”, kikap “preleva (fuori-prende/riceve)”, kimén/-megy “esce (fuori-va)”, kivisz “porta fuori (fuori-porta)”, kitanít “istruisce, forma (fuori-insegna)”, kivitelez “esporta, esegue, effettua, attua, realizza, compie (fuori-conduce/guida)”, kitár “allarga, propaga, diffonde (fuori-apre largamente)”, kitart “resiste (fuori-tiene)”, kitermel “estrae (fuori-produce/coltiva)”, kiutal “assegna, distribuisce (fuori-indirizza)“, kidob “espelle (fuori-butta/lancia)”, kiegészít “completa (fuori-completa/perfeziona)”, kifejt “sbuccia, espone, spiega, estrae (fuori-risolve)”, kifejez “esprime (fuori-capacita)”, kifejezés “espressione (fuori-capacitare)”, kiképez “istruisce”, kiképzés “istruzione, formazione”, kiköp “sputa fuori”, kikapar “scava (fuori-gratta/graffia/raspa”), kikel “sguscia, sorge, si leva”, kikelet “primavera” ecc.. Come è constatabile, in tutti questi esempi ki, da prefisso, si fonde con il verbo o il verbo sostantivato seguente; nella sequenza inversa rimane invece autonomo (p. e.: jön ki, mén/megy ki, visz ki, ad ki, mond ki ecc.)..

L’equivalente di ki “infuori” in greco, latino, italiano e le altre lingue romanze, nelle lingue anglosassone, slave, baltoslave e in albanese è il prefisso ex(eks)/es-/aus-/us-/ish, eks- che si rivela esser la forma inversa di ki: ki/chi/qi/xi | ix/iks > ex/eks (cfr. ted. ich, dialett. isch/ik/ike “io”, “individuo” manifesto). Il segno del 10 romano X viene utilizzato anche come segno di firma da parte di “individui” analfabeti. In pratica questi sono chiamati a esprimere simbolicamente l’“individuo”. A tal proposito è interessante notare che qui persiste una coincidenza con il segno cinese della croce chi, simbolo di “individuo” e, mostrando orizontale e verticale, espressione sia di yin che di yang. E non per caso ma giustamente con Qi/Chi nella cultura cinese e giapponese viene espresso il concetto di: manifestazione di “forza vitale” o “energia spirituale”.

Dalla moltitudine di esempi d’utilizzo del prefisso ex(eks)/es-, forma inversa di ki, eccone alcuni: lat. exsistere/it. esistere “fuori-levarsi/levarsi fuori; apparire; manifestarsi”, exhibere/esibire “fuori-tirare/tirare fuori, emettere; emanare; mostrare”, exprimere/ esprimere “rappresentare, raffigurare, schizzare”, expellere/espellere “buttare fuori”, explorare/esplorare “esaminare”, expandere/ espandere “stendere, diffondere”, experiens “intraprendente”, experientia/esperienza “prova diretta”, experimentum/esperimento “prova, dimostrazione”, exhalare/esalare “fuori-alitare/soffiare”, excrementum/escremento “residuo organico espulso/emesso/evacuato tramite l’intestino”, extern/ esterno, esternare ecc..

L’articolazione della parola-seme arcaica KI è quindi sonora dimostrazione di “durezza, solidità”. KI riflette il concetto archetipico di “fuoriuscire/emergere/apparire/manifestarsi”. Si tratta della “fuoriuscita”, della “manifestazione” di esseri materiali-corposi/solidi, stellari, planetari, minerali, vegetali, animali. KI è prima di tutto il nostro roccioso pianeta Terra ricchissimo di acqua. “Emerso” dall’utero universale, KI/(Ghe)/Gea/Geo è il nostro indispensabile supporto. È KI// su cui camminiamo; è KI// su cui costruiamo le nostre dimore; è KI che sfruttiamo per le risorse energetiche che ci servono; è KI// la fonte del nostro nutrimento. Ed è KI// l’astronave su cui navighiamo nello spazio a velocità allucinante senza nemmeno accorgercene. Peraltro la relazione di riflessione “sotto-sopra”, ovvero “Terra/roccia” – “Cielo” in magyar ottiene appropriata espressione nella semplicissima ed essenziale formulazione: | ég.

Fig. 2Un lunghissimo periodo nella storia del homo sapiens, in pratica dagli albori fino all’età del rame, viene denominato “età della pietra”. L’espressione corrispondente in magyar/ungherese è kő-kor (“pietra-età”). E, ora attenzione, tramite la minima variazione vocalica kor > kör, che comporta un corrisposto mutamento semantico, si ottiene l’espressione kő-kör significante “cerchio/circolo di pietra” (“pietra-cerchio”). I santuari megalitici dell’“età della pietra” kő-kor come quello di Göbekli Tepe o Stonehenge e molti altri rivelano in genere una forma circolare; sono dei “cerchi/circoli di pietra” kő-körök. Come tutti sappiamo KI///Geo, il nostro “roccioso” pianeta “Terra”, gira, cioè compie cerchi o circuiti di multipla rotazione ciclica. E questa realtà cosmica ottiene una semplice e appropriata formulazione tramite l’allargamento: kör. Il corpo celeste “roccioso” KI//, espresso appropriatamente con il sigillo fonemico /k/, viene ampliato con il sigillo fonemico /r/ che evoca e riflette, non solo in italiano ma anche in tante altre lingue, il concetto generico di “ruota, ruotare, rotazione, rotolare, roteare, rotonda” ecc..

Ecco allora perché la relazione di ampliamento kör non è del tutto indifferente o insignificante ma dimostra una rilevanza di una certa portata, poiché riflette, “ridisegna” ingegnosamente la realtà cosmica con mezzi fonemici essenziali.