Ostaggi

di Luciano Sampietro

Era già un bel po’ di tempo che avevo individuato una quartina che mi sembrava concernere i tre ostaggi italiani in mano ai terroristi irakeni. Non ho osato farne prima un articolo per due motivi fondamentali: il primo e più importante, per non creare turbamenti o alimentare false speranze, il secondo, perché vi era un riferimento misterioso a veleni e a sospetti, che francamente mal si inquadrava nel contesto del drammatico episodio.

Non avevo fatto i conti con la fantasia tipicamente italica e con il clima di esasperazione politica che da un lungo pezzo ormai sta inquinando la vita pubblica del nostro Paese.

Più in particolare, ho avuto occasione di assistere a un dibattito televisivo, dove da parte di un noto esponente politico si adombrava il maligno sospetto che la liberazione degli ostaggi, intervenuta alla vigilia delle elezioni, fosse una manovra pilotata ad arte per renderne possibile una bieca e cinica strumentalizzazione da parte della coalizione di governo. Nell’occasione non ho potuto non apprezzare la consumata abilità di quel seminatore di dubbi e sospetti, che ha intavolato un discorso del tipo “pur parendomi la cosa paradossale e pur non potendo io credere a tanta cinica protervia, tuttavia ecc…”, classico esempio di dialettica forense, volta a far credere che l’oratore non condivida l’affermazione calunniosa, la cui gratuita formulazione, tuttavia, è tale da far sorgere nell’ascoltatore sospetti che egli prima non solo non aveva, ma nemmeno lontanamente immaginava.

In ogni caso quel dibattito televisivo e i numerosi articoli apparsi in questi giorni, tutti ispirati a seminare lo stesso veleno, mi hanno definitivamente chiarito il significato della quartina I, 68:

  • O qual orrendo e maligno tormento,
  • finché saran resi i tre innocenti!
  • Sospetto al velén, di guardia tradimento,
  • Orrore per carnefici dementi.

Il sequestro degli ostaggi ha creato un lungo e insopportabile tormento non solo nei loro parenti, ma in moltissimi altri e soprattutto in quelli che per le loro funzioni erano deputati ad occuparsi della loro sorte, prendendo decisioni estremamente delicate. Si può ben dire, dunque, che si è trattato di un periodo tormentato e febbrile e di un lavoro silenzioso e tenace.

Ma quando i tre ostaggi sono stati finalmente liberati, l’atmosfera è stata guastata dal veleno del sospetto di una cinica manovra politica, nel mentre la verità è  che la liberazione è potuta avvenire grazie a un lavoro di intelligence, che ha indotto uno dei carcerieri a tradire. La gioia per il felice esito dell’operazione, tuttavia, è stata offuscata dal tragico ricordo dell’assassinio dell’eroico Quattrocchi, perpetrato da deliranti carnefici che non possono che suscitare orrore.

Manca qualcosa?