Papa Francesco e il Santo Inquisitore Gesuita di Giordano Bruno e di Galileo Galilei

Giordano Bruno

di Sandro Zicari – (c) articolo concesso in uso ad Acam.it

Il 21 febbraio 2001 Jorge Mario Bergoglio fu nominato cardinale da papa Giovanni Paolo II con il titolo di San Roberto Bellarmino. Ma chi è il Santo associato alla nomina cardinalizia di papa Francesco?

Papa Giovanni Paolo II e il cardinale Bergoglio
Papa Giovanni Paolo II e il cardinale Bergoglio

Roberto Francesco Romolo Bellarmino (Montepulciano, 4 ottobre 1542 – Roma, 17 settembre 1621) fu un teologo gesuita, scrittore e cardinale italiano. Sua madre, Cinzia Cervini era la sorella di papa Marcello II, papa di elevata moralità e spiritualità, e antinepotista, morto dopo nemmeno un mese di pontificato.

 

Ritratto del cardinale Roberto Bellarmino
Ritratto del cardinale Roberto Bellarmino

Fu battezzato dal cardinale fiorentino Roberto Pucci al quale probabilmente deve l’onore del suo primo nome, mentre il secondo è in riferimento a Francesco d’Assisi, il santo onorato il 4 ottobre giorno della sua nascita; Romolo fu dato in onore di un antenato della famiglia.

Dopo un’iniziale educazione in famiglia, vista l’inclinazione religiosa, fu inviato per gli studi presso i padri gesuiti da poco arrivati anche a Montepulciano, dei quali sua madre aveva grande stima. A diciotto anni entrò presso il Collegio Romano e il giorno dopo fece la prima professione religiosa.

Giordano Bruno e Roberto Bellarmino

Il caso di Giordano Bruno, filosofo e monaco domenicano condannato al rogo per eresia, fu un evento che scaturì dalla dura reazione controriformista ai tentativi di riformare il Cristianesimo iniziati alcuni decenni prima con la Riforma Protestante e proseguiti successivamente con il Movimento Ermetico. L’istruzione dell’inchiesta e del processo ebbe luogo nel 1593 e la sentenza fu emessa nel 1600: coinvolse Bellarmino dal 1597, da quando fu nominato consultore del Santo Uffizio.

Giordano Bruno
Giordano Bruno

I sei consultori del Sant’Uffizio chiesero che l’imputato fosse torturato, ma il papa negò il suo consenso. Il tentativo disperato di Bruno fu quello di abiurare ex nunc, ammettendo cioè che solo da poco i temi di cui egli aveva trattato filosoficamente erano diventati dogmi di fede, quindi giustificandosi con la mancanza di norme di ortodossia al riguardo. Questa scappatoia non gli fu concessa dal Santo Uffizio e il 15 febbraio gli fu imposta un’abiura totale. La completa ammissione gli avrebbe risparmiato la condanna a morte, ma alla fine Giordano Bruno preferì mantenere le proprie posizioni decidendo di affrontare la pena. Giordano Bruno fu arso al rogo a Roma in Campo de’ Fiori il 17 febbraio 1600.

Galileo Galilei e Romolo Bellarmino

Diverso fu l’atteggiamento di Roberto Bellarmino nei confronti di Galileo Galilei. Galilei ebbe due processi presso il Santo Uffizio: uno nel 1616 e l’altro nel 1633. I processi ebbero luogo fondamentalmente poiché la Teoria Eliocentrica era considerata eretica dai teologi. Infatti, sostenendo che il Sole fosse fisso al centro dell’universo si smentivano alcune frasi contenute nella Bibbia, per esempio “Dio fermò il sole” (Giosuè 10:12), o alcune teorie sostenute dalla Chiesa secondo cui la terra è immobile al centro dell’universo. La dottrina prevalente in quel tempo era infatti che l’infallibilità della Bibbia comprendesse anche il significato letterale, non solo quello simbolico.

Galilei non fu mai condannato per eresia, avendo egli obbedito ai precetti del Sant’Uffizio. E non rinnegò mai la fede cattolica, infatti fino alla sua morte si professò cattolico praticante ottenendo l’indulgenza plenaria in prossimità della sua morte. Era intimo amico di molti cardinali e in particolare di Maffeo Barberini (futuro papa Urbano VIII) oltre che dello stesso Bellarmino.

Il processo contro Galileo Galilei
Il processo contro Galileo Galilei

Bellarmino fu coinvolto solo nel primo processo poiché nel secondo, quando Galilei fu condannato al carcere, egli era deceduto. Il cardinale Bellarmino ebbe rapporti amichevoli, con lo scienziato, sia epistolari che diretti, anche dopo la denuncia di Tommaso Caccini davanti al Santo Uffizio nel 1615.Durante la prima inchiesta su Galilei, nell’anno 1616, si ebbe l’esame presso il Santo Uffizio della teoria eliocentrica e durante tale valutazione fu ascoltato il Galilei stesso che giunse a Roma. Questi ebbe colloqui diretti anche con il papa Paolo V che invitò il cardinale Bellarmino, che faceva parte del Santo Uffizio, sempre in relazione alla frase della Bibbia, ad ammonire il Galilei di non insegnare le due tesi principali sull’eliocentrismo. In tale occasione la teoria eliocentrica copernicana fu condannata dal Santo Uffizio che si espresse in modo definitivo nel marzo 1616. Essa fu condannata come falsa e formalmente eretica, lasciando la possibilità di fare riferimento ad essa come semplice modello matematico.

Il cardinale Bellarmino aveva espresso una posizione aperta nei confronti dello scienziato, senza mai rinnegare le decisioni del Santo Uffizio, in particolare non ammettendo eccezioni all’infallibilità della Bibbia, nemmeno nel senso letterale della scrittura. Tale posizione è espressa in una lettera inviata il 12 aprile 1615 a padre Paolo Antonio Foscarini, cattolico sostenitore dell’eliocentrismo ed amico di Galilei, lettera nella quale sosteneva di non poter escludere a priori l’attendibilità della teoria eliocentrica, ma rimandando qualsiasi tentativo di proporla come descrizione fisica solo dopo che si avesse avuta la prova concreta e definitiva.

Inoltre poco dopo la condanna dell’eliocentrismo presso il Santo Uffizio del 1616, Galilei chiese ed ottenne un colloquio privato con il cardinale Bellarmino. Il 24 maggio 1616 il cardinale Bellarmino firmò su richiesta dello stesso Galilei una dichiarazione nella quale si affermava che non gli era stata impartita nessuna penitenza o abiura per aver difeso la tesi eliocentrica, ma solo una denuncia all’Indice.

La lettera autografa di Roberto Bellarmino che scagiona Galileo Galilei dall’accusa di eresia
La lettera autografa di Roberto Bellarmino che scagiona Galileo Galilei dall’accusa di eresia

Quel colloquio fu poi ricomposto in modo inventato ad arte e successivamente divulgato, da un grande nemico di Galilei, padre Seguri. In questo verbale apocrifo si diceva che Bellarmino ammoniva Galilei, pena il carcere, di non persistere sulla tesi eliocentrica; cosa niente affatto vera. Il documento falsificato fu poi utilizzato anni dopo nel secondo processo contro Galilei, ma il cardinale Bellarmino era ormai morto e non poteva più testimoniare in favore di Galilei e smentire la veridicità di tale verbale. Il testo completo dell’intervento con cui fu salvata la vita di Galilei, unitamente all’intera documentazione del processo custodita in Vaticano, è stato desecretato nel 2009 grazie alla pubblicazione del libro “I documenti vaticani del processo di Galileo Galilei” curati dal vescovo Sergio Pagano, prefetto dell’Archivio Segreto Vaticano.

Poco dopo la morte del cardinale Bellarmino, la Compagnia di Gesù ne propose la causa di beatificazione che ebbe inizio nel 1627 durante il pontificato di Urbano VIII, quando gli fu conferito il titolo di venerabile. Oggi è il santo patrono della Pontificia Università Gregoriana. Il suo corpo è venerato dai fedeli nella terza cappella di destra della chiesa di Sant’Ignazio di Loyola a Roma, chiesa del Collegio Romano.

Il corpo del santo nella chiesa di Sant’Ignazio di Loyola a Roma
Il corpo del santo nella chiesa di Sant’Ignazio di Loyola a Roma

Alcuni fedeli a lui devoti usano fare questa preghiera: “O Dio, che per il rinnovamento spirituale della Chiesa ci hai dato in San Roberto Bellarmino vescovo un grande maestro e modello di virtù cristiana, fa’ che per sua intercessione possiamo conservare sempre l’integrità di quella fede a cui egli dedicò tutta la sua vita”.