Platone e Diodoro: alla ricerca delle città di Atlantide

di Axel Famiglini 

La ricerca di Atlantide ha coinvolto generazioni di studiosi e semplici appassionati. Platone colloca il continente perduto ‘al di là delle colonne d’Ercole’, ovvero oltre lo Stretto di Gibilterra. Si sono susseguite nel corso dei secoli numerose teorie che, cercando di forzare il racconto platonico, hanno tentato di posizionare l’isola di Atlantide nei punti più disparati del pianeta. In realtà, leggendo attentamente il Crizia ed il Timeo, non ci sono dubbi sul fatto che l’Atlantide di Platone sia da porsi di fronte alle coste atlantiche di Europa ed Africa[1].

In questo contesto non si può non richiamare alla memoria quanto lo storico greco Diodoro Siculo (vissuto nel primo secolo a.C.) narrava riguardo i miti e le leggende del popolo degli Atlantii, popolazione  stanziata presumibilmente nei pressi della costa atlantica dell’Africa nord-occidentale non lontana dai monti dell’Atlante. Diodoro inizia la sua narrazione[2] introducendo la storia delle Amazzoni le quali, grazie alla brillante guida della regina Mirina, architettarono una folgorante guerra di conquista utilizzando come trampolino di lancio la propria terra d’origine, l’isola Espera posta sul lago Tritonide, non lontano dall’Oceano e dalle terre degli Atlantii. Sottomesse le città dell’isola e raccolto un ingente esercito, avrebbero immediatamente mosso guerra agli Atlantii che erano […] gli uomini più civili tra gli abitanti di quei luoghi, che occupavano una terra fertile e grandi città; e presso di loro dicono che si racconti come la nascita degli dèi sia avvenuta dalle parti dell’Oceano […][3].

Diodoro nella sua opera “Biblioteca storica” non collega esplicitamente gli Atlantii con gli abitanti di Atlantide poiché non fa mai menzione all’isola platonica. Ciononostante è facilmente deducibile il fatto che Platone e Diodoro, pur narrando miti diversi, provenienti da realtà diverse, stessero parlando della stessa civilizzazione in due momenti diversi della loro storia.

Possiamo già denotare il fatto che questi uomini erano considerati appartenenti alla civiltà più evoluta della regione. Diodoro stesso, nel seguito della sua opera, espone un breve compendio della mitologia del popolo degli Atlantii. Rilevante è il seguente passo: […] essi raccontano che il loro primo re fu Urano, il quale raccolse gli uomini che vivevano sparsi nella cinta di una città e fece cessare i suoi sudditi dall’illegalità e dalla vita ferina, inventando l’uso e la conservazione dei frutti coltivati e non poche altre cose utili, ed egli avrebbe anche conquistato la maggior parte della terra, in particolare i luoghi occidentali e settentrionali. Egli sarebbe stato un attento osservatore degli astri, e avrebbe predetto molte delle cose che stavano per avvenire nel cosmo[…][4].

E’ a dir poco sbalorditivo il parallelismo con il mito di Atlantide. “La cinta di una città” non richiama forse alla nostra memoria le famose cinte dell’isola di Atlantide? La presenza di un sovrano civilizzatore è il leit motiv di gran parte della mitologia delle origini propria delle maggiori civiltà antiche e di cui, fra l’altro, numerosi autori hanno scritto negli ultimi anni nei libri dedicati ai misteri dell’archeologia e della storia dell’umanità[5]. L’eroe viene divinizzato dalla popolazione per aver portato l’umanità da una condizione di estrema precarietà verso una situazione di maggiore benessere materiale e spirituale. Secondo l’interpretazione evemeristica[6] del mito, che vede in alcuni miti il ricordo ‘codificato’ di eventi storici realmente accaduti, potremmo trovarci di fronte al ricordo narrato di generazione in generazione, trascritto poi dal greco Diodoro, della storia della distruzione di Atlantide e della crisi di quegli atlantidei che, probabilmente da coloni, risiedevano nelle regioni della Libia fino all’Egitto e dell’Europa fino alla Tirrenia[7] un tempo dominate direttamente dall’impero atlantideo.  Il popolo delle Amazzoni, descritto da Diodoro come fondamentalmente barbarico e dotato di costumi decisamente arretrati, venuta meno la potenza di Atlantide, prese ad un certo punto il sopravvento nei confronti degli Atlantidei che, oltre alla distruzione della nazione madre, avranno sicuramente subito gli effetti geotettonici dovuti all’inabissamento dell’isola.

Le Amazzoni, che potrebbero essere state semplicemente una popolazione di stampo matriarcale[8], avanzarono senza sosta in maniera rovinosa: […] “penetrate nel territorio degli Atlantii, avrebbero vinto gli abitanti della cosiddetta Cerne in battaglia, e piombate addosso ai fuggitivi dentro le mura si sarebbero impadronite della città; e volendo terrorizzare i popoli vicini avrebbero trattato crudelmente i prigionieri: gli uomini, a partire dai giovinetti, li avrebbero sterminati, i bambini e le donne li avrebbero invece resi schiavi, radendo poi al suolo la città”[9].

Per gli Atlantii/Atlantidei non ci fu nulla da fare. Diodoro continua raccontandoci che “[…] la notizia della disgrazia dei Cernei si sarebbe diffusa tra i popoli consanguinei: e si racconta che gli Atlantii, spaventati, consegnarono in seguito a un accordo le loro città, dichiarandosi disposti a fare tutto ciò che fosse loro ordinato; e che la regina Mirina li trattò con mitezza, concludendo un patto di amicizia e fondando, al posto di quella rasa al suolo, un’altra città con il suo nome; e in questa avrebbe stanziato i prigionieri e chi lo volesse tra gli abitanti del luogo. […] ”[10]

In questo contesto agli Atlantii non restò che prendere atto della propria inferiorità numerica e del fatto che avevano il coltello dalla parte del manico coloro che prima probabilmente dominavano. Il padrone diventò il servo ed il servo il padrone…

Le avventure delle Amazzoni continuano. E’interessante leggere che […] Mirina da parte sua dicono che invase la maggior parte della Libia, e giunta in Egitto concluse un patto di amicizia con Oro figlio di Iside, che era allora re dell’Egitto […][11].  Qui Diodoro ci narra di Horus, che fu re dell’Egitto ai tempi delle dinastie divine che avrebbero retto l’Egitto molte migliaia di anni prima dell’inizio ufficiale della storia. Il regno di Horus, figlio di Osiride ed Iside, secondo quanto affermato dallo stesso Diodoro nella sua opera[12] e secondo quanto è desumibile da altre fonti[13] come i frammenti dell’opera storica di Manetone[14], è collocabile all’incirca al tempo della distruzione di Atlantide, ovvero nel X-XI millennio a.C. Ciò ci permette di datare il mito narrato da Diodoro e di verificare ulteriormente la sinergia esistente con il racconto di Platone.

Ci potremmo chiedere che fine abbiano fatto gli Atlantii. Diodoro non è molto chiaro e non si spinge oltre il periodo cosiddetto “mitico”. Che storia hanno avuto gli Atlantii dall’epoca delle Amazzoni fino ai tempi storici? Un aiuto alla comprensione di questo mistero probabilmente ce lo fornisce il resoconto di viaggio di Annone di Cartagine.

Annone (VI-V secolo a.C.), uno dei più grandi navigatori cartaginesi, compì un periplo attorno alle coste dell’Africa nord-occidentale al fine di fondare delle colonie libico-fenicie. Partito da Cartagine con 60 navi e 30.000 uomini, Annone fondò prima la colonia di Thymiaterio, poi edificò un tempio a Poseidone ed infine stabilì nuove colonie di nome Muro, Carico, Gytta, Acra, Melitta e Arambe.
Nel frattempo Annone, dopo essere giunto al fiume Lixo, si imbatté in una popolazione locale che aveva per nome Lixiti. Questi erano dei pastori nomadi ed i Cartaginesi stettero presso di loro finché questi non impararono la loro lingua. Ripartiti, raggiunsero un’isola e lì fondarono l’ultima colonia di nome Cerne. Successivamente il viaggio continuò (forse fino al Gabon) finché la spedizione non fu costretta a tornare indietro per mancanza di viveri. Thymiaterio è identificabile con l’attuale Mahdiyya alla foce del Sebou. Muro, Carico, Gytta, Acra, Melitta e Arabe dovrebbero trovarsi tra Mogador e Agadir. Il fiume Lixo dovrebbe corrispondere all’oued Sous o all’oued Dra. L’isola di Cerne dovrebbe essere situata o davanti al Sahara spagnolo o dovrebbe corrispondere all’attuale Arguin in Mauritania.[15] Quello che a noi interessa, è il fatto che i Cartaginesi chiamarono Cerne l’isola, con lo stesso nome con cui era chiamata la città degli Atlantii. Forse era sopravvissuto qualche insediamento? Del resto sarebbe stato più conveniente fondare una colonia in un luogo nel quale fosse già presente un centro abitato piuttosto che in una località nella quale non ci fosse stata alcuna presenza umana. La parola Cerne deriva dal punico e significa “limite estremo” (Herne)[16]. Ovviamente il nome non è atlantideo, ma è successivo. Forse Cerne rimase una località importante per millenni ed effettivamente in epoca storica fu un centro di commercio dell’oro e dell’avorio[17]. Potremmo inoltre chiederci: come mai i Cartaginesi scelsero proprio i Lixiti? Forse erano il popolo più civilizzato della regione? Probabilmente. E forse i Lixiti erano proprio i discendenti degli Atlantidei che guidarono i Cartaginesi all’isola di Cerne, nella quale sapevano di poter ancora trovare resti di insediamenti. Forse le colonie cartaginesi sono state costruite su insediamenti precedenti, risalenti all’epoca atlantidea. In questo senso ritrovare il sito delle colonie cartaginesi potrebbe voler dire ritrovare, negli strati più profondi, i resti delle città degli Atlantii/Atlantidei. Il geografo Strabone, pur non credendola vera, riporta la notizia che vorrebbe che sulla costa atlantica nord-africana, dopo il cosiddetto “golfo degli empori”, fossero esistite non meno di trecento città fenicie fondate dalla città di Tiro e distrutte dai Farusii e dai Nigriti[18]. Queste trecento città, se sono state realmente edificate e popolate, erano forse poste su antichi insediamenti degli Atlantii? Sono in relazione con il viaggio di Annone? Molte domande devono essere poste a questo punto. Certamente, solo una massiccia campagna di scavi preceduta da un accurato studio delle fonti potrebbe svelare non solo il mistero delle città fenicie finora mai ritrovate, ma anche della civiltà degli Atlantii. In questo senso, il passo tra quanto esposto e l’Atlantide di Platone è davvero breve…[19]


[1] Un riferimento fra tutti: Platone, Timeo (III 24e)

[2] La storia delle Amazzoni e degli Atlantii è contenuta in: Diodoro Siculo, “Biblioteca storica”, libro III paragrafi 52-61, pp.167-175, Sellerio Editore, Palermo 1988

[3] Cfr. ibid., libro III paragrafo 54, p.168

[4] Cfr. ibid., libro III paragrafo 56, p.171

[5] Uno fra tutti il best seller “Impronte degli dei” di Graham Hancock

[6] Il cui iniziatore fu appunto il filosofo/storico Evemero di Messene (IV-III secolo a.C.)

[7] Platone, Timeo ( III 25b) in “Platone – Opere Complete” volume sesto, p.363, Editori Laterza, Bari 1993

[8] Non è poi detto che dall’unione di questi primitivi gruppi umani con i resti degli abitanti di Atlantide non siano poi sorte quelle culture che hanno magistralmente dipinto le pareti rocciose dei grandi massicci montuosi posti nel cuore del deserto del Sahara. Fra i tanti stili emersi dallo studio di questa immensa opera d’arte preistorica basti ricordare quello delle cosiddette “teste rotonde”.

[9] Cfr. Diodoro Siculo, op. cit., libro III paragrafo 54, p.169

[10] Cfr. ibid., libro III paragrafo 54, p. 169

[11] Cfr. ibid., libro III paragrafo 55, p. 169

[12] Cfr. ibid., libro I paragrafo 23, p. 22.

[13] Si veda ad esempio: Erodoto, “Storie”, libro II paragrafi 43, 142-145

[14] Si veda il libro: G.P. Verbrugghe, J.M. Wickersham, “Berossos and Manetho”, The University of Michigan Press

[15] Si veda: “Enciclopedia Italiana di Scienze, Lettere ed Arti” alla voce “Annone”, Treccani ; G. Battista Ramusio, “Navigazioni e viaggi”, volume primo, Einaudi Editore

[16] Cfr. G. Battista Ramusio, op. cit., volume primo, p.548, nota 3

[17] Cfr. ibid.

[18] Strabone, “Geografia”, libro XVII paragrafo 3,3, Edizioni dal Sud, Modugno 1999

[19] A mio avviso, va tenuto in considerazione il fatto che probabilmente i coloni di Atlantide, ovvero il popolo degli Atlantii, furono costretti a ricostruire le proprie città a seguito del cataclisma che provocò la scomparsa di Atlantide. Quindi probabilmente ciò che è attualmente possibile ritrovare sono gli insediamenti successivi alla fine della civiltà descritta da Platone. A causa dell’innalzamento del livello del mare e delle catastrofi coeve al tempo della fine dell’ultima glaciazione, le rovine delle colonie originarie degli Atlantidei potrebbero attualmente trovarsi  in gran parte sotto il fondo del mare al largo della costa nord-Africana. Non si può comunque escludere che ne esistessero pure all’interno e che esse, sopravvissute alle calamità, in realtà siano le stesse città di cui ci parla Diodoro.