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Civiltà preistoriche
di Sergio Pastorino
Verso la fine dell’ultimo e più studiato periodo glaciale, circa 12.000 anni
fa, abbiamo constatato che c’erano due grandi calotte glaciali nel Nord
Europa e nel Nord America, la cui esistenza è attualmente inspiegata ( vi
sono molte teorie, ma poche certezze ) .
Una conseguenza di tanta acqua sottratta agli oceani è stato l’abbassamento
del livello dei mari di circa 130-150 metri !
Infatti, prelevando dei campioni dal fondo marino, si è riscontrata la
presenza in essi di organismi animali come i molluschi bivalvi e di vegetali
come alcuni tipi di alghe che prosperano nelle acque costiere.
Ciò ha permesso di stabilire con sufficiente certezza che il livello delle
acque degli oceani era molto, ma molto più basso di oggi.
Leggendo le pubblicazioni sull’argomento, l’unica cosa che viene messa in
rilievo è che un ponte di terra collegava l’Alaska con la Siberia attraverso
quello che è stato chiamato lo stretto di Bering, permettendo così a varie
popolazioni asiatiche di cominciare a colonizzare le Americhe.
Ma è bene sapere che il mondo di allora era molto diverso da quello che noi
conosciamo.
Era possibile, per esempio, attraversare a piedi quella che sarebbe
diventata poi la Manica e passare dall’Inghilterra alla Francia e viceversa
; tutto il Golfo Persico con lo stretto di Hormuz era asciutto ; le coste
dell’India erano molto più estese di oggi e lo Sri Lanka era unito alla
terraferma ; più ad Est, Malesia, Indonesia e Filippine erano unite a
costituire il continente del Sundaland ; nei mari del Sud vi era il Sahul,
un gigantesco continente formato dalla fusione di due grandi territori quali
l’Australia e la Nuova Guinea più la Tasmania ; nell’Atlantico occidentale
vi erano il Grande Banco delle Bahamas ( un altopiano che si ergeva sul mare
ad un’altezza di 120 metri ) e altre terre emerse tra Florida, Yucatan e
Nicaragua ; molte aree oggi inabitabili come il Sahara, erano fertili
vallate adatte alla vita !
Insomma, c’erano ben 25 milioni di kmq di territorio costiero in più (
andato perduto e vedremo in che modo ) posto a latitudini calde e quindi
ideale per la nascita e lo sviluppo di qualche civiltà.
Nel suo best-sellers “ Civiltà sommerse “, Graham Hancock fa una riflessione
a questo proposito di fondamentale importanza
allo scopo di aggiungere un tassello in più alla comprensione del fenomeno “
Preistoria “.
Egli dice : “ Poiché essi ( gli archeologi ) hanno escluso completamente
tali ampie superfici dai loro scavi e dalle loro ricerche, non vi verrebbe
di pensare che le conclusioni sulla preistoria e sulla storia delle origini
della civiltà probabilmente fossero - a dir poco - un tantino difettose ?" *
Solo da poco l’archeologia subacquea ha cominciato ad esplorare i fondali
marini alla ricerca di ciò che ormai non si riesce più a trovare sulla
terraferma !
In base alle indicazioni fornite da antichi miti ( sì, avete letto bene,
antichi miti ), sono state trovate rovine di città sommerse nel
Mediterraneo, nell’Atlantico, nel golfo del Bengala e lungo le coste del
Giappone, datate ad epoche antichissime, di parecchio anteriori a quelle
stabilite per la nascita della civiltà!
A dispetto di tutte le difficoltà possibili ed immaginabili, si moltiplicano
in ogni parte del mondo le tracce che dimostrano la probabile esistenza alla
fine dell’ epoca glaciale di civiltà evolute capaci di lasciarci opere
monumentali anche difficili da replicare al giorno d’oggi.
Riportiamo solo alcuni esempi di un campionario molto vasto di
testimonianze.
In Messico è stata scoperta una piramide, detta di Cuicuilco, costruita
tramite una ciclopica lavorazione della pietra senza calce, a cui si poteva
accedere da enormi ed elevate strade lastricate. Essa sembra risalire,
secondo i calcoli dell’archeologo Cummings, almeno ad 8500 anni fa!
Alla fine del secolo scorso, nel Nuovo Messico, è stata scoperta una
gigantesca diga lunga 10 km, larga 0,5 km e profonda 6 metri. Per crearla
sono stati usati tra i 7 e i 9 milioni di chilometri cubici di materiali.
In Arizona sono stati trovati due canali di irrigazione enormi di 26 e 18 km
di larghezza e lunghi uno 12 km, l’altro 15. Non si conoscono i progettisti
di questi capolavori di ingegneria della Preistoria.
In Inghilterra il famoso monumento di Stonehenge è stato definito un vero
computer di pietra dall’astronomo americano Gerald Hawkins, in quanto era un
osservatorio astronomico usato per calcolare le eclissi lunari e solari. I
primi pilastri lignei in circolo, trovati in sito, sono stati datati con il
radiocarbonio all’ottomila avanti Cristo.
Chi c’era in un’epoca tanto remota a progettare ed eseguire quel
meraviglioso complesso di pietra ?
Secondo gli studiosi, almeno fino al 3.000 A.C. la regione era abitata da
gruppi sparsi di contadini e pastori neolitici, assolutamente incapaci di
compiere simili imprese.
Riepilogando, esempi di questo genere insieme ad avvistamenti in tutto il
mondo di antiche strutture sommerse, fanno pensare seriamente che, prima del
disastroso scioglimento delle calotte glaciali, esistevano un po’
dappertutto culture preistoriche di alto livello, scomparse non senza aver
lasciato, però, delle tracce su cui poter indagare, al fine di trovare delle
risposte esaustive volte a porre termine ai continui dubbi nei quali siamo
stati lasciati dalla scienza ortodossa.
*Graham Hancock “ Civiltà sommerse “ Ed. Corbaccio 2002
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