Principio divino del movimento eterno

credit: dipinto di David Roberts

di Monica Benedetti per Acam.it

tratto da “Fuori Tempo – il coraggio della verità” – Anguana Edizioni

Da ricercatrice appassionata di storia delle civiltà prediluviane, mi sono sempre posta innumerevoli domande riguardanti le epoche più lontane da noi, nel tempo e sui luoghi nel pianeta in cui la presenza di un passato fervido e importante è testimoniata da monumentali architetture ancora poco o nulla spiegate. Come fosse un percorso imprescindibile, dettato da una logica d’indagine di fondo, anche io mi sono soffermata sulle segrete stanze d’Egitto a riempirmi occhi, cuore e mente, per anni, di risposte più o meno possibili sulle reali funzioni delle tre famose sorelle di Giza e dell’intero corredo monumentale della Piana più famosa e discussa del pianeta. Attratta dalla maestosità dell’impianto, ne ho trascurato per lungo tempo i dettagli, minuscoli indizi di quella caccia interiore che risponde, da sempre, ad una sola domanda: chi siamo?

La perfezione maniacale dei costruttori delle Piramidi e della Sfinge, nonché degli altri complessi architettonici insistenti sulla piana e meno conosciuti non può prescindere da concetti filosofico-matematici applicati e doveva e deve per forza avere un senso compiuto molto più intelligente che un semplice eccesso di megalomania dei regnanti dell’epoca! Dal 2009 al 2013 ho condotto, di concerto con un altro ricercatore, studi sulla reale funzione e sul progetto originario del complesso Giza e le risultanze sono state stupefacenti. Quel luogo era un immenso macchinario di produzione di energia che può essere stata utilizzata sia come illuminazione senza fili, in wireless, che come ponte di Einstein-Rosen, in grado di aprire varchi spaziotemporali utili per accorciare le distanze dell’universo. Ciò che abbiamo scoperto è stato ampiamente portato a conoscenza del pubblico, in questi ultimi anni, attraverso articoli, pubblicazioni, conferenze e saggi ma è stato anche, per me,  un input a proseguire ulteriormente nella ricerca, addentrandomi in quei dettagli scaturiti dallo studio approfondito dei monumenti, dalle misurazioni effettuate, dall’applicazione di diverse discipline scientifiche che si sono rese necessarie mano a mano che la ricerca stessa le richiedeva. Giza è l’”elisir di lunga scienza”, un crogiuolo in cui l’architettura incontra l’astronomia, la chimica, la fisica, la matematica,… e nel dare ordine a questo puzzle apparentemente disordinato, mi sono imbattuta in un numero che ha continuato ad assillarmi fino ad oggi, poiché esiste, ed insiste, in ogni disciplina: il 137. Prima di me menti geniali alle quali mi inchino con profondo rispetto, ne hanno subito il segreto fascino sì che la “costante di struttura fine” di Feynman, ovvero il 137, ha preso la nomea di “Numero di Dio”, essendo esso la base matematica dell’equilibrio in questo Universo. L’assillo mi ha condotta a decidere di proseguire la ricerca tentando di penetrare i misteri racchiusi in quel numero celato nelle proporzioni tra i lati della seconda piramide di Giza e, come in un paziente itinerario alchemico, è accaduto che i labirinti interiori si sono aperti permettendomi una nuova ricerca in parallelo: Giza e l’Universo. L’ombelico del mondo antico si disvela così anche in quanto onphalos di un atavico sapere oggi sigillato, per volontà o incomprensione delle masse, nelle segrete dell’ermetismo, quest’ultimo inteso come conoscenza a chiusura, comprensibile solo dopo aver trovato la giusta chiave di lettura. E’ stato durante una conversazione telefonica con Tiziana Pompili, ricercatrice e amica carissima che la lampadina di Archimede ha deciso di illuminarsi.

Tiziana infatti, “mi trasferì il suo entusiasmo ragguagliandomi sull’associazione tra numeri ed archetipi riguardante il 137. Trasformato, infatti, risultava Aleph – Ghimel – Zain, cioè, in gergo attuale: “Il principio divino del movimento eterno”… Nelle precedenti ricerche nell’ambito del Tau-T Project avevamo già “riassemblato” teoricamente tutto il procedimento di produzione di energia della macchina piramidale ed ora l’associazione del numero segreto di Dio con le precedenti scoperte non faceva altro che rafforzare ciò che per le nostre menti era già certezza. Ma perché gli archetipi?

La parola (archetipo) è, oggi, conosciuta ed utilizzata in brodi e minestre, molto spesso anche in maniera errata, quindi ritengo opportuno approfondire l’argomento prima di proseguire nella scoperta di una nuova verità riguardante la piana delle Tre Sorelle.

Dall’etimolgia abbiamo che “Archetipo” deriva da “Arch” che significa Principio, Potere e “Typos”, cioè forma. Da ciò possiamo dedurre che archetipo è il Principio della Forma.

In Principio era il Verbo E il Verbo era presso Dio”

Le prime parole del libro più acquistato e meno letto del mondo ci informano che il principio di ogni cosa, potremmo azzardare, di ogni forma, era in mano a Dio; era un mezzo del quale l’Intelligenza Divina si servì per manifestare l’immanifesto, per rendere forma al non visibile. Mario Pincherle scoprì che esistono 22 forme archetipiche fondamentali che possiamo chiamare lettere di base, le quali rappresentano altrettante funzioni fisiche (leva, trazione, compressione…) atte a formare la materia. Una scoperta eccezionalmente importante che ci ha fornito la spiegazione di come siano “nate” le forme che i nostri occhi possono vedere. Ogni archetipo è sia numero che lettera ed è rappresentato da una lettera ebraica. Ovviamente si tratta di una conoscenza che si perde nella notte dei tempi ed anche la Qabbalah è stata strutturata avvalendosi delle 22 lettere madri dell’Universo.

Tabella dei 22 archetipi con relative funzioni

Tornando al significato “letterale” del 137, se pronunciati i tre archetipi di riferimento, si ottiene la parola Al – Ghi (o Gi) – Za (Aleph + Ghimel + Zain) dunque esattamente il nome della Piana che ospita i monumenti più importanti, finora conosciuti, dell’ evoluta civiltà che ci ha preceduti! La Piana di Giza o Al Ghiza in arabo contiene dunque, nelle sue lettere, il “Principio del movimento eterno”, cioè 137… Ora, ricordando la formula per cui a parità di quantità di elettromagnetismo, fisica quantistica e costante di Plank, in ogni punto dell’Universo troveremmo sempre come risultato il numero 137, cioè il numero dell’equilibrio universale, risulta immediata l’associazione di tale formula con il movimento primario che ha dato la possibilità alla vita di svilupparsi in eterno: la precessione degli equinozi. Una verità racchiusa a chiare lettere nel nome della Piana più famosa nel mondo e mai vista finora! I nostri sensi, ormai talmente abituati a pensare con la massa, ci danno un’immagine distorta del passato, come se fosse un intrico di difficile ricognizione e soluzione. In realtà più riusciamo a ripulire il nostro archivio mnemonico da sovrastrutture imposte dal passaggio del tempo, più ci rendiamo conto che la semplicità è alla base delle informazioni più antiche, giunte fino a noi corredate da orpelli scenografici e troppo spesso, alquanto veritieri. Non voglio con ciò dire che esiste una volontà conscia atta a celare alle coscienze la propria origine, anche se potrebbe essere realmente cosi ma, semplicemente, che se ci sforziamo di utilizzare il nostro strumento mentale e logico per analizzare le intuizioni che, spesso, ci provengono inaspettatamente, saremmo in grado di partecipare attivamente, ognuno di noi, alla ricostruzione della Verità storica, senza accettare soltanto le imposizioni volute da altri prima di noi. L’intuizione di Tiziana sulle lettere di Ghiza è stata possibile solo perché le nostre menti si sono abituate a pensare in maniera semplice, col minimo indispensabile di sovrastrutture! E del resto lo ricordava anche Einstein che le più grandi scoperte sono sempre iniziate da un’intuizione alla quale è stata data fiducia. Oggi, dalla scuola alla religione ci viene insegnato, invece, a non fidarci delle nostre intuizioni, poiché esse sono soltanto fantasie… ci viene insegnato ad essere bravi schiavi, consapevoli e felici al punto che non ci sogneremmo, mai e poi mai, di chiedere l’affrancazione!!! Ra dunque, il Sole rappresentato dai nostri progenitori quale divinità del principio, era venuto ad illuminare un frammento di verità, ricordandomi che dovevo continuare il mio personale lavoro di “pulizia” per comprendere quello che stavo cercando… Mi rammentai in quel momento, anche di un testo di Sir W.Drummond: “Oedipus Judicum” in cui egli rettificò il termine biblico El, col quale veniva, nel Libro Sacro, designata la divinità, in “Al”, associandolo al Sole quale principio di ogni cosa. Il nome di Ghiza – Giza -, viene rafforzato dalla “Al” iniziale, rendendo merito in tal modo all’operosità di antichi e sconosciuti uomini che hanno voluto, riuscendovi, manifestare in essa l’Universo immanifesto e ci hanno lasciato il ricordo nel nome della Piana stessa. La convinzione che “tutto comincia dall’Egitto” è sempre più solida… e mi rammento, allora, il vecchio detto della terra nera che ricorda che “il Tempo ha paura delle Piramidi”