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Ancora oggi relatività generale e meccanica quantistica, pur rappre-sentando i due pilastri fondamentali della fisica, hanno campi d’indagine differenti. La relatività generale trova la sua applicazione solo nell’infinitamente grande, la meccanica quantistica solo nell’infinitamente piccolo. Le due grandi teorie della fisica del XX secolo, perciò, non possono essere giuste entrambe, sono incompatibili fra loro. Questo significa che ci rivolgiamo di volta in volta alla relatività generale oppure alla meccanica quantistica. La
speranza resta quella di trovare una teoria unificata, coerente e completa
che includa tutte le teorie parziali che descrivono invece solo un ambito
limitato di fenomeni. La difficoltà principale nel trovare la grande
teoria unificata è data dal fatto che la relatività generale è una
teoria classica, ossia non incorpora il principio di indeterminazione,
tuttavia sembra che tale principio costituisca un tratto fondamentale
dell’universo in cui viviamo; una teoria unificata, per poter
raggiungere il proprio obiettivo, deve quindi necessariamente incorporare
questo principio.
La teoria unificata che la fisica cerca, tenta di riunire le grandi forze della natura per arrivare a comprendere la meraviglia del creato e la semplicità delle leggi su cui è fondato, per svelare il funzionamento dell’universo e per poterlo contemplare attoniti in tutta la sua bellezza ed eleganza. Anche l’uomo fa parte di questo scenario, egli non è solo spettatore passivo di un meccanismo che sta al di fuori di lui. Egli fa parte integrante del tutto, forse non è soltanto mèro osservatore degli eventi e della realtà del cosmo. La
visione meccanicistica dell’universo è stata profondamente minata
proprio dal principio di indeterminazione che,
secondo l’interpretazione di alcuni ricercatori, dimostrerebbe che
l’osser-vatore condiziona l’osservato ponendo l’uomo e più
precisamente la coscienza dell’uomo stesso in una posizione interattiva
rispetto al tutto.
Per
non parlare delle straordinarie coreografie di nuoto sincronizzato di
alcuni pesci che si dispongono in banchi dalle forme più bizzarre, o
delle formazioni complesse che assumono gli stormi mostrando la capacità
di volare e di muoversi all’unisono coordinati da un regista invisibile. Anche
gli elettroni in un superconduttore si muovono in sincronia, permettendo
all’elettricità di fluire senza incontrare resistenza. Sembra esserci
un impercettibile legame che unisce tutte le sincronie esistenti. “Molti
organismi si comportano come oscillatori accoppiati cioè sistemi composti
da molti elementi legati da una grandezza il cui valore in una unità del
sistema influenzerebbe tutte le altre.”
Le mode o i movimenti di pensiero sarebbero guidati dalle stesse leggi che regolano alcune sincronie naturali.Si Potrebbe anche azzardare l’ipotesi, quindi, che il sorgere repentino e quasi contemporaneo di varie culture storiche o di molteplici abilità umane, i tratti culturali e religiosi comuni alle civiltà superiori dell’antichità, potreb-bero scaturire dalle connessioni individuate dall’interpretazione della “scienza dell’ordine spontaneo”. Alla luce di questa nuova chiave di lettura degli eventi della natura, si può tentare di estendere il concetto dell’unione e dell’interazione della parte con il tutto anche a livelli più profondi. Non solo la materia, sia organica che inorganica, risponde-rebbe alle sincronie naturali, ma anche l’inconscio e di conseguenza il pensiero, la mente e taluni comporta-menti, sarebbero soggetti a tale osmosi, creando incredibili sinergie. Gli esseri umani sarebbero liberi nelle loro scelte ma collegati gli uni agli altri molto più di quanto si creda, impegnati nella danza individuale della vita ma ignari delle invisibili sincronie. Sapendo che la coscienza emerge proprio a causa delle complesse connessioni neurali che hanno sede nella corteccia cerebrale,si potrebbe stabilire un’analogia e giungere ad identificare l’universo con un grande organismo vivo e pulsante, un corpo fisico, ma anche una meta-mente di cui le capacità cerebrali rappresente-rebbero i neuroni. Infatti, come in un corpo ogni cellula contribuisce e partecipa al funzio-namento dell’organismo, così, sia nell’universo (infinitamente grande) che nell’atomo (infinitamente piccolo), ogni parte interagisce con il tutto. Purtroppo, tranne le incoraggianti previsioni fornite dalla teoria delle Superstringhe, secondo la quale la trama microscopica dell’universo è un intricato labirinto a più dimensioni in cui stringhe unidimensionali vibrano senza posa dando il ritmo alle leggi naturali, a causa dell’assenza di una teoria unificata, non possediamo ancora le equazioni adeguate e compatibili per entrambe le realtà. Forse, però, se ci si spingesse a considerare il Cosmo non solo come materia ma anche come spirito,inteso come essenza nascosta delle cose,soffio animatore del reale e insieme delle attività mentali, tenendo presente che gli elementi atomici si comportano sia come particelle sia come onde, si giustificherebbero anche le fluttuazioni quantistiche, le onde di probabilità e l’indeterminismo tipico dell’infini-tamente piccolo, poiché, così come la materia a grande scala risponde a leggi fisiche definite e prevedibili, la psiche presenta invece caratteristiche inde-finite ed imprevedibili. In quest’ottica la ricerca della grande teoria unificata, riservata allo specifico campo della fisica, potrebbe essere ampliata ad ulteriori territori d’inda-gine e curare l’aspetto interdisci-plinare, ponendo l’attenzione anche alla biologia, all’etologia, alla neurofisiologia, alla psicologia etc. La scienza dell’ordine spontaneo ci ha suggerito un nuovo percorso da seguire ed un nuovo approccio alla spiegazione degli eventi della natura, attraverso l’attendibile ipotesi di correlazioni e collegamenti non solo fisici ma anche psichici. Il principio di indeterminazione ci ha fornito un indizio facendoci com-prendere che non esistono proprietà dell’universo a livello microscopico che si possono determinare con precisione e che l’osservatore interagisce con l’osservato.
Per ora, nell’attesa di nuovi risultati sperimentali e di un più completo quadro teorico, possiamo solo accontentarci della certezza che nell’unico universo che osserviamo, tentiamo di comprendere e nel quale ci è consentito di vivere, determiniamo, attraverso le scelte che operiamo, il nostro destino e la nostra storia. Bibliografia: La
teoria del tutto, Origine e destino dell’universo di S. Hawking, Rizzoli
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