Roma Misteriosa

ITINERARI  ISIDEI  A  ROMA

di Andrea Romanazzi

La citta’ di Roma da sempre ha esercitato sull’Uomo un certo fascino , essa e’ il luogo ove arte e cultura e antiche tradizioni sono mescolate tra loro in un indivisibile connubio, ma la capitale e’ una citta’ “particolare” e misteriosa sotto sotto diversi aspetti e cosi’ ecco una visita per Roma sotto una luce diversa, seguendo le orme invisibile della dea Iside. Primo luogo della visita non puo’ essere che il Colosseo il cui nome reale e’ l’ Anfiteatro Flavio, costruito dall’imperatore Vespasiano. C’e’ chi dice che il nome colosseo derivi dal fatto che esso fosse un grande tempio diabolico e che gli stregoni si rivolgessero ai loro adepti dicendo…:”Colis eum?” cioe’….” adori lui?”.

Il colosseo era luogo di forti emozioni se pensiamo alla morte di uomini e belve feroci e per  tutto questo rappresento’ un luogo legato alla negativita’, nella tradizione popolare del ‘500 si credeva che l’arena fosse sede di demoni e stregoni. Il Cellini, racconta, per esempio , in una sua biografia di aver partecipato a riti magici all’interno del colosseo per ritrovare la bella Angelica , ragazza siciliana di cui era innamorato.

Al Cellini, fu , poi, rivelato, da detti demoni, sempre su sua ammissione , anche un tesoro nelle vicinanze della citta’ , e si narra che l’artista andasse in giro con negromanti all’interno dei fori imperiali alla ricerca , appunto, di questi antichi tesori.Poco distante da qui vi e’ un altro  luogo “misterioso”, un antico mitreo.

Il dio Mitra sarebbe nato da una roccia  il 25 dicembre , Natalis Solis Invicti , giorno della nascita dell’invincibile sole e che  poi coincidera’ con il natale cristiano. La missione di Mitra era chiara, salvare l’umanita’ e per far questo il dio doveva uccidere e spargere sulla terra il sangue dell’animale simbolo della vita, un toro. Il compito di Mitra era  tutt’altro che facile, si oppongono a questa sua impresa alcuni animali come  lo scorpione, il cane e il serpente, simboli del male, o meglio del “caos”. Il Dio riesce comunque ad uccidere il TORO,  dal cui sangue sparso sulla terra nacque la vite , dal midollo il grano e dal seme gli animali utili.La scelta degli animali che si contrappongono alla tauroctonia non e’ casuale infatti i riti erano celebrati soprattutto durante l’equinozio di primavera , proprio nel segno del “toro” e  la  costellazione opposta e’ guarda caso quella dello “scorpione”.

La religione mitriaca e’ dunque una religione legata al cosmo e alle stagioni, i riti venivano celebrati in grotte che , oltre al peculiare carattere ctonio, avevano rappresentato nel loro interno appunto la volta celeste, come si puo’ notare nel mitreo in questione , ove son presenti anche 11 aperture , numero  ancora una volta non casuale  ma che rappresenterebbe il bene e il male e di cui 7 rappresenterebbero le costellazioni principali e 4 le stagioni.

Tra le cerimonie di questo culto, all’adepto veniva prescritta una abluzione in vasche sacre , piuttosto simile al nostro battesimo , inoltre sembrerebbe che la parte piu’ caratteristica del rituale fosse il banchetto finale in memoria del trionfo di Mitra , ove si consumavano pane, acqua e vino , “cibi” e “bevande” che ritroviamo anche nella cultura cristiana. Insomma, anche nel culto mitriaco troviamo i temi del “sacrificio” , dell’ “ultima cena” e dell’ “ascenzione” cari al Cristianesimo. Se le similitudini con il Cristianesimo sono tante, le diversita’ lo sono ancora di piu’ , infatti la religione mitriaca si basa sulla liberazione dell’adepto e la ricerca del raggiungimento di un legame con il divino.Questo mito, per molti aspetti, ricorda un po’ quelli legati al culto della dea madre …altrimenti detta…Iside!

Infatti la grotta e’ il tipico ambiente ctonio , dall’uccisione ,in questo caso del toro , si ha la “rinascita” come in tutti i culti legati alla natura  , che muore e poi risorge.

Il giorno consacrato alla divinita’ era la domenica  , e le cerimonie duravano circa 12 giorni. I seguaci venivano battezzati , ricevevano, cioe’, il il sacro segno del fuoco e prendevano una porzione di pane e acqua.

Ed ecco cosi’ la nostra prima meta’ romana, il mitreo della chiesa di San Clemente.Nel livello inferiore della chiesa troviamo un vestibolo adornato con splendidi stucchi e poi l’aula, ove si trova un altare ornato appunto con questa “tauroctonia” , un enorme serpente e infine i due dadofori, uno con la fiaccola abbassata e uno con la fiaccola alzata a simboleggiare rispettivamente il giorno e la notte, o meglio il primo Cautes , simbolo dell’attivita’ solare fra il 21 dicembre e il 21 giugno;l’altro Cautopates rappresenta il sole nella fase calante. In una nicchia sul fondo e’ ancora visibile la statuina del dio.(FIG.1)

Il sito di San Clemente e’ costituito da tre ambienti e un nugolo intricato di corridoi : un Triclinio, un pronao e un ambiente ove gli adepti imparavano le 7 verita’ prima di essere ammessi ai misteri veri e propri, luogo  facilmente osservabile proprio nell’ambiente della “scuola mitraica” , ove nelle pareti son scavate 7 nicchie con rappresentate appunto le 7 fasi attraverso cui il catecumento doveva passare prima di poter entrare nel pronao e nel triclinio.

Nella discesa verso altri ambienti, poi, si puo’ ascoltare un sordo rumore di acqua, ebbene sempre nel livello inferiore della chiesa vi si trova una sorgente, elemento che farebbe ancor piu’ pensare al legame tra il culto mitriaco legato alle stagioni e quello della dea madre.

Poco conosciuto dal turismo di massa questo bellissimo mitreo fa respirare ancore l’aria di secoli di misteri.Proseguiamo verso la vicina  chiesa di Santa Maria in Aracoeli, chiesa di cui abbiam gia’ abbondantemente parlato in un altro documento e arriviamo in piazza San Marco per seguire le orme della dea Iside! I primi contatti con il mondo egizio, almeno ufficialmente, si ebbero in Italia proprio a Roma, dopo la conquista della valle del Nilo. I culti di origine egizia che piu’ di altri attecchirono in Italia furono il culto di Serapide , che poi sarebbe Osiride associato al toro Api , e quello plurimillenario di Iside.

 “io sono Iside, la divina , colei che detiene la magia degli incantesimi”

Cosi’ troviam scritto su alcune stele di eta’ faraonica che descrivono appunto la dea e i suoi enormi poteri , con i quali riesce a sconfiggere il male rappresentato da Seth e a resuscitare il marito Osiride grazie alle “parole di potenza” .La dea puo’ proteggere i fanciulli dalle aggressioni, puo’ dominare i serpenti, far indietreggiare le fiamme…Chiunque in pericolo puo’ identificarsi in Horus e chieder aiuto alla Grande Madre.

Essa e’ spesso rappresentata con il volto bruno e con in grembo un bambino, Horus , il figlioletto , da questa iconografia Iside sara’ , poi, confusa con la Madonna. I riti isidei sono descritti da Ovidio nelle sue metamorfosi e in particolare nell’ Asino d’Oro. Ed ecco l’ Iside romana , infatti un busto isideo e’ quello di “madama Lucrezia” (FIG.2) caratterizzato dal mistico nodo sulla veste e proprio posto in piazza San Marco , accanto a Palazzo Venezia. Oramai ben poco rimane del culto isideo nella citta’, un santuario dedicato alla dea si trovava sotto santa Sabina, mentre sul Quirinale si trovava un serapeo, cioe’ un santuario dedicato ad Osiride ed Api, da qui provengono le statue dedicate al dio Bes che si trovano accanto alla pota di villa Palombara. Ancora appartenenti alla cultura egizia e’ il Piedone che appunto da’ il nome alla via “pie’ di marmo”(FIG.3) o la figura cinocefala che ha dato il nome alla contigua Santo Stefano Del Cacco.

Ma per concludere il nostro viaggio tra gli itinerari isidei a Roma dobbiamo spostarci nella vicina piazza Navona. Sul nostro cammino per la piazza incontriamo il famosissimo Pantheon, luogo molto controverso , c’e’ chi dice costruito da Agrippa, chi dall’imperatore Adriano, ma comunque luogo di culto delle molteplici divinita’ romane e non. Proprio qui di fronte troviamo la chiesa di Santa Maria Sotto Minerva, ancora una chiara allusione ad un’operazione sincretica di sovrapposizione di culti Iside-Minerva-Maria!

Nella  piazza antistante ecco un piccolo obelisco sorretto da un elefante(fig4). Questa opera fu concepita dal Bernini, come vedremo in seguito attratto proprio da questa cultura egizia nella capitale.

Il grande artista fu influenzato da una figura piuttosto singolare, uno dei primi ad occuparsi dei misteri egizi , il gesuita tedesco Kircher con la sua opera Sphinx mystagoga. Il Bernini si lascio’  molto influenzare dal gesuita e da questo insolito connubio nasce la spendida opera di piazza Navona, la fontana dei 4 fiumi .In questa fontana ritroviamo diverse conoscenze egizie, il Leone,. per esempio, emblema solare e animale sacro ad Osiride, nel mito gia’ precedentemente accennato Osiride viene ucciso da Seth, il cui animale  rappresentativo e’ l’ippopotamo, ebbene il significato etimologico di Ippopotamo e’ “cavallo dei fiumi” e cosi’ dal lato opposto al leone troviamo un cavallo con la criniera al vento che esce dalle acque.(FIG.5) La fontana dunque simboleggia l’eterno equilibrio egizio tra bene e  male, tra Osiride e Seth, tra il leone e l’ippopotamo…

Insomma l’Egitto “ha sede” anche a Roma.