Sciamanismo

di Clamary Gruppo Mizar e Monte Amiata

E’ nei popoli c.d. “primitivi” che riscontriamo normalmente rituali più vicini all’unione con il mondo che li circonda, un mondo fatto da elementi sia reali (le piante, gli animali, i fiumi, le nuvole etc) sia irreali, di solito un mondo di spiriti. E’ bene subito precisare che il termine “primitivo” risale alla corrente evoluzionistica per distinguere quella parte dell’umanità che non ha partecipato all’evoluzione culturale che ha portato alla civiltà moderna. Naturalmente oggi il termine è convenzionale e potremmo dire, per grandi linee e senza addentrarci in ulteriori questioni,che

“le civiltà primitive non sono inferiori ma solo qualitativamente differenti dalla civiltà moderna” (Brelich).

Qualsiasi breve excursus fra questi popoli rivela la presenza all’interno del gruppo di uno o più uomini addetti alla religiosità ed in particolare alla guarigione, divinazione e rapporto con gli spiriti.

Gli Andamanesi ad es., che vivono nelle isole Andaman  nel golfo di Bengala, chiamano lau esseri non-umani  identificabili con spiriti della natura o dei morti e gli oku-giumu “colui che parla di sogni” ovvero quegli  uomini che a seguito di qualche accadimento reale o immaginario (malattia grave che li ha portati ad uno stato di incoscienza o un presunto incontro con gli “spiriti”) stabiliscono rapporti permanenti coi lau e acquisiscono conoscenza sulle proprietà magiche delle cose divenendo così veggenti e intermediari nella cura delle malattie e nel dominio delle forze della natura.

Presso i Murghin, popolazione dell’Australia settentrionale, ogni caso di malattia o morte è attribuito all’opera di stregoni “neri” cui si contrappongono stregoni “bianchi” e solo gli uomini anziani realizzano il massimo contatto con il mondo sacro. I Wintu sono un popolo della California centro-settentrionale rimasti al livello economico della caccia e della raccolta ed hanno una figura sciamanica (una volta selezionata con estenuanti rituali) che opera diagnosi, presagi e guarigioni grazie alla trance e all’aiuto degli spiriti. La stessa figura la ritroviamo presso i Mundurucù dell’Amazzonia centrale come presso gli Ao-Naga della pianura dell’Assam in India.

La lista sarebbe lunga.

In poche parole si può sintetizzare che presso i popoli “primitivi” la figura di spicco e di contatto con il divino è lo sciamano.  Mircea Eliade definisce lo sciamanismo “una delle tecniche primordiali dell’estasi ed è, ad un tempo, mistica, magia e “religione” nel senso più lato del termine.“ e, come vedremo a breve,  ha una sua nascita geografica e delle caratteristiche proprie che lo distinguono dallo stregone. Lo sciamanismo è, per eccellenza, un fenomeno religioso siberiano e centro-asiatico perché in queste regioni si è sviluppato nella forma più completa; il termine deriva dalla parola tunghusa shaman (qualcuno che sa).

Come si diventa sciamano

Le vie di reclutamento sciamanico sono la trasmissione ereditaria e la vocazione spontanea che si manifesta principalmente con crisi isteriche, sogni, convulsioni, incontro fortuito con qualche sorgente di “potenza”. In ambedue i modi di selezione uno  sciamano viene ritenuto tale solo dopo  aver ricevuto l’iniziazione preceduta da un’istruzione d’ordine estatico (sogni, trance etc) e un’istruzione d’ordine tradizionale (nomi e funzione degli spiriti, linguaggio segreto, tecniche sciamaniche etc) impartite dagli spiriti o dai vecchi maestri sciamani.

Il fattore isterico ha portato alcuni studiosi a ritenere che lo sciamanismo sarebbe un fenomeno inizialmente solo artico dovuto all’influenza dell’ambiente sulla labilità nervosa degli abitanti delle regioni polari. Ma un epilettico non può realizzare la trance a volontà.

La tesi che assimila lo sciamanismo ad una malattia mentale è stata poi generalizzata ma è importante rilevare che l’esperienza sciamanica è comunque inusuale e anormale e lo sciamano  sperimenta il sacro con una particolare intensità e  realizza l’esperienza di essere “posseduto” dalla forma religiosa che lo ha scelto.

Proprio le esperienze patogene  sono già di per sé una iniziazione dal classico percorso passione, morte e resurrezione che appunto corrisponde a sofferenze quali torture iniziatiche (passione), isolamento psichico (morte) nel caso di malattie, smembramento del corpo, ascensione al Cielo e dialogo con gli dèi o spiriti, discesa agli inferi e colloqui con gli spiriti e le anime degli sciamani morti, ed infine rivelazioni nel caso di esperienze estatiche.

Fra le varie conoscenze che il futuro sciamano deve acquisire c’è il linguaggio segreto e la lingua degli animali; spesse volte le due cose coesistono nel senso che il linguaggio segreto è la lingua degli animali. L’apprendimento avviene attraverso un maestro o direttamente attraverso gli spiriti o, in maniera più particolare, mangiando carne di serpe. Apprendere il linguaggio degli animali significa poter comunicare con l’aldilà, circolare nelle tre zone cosmiche inferno, terra e cielo e ripristinare la situazione paradisiaca (il tempo del sogno che per gli Egizi era lo zep tepi o primo tempo) di quando l’uomo era immortale e parlava con loro e con le divinità.

Spesso, ma non sempre, il periodo di apprendimento è coronato da una serie di cerimonie di iniziazione o meglio di riconoscimento poiché l’iniziazione è avvenuta già. Ne riportiamo solo alcune.

Presso i Manciù si operavano nove aperture nel ghiaccio ed il candidato doveva entrare nella prima e uscire dalla seconda , dalla seconda alla terza e così via fino alla nona nuotando sotto il ghiaccio.

Tale prova è simile ad altre yogico-tantriche in uso nel Tibet e servono a dare prova del “calore psichico” che lo sciamano può produrre. Interessante è anche l’iniziazione  nella quale il candidato, a dorso nudo, viene purificato con il sangue di un becco che talvolta viene sacrificato sopra la sua testa; in alcuni luoghi egli deve perfino bere il sangue e ciò ricorda il rito principale dei misteri di Mithra, il taurobolio. Spesso l’iniziazione rappresenta l’ascesa al cielo espressa simbolicamente con l’ascesa rituale di un albero o di un arcobaleno ideale e di corde o semplicemente volando. I riti c.d d’ascensione danno allo sciamano la facoltà di volare e di divenire invisibile.

Passiamo ora a vedere due simbolismi importanti, quello del costume e quello del tamburo.

Costume rituale
Costume rituale

Il costume rappresenta un qualcosa di  diverso dallo spazio profano ed una volta  indossato permette di trascendere la realtà  e di stare a contatto con il mondo degli  spiriti. Ne esistono di varie fogge, più o meno ornati e bizzarri, in gran parte tendenti a fornire un corpo magico in  forma di animale, principalmente renna,  orso o uccello. Il costume che forse è ritenuto il più vicino alla cultura sciamanica siberiana è quello altaico, fatto di pelle di renna o di becco.

Una serie di fazzoletti o nastri cuciti al cappuccio rappresentano delle serpi la cui coda è forcuta; vi fanno parte anche  oggetti metallici fra i quali un piccolo arco  con frecce per spaventare gli spiriti. Dietro al cappuccio vi sono pelli animali e  due tondi di rame. Il collare è ornato da una frangia di piuma  di gufi neri e di gufi bianchi.

Talora il costume assume il simbolismo dello scheletro per rappresentare la morte e la rinascita dello sciamano; la forma più complessa la si trova presso gli Yakuti che usano un costume a forma di scheletro di uccello, in ferro. Del costume molto raramente fa parte la maschera anche se ne esistono rari esempi in asia meridionale.

In genere gli etnologi concordano nel ritenere  che il complesso maschere-culto degli antenati-società segrete iniziatiche appartenga al ciclo culturale del matriarcato, le società segrete avendo effettivamente costituito una reazione contro il dominio della donna.

Passiamo ora all’altro simbolismo, quello del tamburo. Il tamburo ha un ruolo di primo piano  nelle cerimonie sciamaniche ed ha generalmente  forma ovale ed è fatto di pelle di renna, pescecane o cavallo, è ricco di segni simbolici; in molti sogni iniziatici dei futuri sciamani viene fatto un viaggio mistico al Centro del Mondo dove c’è l’Albero Cosmico ed il Signore Universale ed è proprio da uno dei rami di questo albero, lasciato cadere dal Signore, che lo sciamano trae la cassa per il suo tamburo.

Quando non avviene ciò sono gli spiriti stessi a guidare verso l’albero da cui ricavare il tamburo.

Si passa poi ad animare il legno e la pelle che raccontano ciascuno la propria storia, si trascendono così il tempo e lo spazio. Il tamburo viene chiamato il cavallo dello sciamano in quanto all’inizio della seduta serve, percuotendolo, a chiamare gli spiriti e racchiuderli dentro ad esso per iniziare il viaggio estatico.

Sciamanismo e cosmologia

L’Universo viene ripartito in tre piani, Cielo, Terra e Inferi collegati da un asse centrale che passa per un foro; il microcosmo ripete il macrocosmo, infatti il pilastro centrale è caratteristico delle abitazioni primitive ma il pilastro, l’albero, il monte del mondo è anche stato familiare alle civiltà più evolute. Una precisazione importante è che mentre questi simboli servono a tutti per comunicare fra cielo e terra per gli sciamani si tratta di una vera e propria ascensione concreta e personale.

Un’immagine del Centro del Mondo è quella della Montagna Cosmica comune a molte mitologie più spesso integrata dal simbolismo dell’Albero del Mondo con cui, come abbiamo già visto, lo sciamano costruirà il tamburo, Albero che è il collegamento fra i tre mondi e ha sette rami.

Sette è un numero sacro. Quando nei riti di iniziazione lo sciamano sale sull’albero o sul palo vi sono intagliati sette o nove scalini rappresentanti altrettanti livelli celesti; come sette o nove sono i figli del dio celeste e sette sono i figli dello spirito della terra; gli idoli hanno sette facce presso gli Yuraki. Lo sciamano poi ha sette campanelli attaccati al vestito che rappresentano le voci delle sette figlie celesti. Presso i Samoiedi Yuraki il futuro sciamano resta disteso sette giorni e sette notti in uno stato d’incoscienza mentre gli spiriti lo fanno a pezzi e procedono all’iniziazione. Gli sciamani ostiachi e lapponi mangiano dei funghi con sette macchie per entrare in trance.

Il “calore magico”

Gli sciamani  possono incarnare lo spirito del fuoco emettendo fiamme dalla bocca, dal naso e da tutto il corpo; la signoria sul fuoco implica anche la resistenza al freddo; abbiamo già visto come una delle prove iniziatiche sia quella di immergersi nell’acqua e passare attraverso  fessure fatte nel ghiaccio. E’ questo calore mistico che denota lo stato superumano raggiunto con lo stato estatico. Si può facilmente avanzare l’ipotesi che l’uso di droghe sia un aiuto per il conseguimento di tali prove; il fumo di certe erbe e l’intossicazione danno lo stordimento proprio della transe ma molti etnologi ritengono che l’uso delle droghe  denoti  una tecnica secondaria ed inferiore nel raggiungimento dell’estasi.

Il volo magico

Due sono gli elementi che hanno portato alla caratterizzazione del volo magico, la raffigurazione mitica dell’anima sotto forma di uccello e la concezione degli animali quali psicopompi. Lo staccarsi dal corpo indica nel contempo estasi, autonomia e immortalità dell’anima. La mitologia ed i riti del volo magico si ricollegano al già detto bisogno dell’uomo di ricollegarsi con un mondo magico primordiale , di ripristinare quella condizione umana del primo tempo o tempo del sogno. L’idea dell’anima-uccello si ritrova in varie civiltà antiche; basti ricordare l’Egitto dove nel Libro dei morti il defunto ha le sembianze di un falco, o la Mesopotamia dove i morti sono raffigurati in forma di uccelli.

Il ponte

Un altro elemento presente nella tradizione sciamanica è il ponte il cui transito rappresenta il passaggio ad altro livello e si ricollega ancora una volta con l’antico mito del mondo primordiale; nell’èra paradisiaca un ponte collegava la terra al cielo e tale ponte era percorso normalmente perché non esisteva la morte; una volta interrotto il legame ecco che il passaggio è consentito solo ai morti o a coloro che riescono ad ottenere stati estatici ma con grande difficoltà e non senza aver superato numerosi ostacoli. E’ importante sottolineare che molti rituali, non solo sciamanici, costruiscono simbolicamente un ponte o una scala per collegarsi al cielo come comuni sono le difficoltà per percorrere il tragitto; scrittori e mistici sia islamici che cristiani fanno riferimento a un ponte sottile come un capello, o un ponte fatto di spade o coltelli, o nascosto sotto l’acqua o comunque protetto da animali ferocissimi e orribili. Superare il ponte significa superare la prova iniziatica ed avere quindi il potere di ripristinare il collegamento fra terra e cielo.

La scala

Altro elemento importante è la scala quale mezzo per salire o scendere, a seconda che si debbano raggiungere le vette celesti o le profondità degli inferi. Anche questo elemento si ritrova presso gran parte dei popoli. Gli Egiziani, sempre nel Libro dei morti, usano il termine asken pet (asken=gradino) per significare che la scala messa a disposizione da Ra per salire in cielo è una scala reale. Nei misteri mithraici troviamo una scala a sette gradini, Giacobbe sogna una scala la cui cima raggiunge il cielo e per la quale gli angeli del Signore salgono e scendono (Genesi), Maometto vede una scala che collega Gerusalemme al Cielo con angeli a destra e a sinistra attraverso la quale passano solo i giusti per raggiungere Dio, Dante vede nel cielo di Saturno una scala d’oro che sale vertiginosamente fino all’ultima sfera celeste e sulla quale salgono le anime dei beati (Paradiso, XXI-XXII), nella tradizione alchemica l’iniziazione è rappresentata da una scala a sette gradini.

Tutto, strumenti (il tamburo, campanelli etc) oggetti simbolici (la scala, il ponte etc) e tecniche psicofisiche ( sopportazione di stati e situazioni estreme) hanno come fine il raggiungimento di stati alterati di coscienza. A quali mondi si ricollegano gli sciamani e cosa vedono nei loro viaggi ? In alcune pitture rupestri vengono rappresentati esseri parte bestia e parte uomo (gli sciamani stessi?) o  esseri che, se non vogliamo accettare che abbiano visitato il nostro pianeta,sono o frutto di fervida fantasia o il resoconto di viaggi ultradimensionali. Tutto ciò potrebbe riallacciarsi a forme rituali sciamaniche antichissime o, come vogliono alcuni, alla rappresentazione di figure viste durante stati alterati di coscienza cerimoniali.

Facciamo un breve viaggio nell’arte rupestre del Paleolitico superiore ( da 40.000 a 12.000 anni fa).

Uomo-bisonte
Uomo-bisonte

A Fumane, a nord-ovest di Verona, sono state rinvenute figure rupestri fra le quali una  metà umana e metà animale, alta circa diciotto centimetri, con testa di bovino munito di corna, torso e braccia umane e gambe dritte. Qualcosa di simile si trova a Chauvet, in Francia, dove c’è la  figura di un uomo-bisonte, come a Hohlenstein-Stadel in Germania, dove questa volta c’è un uomo-leone, o nel nord della Spagna dove troviamo nella grotta de El Castillo di nuovo un uomo-bisonte.

Raffigurazione di sciamano o creatura misticaA Trois Frères, in Francia, troviamo una figura con occhi di gufo, naso a forma di becco, orecchie di lupo, corna di cervo, coda di cavallo, zanne di leone ma gambe, piedi e busto umani.

 

Incisioni rupestri della Valle Camonica

 

A Ceto, in Valle Camonica provincia di Brescia, nella Riserva Regionale di Ceto-Cimbergo-Paspardo ci sono queste incisioni rupestri del periodo Neolitico entro il quale si sviluppò la civiltà dei Camuni.

 

 

 

Ecco sono le pitture rupestri dell’altopiano del Tassili, Sahara meridionale, in Africa. 6000 a.C.

E non ci si può certo appellare ad una incapacità espressiva se solo si vedono le rappresentazioni seguenti, sempre a Tassili !

E ancora ecco cosa troviamo nelle Caverne di Kimberley (Australia) 5000 a.C.

… e sempre nell’Australia, 5000 a.C.

Un capitolo a parte per il raggiungimento degli stati alterati di coscienza va dedicato alle sostanze psicoattive. Le esperienze allucinogene costituiscono, scrive Hancock, l’esperienza religiosa chiave.

In Amazzonia l’ayahuasca, nelle foreste pluviali africane l’iboga, fra gli Atzechi e i Maya i funghi, le ninfee psicoattive e semi di convolvolo, negli USA il peyote, sono tutte piante dal potere       allucinogeno usate fin dall’antichità.

Mezzi alternativi sono costituiti da bombardamenti sensoriali, privazione del sonno, disidratazione, iperventilazione, attività fisica portata all’estreme conseguenze, stati mentali mistici o meditativi. Studiosi di neuropsicologia, al fine di giungere a risultati più rapidi, hanno utilizzato e sperimentato principi attivi estratti dalle piante già dette, come la mescalina estratta dal cactus del peyote, la psilocibina tratta da alcuni funghi e l’LSD, un allucinogeno di sintesi ottenuto dal fungo ergot.

E’ possibile che alcune piante o altri metodi aprano un canale di comunicazione col soprannaturale dal quale ricevere informazioni e che le entità soprannaturali possano influenzare le vicende terrene ? La scienza lo esclude anche se non mancano esempi di “illuminazioni” ottenute grazie a sostanze psicoattive. Francis Crick, co-scopritore della struttura del dna, quando lavorava al Cavendish Laboratory a Cambridge negli anni ’50 faceva uso frequente di lsd come strumento per pensare e potenziare le proprie facoltà mentali. Lui stesso aveva ammesso in privato con alcuni colleghi, cosa che fu riportata l’8 agosto 2004 sul Mail on Sunday londinese, che era sotto l’effetto dell’lsd quando nel ‘53 aveva intuito la forma a doppia elica.

Sempre Crick nel 1981 scrisse che il dna non poteva essere sulla terra per caso ma che una civiltà aliena aveva inviato quaggiù i semi della vita in forma di semplici batteri per sopravvivere ad un cataclisma preservando almeno il dna nella formula più essenziale. La cosa non ci stupisce se anche l’astrofisico Fred Hoyle si faceva promotore della teoria della panspermia immaginando che le spore della vita fossero trasportate  dalle comete.

Gli scienziati come novelli sciamani? E’ possibile che ciò che è stato per secoli il bagaglio di conoscenze e di esperienze tramandato dallo sciamanismo  sia ciò al quale oggi  la fisica quantistica si sta avvicinando tentando di darne una spiegazione scientifica ? Visione remota, poteri taumaturgici, viaggi nei mondi superni ed inferiori  con tutti gli altri fenomeni propri dello sciamanismo  possono davvero rimandarci ai concetti di non località, multiverso, dimensioni extra e Campo di Punto Zero ?