I significati del Cerchio in semantica

Realizzazione Verbale del Concetto di “Cerchio”

© Zoltán Ludwig Kruse

Presentiamo con orgoglio un saggio scritto per Acam.it da un caro amico.

Il “cerchio” è uno dei principali archetipi dell’umanità, se non, addirittura, quello più importante. Il “cerchio” è un simbolo universale di perfezione primordiale, di totalità, di simultaneità. Il “cerchio” riflette il cielo, il firmamento. Nel “cerchio” si manifesta l’infinito, l’eternità che non ha né inizio né fine ma anche il tempo che circonda lo spazio. Il “cerchio” è dinamica Unità celeste, divina; è movimento infinito, è compimento. Al leggendario personaggio Hermes Trismegistos, maestro di sapienza e fondatore della corrente filosofica nota come (h)ermetismo, è attribuita la frase: «Dio è un cerchio il cui centro è dappertutto e la cui circonferenza è da nessuna parte».

L. i. Mai Jpg.La parola-seme arcaica con cui, sin dai tempi più remoti, l’umanità esprime con incessante costanza il concetto generico di “cerchio” è GAR. Come le parole-seme arcaiche in genere, GAR è per principio variabile. Tratterò più avanti l’argomento della variabilità fonemica, che, essendo uno dei mezzi di realizzazione della differenziazione semantica, risulta di importanza fondamentale. Senza GAR, assieme alla ampia sfera di vocaboli che da essa deriva, l’umanità avrebbe delle serie mancanze e difficoltà nella comunicazione. L’espressione di una frase comune come «La coronante corsa lungo le curve del gran circuito è certamente dovuta ai cerchi del carro che girano» sarebbe praticamente impossibile. Ma per avere una idea ancora più chiara di cosa si tratta, esaminiamo alcuni esempi ricavandoli, nel quadro del lessico italiano, dalla marea di lessemi derivati da questa parola-seme arcaica: cuore (lat. cor), circolazione cardiaca, corpo, carne, reincarnazione, cardine, carcere, carcinoma, carriera, carro, carrozza, carrucola, carreggiata, carola, carosello; cerchio, cerchia, circolo, cercare, ricerca, ceramica, cereale, certosa, cervo, cervello, cerebrale, certo, certezza,  cernita, cerimonia; circa, circo, circense, circolo, circolare, circolante, circolatorio, circondare, circonferenza, circumnavigare, circoscrivere, circostanza, circostante, circuito, circuire; coro, corale, accordo, caro/a, carezza, harmonia, carisma, carità, cordialità, coraggio, ricordo, ricordare, ricorrere, ricorrenza, karma, corrente, corsa, correre, corso, decorso, decorrenza, decoro, corriere, corona, coronaria, cornice, incorniciare, corte, cortile, corteo, corteggiare, corteggiamento, corteccia, correggia, corolla; eroe (ted. Heros/Heroe, ingl. hero) cura/re, curatela, curatore/-trice, curia,  curva, curvilineo, curriculum, curiosità, curiosare; gara, gareggiare, giardino, sciarada, gerarca, gerarchia, germe, germinare, germoglio, germogliare, giro, giramento, girandola, girante, girare, girone, ghirlanda, girotondo, girovagare, giorno, giornaliero ecc. Come si può notare, la parola-seme arcaica GAR, per sua natura variabile e base indispensabile di questi sviluppi, spesse volte viene usata in senso figurato, traslato. Tutte queste voci, e molte altre ancora, vengono utilizzate, dagli esseri umani che comunicano con la parola, con presuntuosa sicurezza ma senza la consapevolezza del sottile “gioco” di variazione creativa che rimane nascosto. Da questo “gioco”, spesso inconscio, cercherò di togliere il velo.

Cerchi di Pietra

Rujm el-Hiri  is an ancient megalithic monument, consisting of concentric circles of stone with a tumulus at center. It is located in the Golan Heights, some 16 kilometres east of the eastern coast of the Sea of Galilee. The picture shows an aerial view of the archeological site. Photo by Itamar Grinberg.
Rujm el-Hiri is an ancient megalithic monument, consisting of concentric circles of stone with a tumulus at center. It is located in the Golan Heights, some 16 kilometres east of the eastern coast of the Sea of Galilee. The picture shows an aerial view of the archeological site. Photo by Itamar Grinberg.

Il “cerchio” come figura ○ compare in una serie di variazioni formali tra cui: sfera, globo, anello ◎, occhio, corona, palla, bolla, pallone, disco, ruota, scudo, cintura, girandola, labirinto, mandala, trottola, mela, uovo e altre ancora. Nel mondo si conoscono un gran numero di strutture a forma di “Cerchi di pietra” realizzate nell’“Età della pietra” come per esempio: Göbekli Tepe, Stonehenge, Avebury, Durrington Walls, Knowlton Circles nel Dorset, gli Anelli di Maumbury, Mayburgh Henge, il Grande Anello di Brodgar nelle Isole Orkney, il Grande Cerchio a Stanton Drew nel Somerset e molti altri ancora.

Come avevo riferito nella parte finale della mia relazione precedente (“Origine e Significato della parola-seme KI/QI/CHI”), la notevole relazione di ampliamento lessicale kör che ricorre nella lingua magyar/ungherese, esprime il significato di “pietra”, “cerchio”. Vuol dire che kör “cerchio” include “pietra”. Ma questo aspetto è solo una parte della realtà. L’altro aspetto è che nella parola-seme kör è incluso, nello stesso modo, anche őr che significa “guardiano/a”. Quindi in kör coesistono e őr. L’equazione: + ör = kör, “pietra” + “guardiano/a” = “cerchio” risulta molto preziosa poiché ci svela il messaggio: “Guardiani di pietra formano il cerchio”. Inoltre il plurale di őr, che è őrök “guardiani”, rivela un’interessante assonanza a örök che significa “eterno”, voce affine a öreg “vecchio, attempato”, rég “da molto tempo” (si noti come sia rivelatrice la relazione di riflessione tra rég e gér/kör: rég | gér > kér “prega” > kör > kor “epoca, età” > hír “messaggio” che gira), régi “vecchio/a, antico/a” (régi | igér “promette”), rege “favola, racconto” (cfr. ind. Rāga “racconto” musicale improvvisato sulle note di base della scala del Rāga, con variazioni e con “cicli” che si ripetono all’interno di cicli/giri più vasti), regény “romanzo”, rejt (g > j) “nasconde, cela”, rejtély “enigma”, regös “cantastorie, aede, rapsodo”. Utilizzando creativamente il gioco fonemico, a partire da questa realtà lessicale coerente possiamo formulare la seguente frase rivelatrice: A régi kő körök rejtélyt rejtő örök őrök “I vecchi cerchi/circoli di pietra sono eterni guardiani che celano un/(degli) enigma/(i)”.

Cielo e Grande Cerchio-Disco Sole

Figura 4: ecco una rappresentazione del faraone Akhenaton con la moglie Nefertari e le sue figlie: da osservare i crani dell bambine e dei genitori.
Figura 4: ecco una rappresentazione del faraone Akhenaton con la moglie Nefertari e le sue figlie: da osservare i crani dell bambine e dei genitori.

Dagli albori della sua esistenza l’homo sapiens è sempre stato stupefatto dall’incommensurabile profondità del cielo (rum. cer) pieno di stelle luccicanti che danzano il loro girotondo intorno al simbolico “chiodo” rappresentato dalla stella polare. Ed è stato altrettanto impressionato dalla gloria del grande cerchio Sole (rum. soare) che sorge a levante e compie i suoi giri giorno per giorno. Tutti quanti ammiriamo il sorgere del Sole e siamo incantati dallo splendore del grande “cerchio-disco” aureo ⊙ che stimola e mantiene la vita sulla Terra. Siamo affascinati da quel circolare “occhio” divino con la sua vistosa corona ☼ , specialmente durante un’eclisse; da quell‘“occhio” raggiante sulla volta celeste in cui si manifesta l’onnipresenza e l’onnipotenza di Dio/Sole. Gli antichi egizi veneravano Ḥr/Hor/Horo/Horus, come dio del cielo, dei mondi e della luce, dio che ha la sua ipostasi nel falco. Veneravano, inoltre, il Sole, sia come dio Ra/Rha/Rê, sia come dio Aton. Ra spesso rappresentato simbolicamente con un “occhio” (l‘occhio di Ra, conosciuto anche come l‘occhio di Horus), veniva raffigurato in forma antropomorfa con una testa di falco sormontata dal disco solare circondato dal serpente ureo; Aton, invece, veniva illustrato con la immagine del disco Sole stesso. Ma questa visione circolare, sferica dell’universo da parte dell‘ essere umano dove nasce? Nasce,ovviamente, nel cervello, organo principale del sistema nervoso centrale, contenuto nel cranio sferico, grazie agli occhi, organi principali  di senso dell’apparato visivo, anch’essi sferici, che ricavano informazioni sull’ambiente circostante attraverso la luce, proveniente dal Sole.

 Signore Dio Creatore

Tanti sono i templi costruiti dall’essere umano sin dal neolitico.In essi egli venerava il “Signore Dio Creatore”. E tante sono oggi le “Case del Signore” (aeg. Hor, gr. Kyrie “Signore”, sanscr. Guru “Maestro”, mag. Góré “capo”, ted. Herr, ingl. Sir, Sire; Krishna, Cristo), ovvero le “chiese” cristiane (ted. Kirche, ingl. church, sved kyrka, russ. zerkóv; da gr. kyriakón “ciò che appartiene al Signore”, kyrikón “casa di Dio”), locali sacri in cui “Dio Creatore” viene lodato dalle “voci” di vari cori e organi e nei quali viene offerta e ingerita la sacra, “circolare”, ostia di “corpus domini”, il “corpus Christi” dell’Eucarestia (gr. eucharisto “rendo grazie”). Durante le feste dell’equinozio di primavera, invece, vengono mangiate le circolari focacce pasquali.

Nei paesi scandinavi la festa della nascita del “Signore”, ovvero il Natale – in magyar/ungherese Karácsony (cfr. kerecsen “(falco) cherrug” – aeg. Horus), in ted. Weihnachten (“Notte della consacrazione”), in ingl. Christmas ecc. – si chiama Jul (cfr. mag. gyúl [dju:l] “si accende”, járgira”). La festa è, ovviamente, connessa al solstizio di inverno che è il periodo più buio e freddo dell’anno. Ed è il momento miracoloso della rinascita del “Signore”, del Sol invictus, quando l’indebolita luce del Sole ritorna a crescere e a rinforzarsi con ogni giro giornaliero. In questa occasione, come peraltro anche a Pasqua, nei paesi dell’Europa settentrionale sulle alture venivano “accese” e, dall‘alto fatte rotolare/girare grandi ruote-croci solari chiamate anche “Croci di Wotan/ Odino”: ⊕.

Da questo rito nordico di rotolamento di “grandi cerchi-croci” ⊕  “accesi” emerge che lo stesso concetto di “grande, grandezza, grosso”, ted. “groß“, “Größe“, fr. “grand, grandeur”, ingl. “great, greatnes”, growcrescere” ecc. – come peraltro anche quello di creazione, creatore, creare, ted. “Kreation, kreieren”, lat. creāre, creātor, ingl. creation, creator, to create ecc. – sono derivati dalla parola-seme arcaica GAR/KIR/körcerchio” rispettivamente GAL con la liquida alternata (GAR > GAL) “grande” (Labat, Deimel s. no. 343), KAL (L., D. s. no. 322) “essere forte, potente” e ŠÁR (GAR > CHAR > ŠÁR, L., D., s. no. 396; cfr. ingl. fr. car > char, chariot) “3600; totalità”, AN.ŠÁR “dio primordiale”, ŠÀR/LUGAL, acc. šarru, (L., D., s. no. 151; combinazione di LÚ “uomo” e GAL “grande”) “re”, “Signore”, “primo elemento di molti nomi divini”. E questo nesso è facilmente ripercorribile, poiché il “Signore” disco-Sole che espande i suoi raggi di luce e calore  – in aeg. Ra, Hor (Ra | Ar > Hor), in devanāgāri/sanscr. Surya, in gr. helios, in lat. sol, in it. sole, in rum. soare (cfr. mag. szúr “punge, picchia”, szór “espande, diffonde”, szórja “li espande”) –  quando “sorge si leva/innalza/ingrandisce” (mag. kel) sull’orizzonte a “levante” (mag. kelet) e cala a ponente, appare come un grande e grosso cerchio-disco. Eccolo confermato nella frase applicativa magyar/ungherese: A forgó piros nap-korong egyben: kel és kör «Il vorticante rosso disco solare è in uno: sorge/lievita/ si ingrandisce e cerchio».

Corona Reale

coronaLa gloriosa apparizione del disco-Sole splendente ha suggerito anche la scelta della “corona” come simbolo di sovranità. Difatti, già da tempi antichissimi, la circolare corona orna le teste di sovrani, di “re” e “regina”. Dal titolo originale di sovrano kingir/šumero LUGAL “re”, tramite l’inversione della sequenza delle due parole-seme costituenti (LU-GAL > GAL-LU) e ulteriore variazione fonemica (gal > gar > kir; lu | ul > ály), in magyar/ungherese deriva il titolo király “re, lat. rex ”, che in diverse forme di variazione si ritrova anche in molte altre lingue europee; così per esempio in: russ. korol, lett. karalis, rum. crai, rege,  sorb. kral, cec. král, pol. król, slov., cro., bos. e ser. kralj. La “regina”, invece, in magyar viene chiamata királynő  (rad. lett. “re-donna”). L’interpretazione  offerta dalla sumerologa ungherese Veronika Marton (martonveronika.blog.hu) a tale proposito viene a completare il quadro della situazione: KIR/kör “cerchio”, HAL/halad “avanza(re), va avanti”, di cui KIR.HAL “va in giro/circumambula”.  Riguardo a ciò è da ricordare che in tempi antichi, e ancora nel medioevo, i “re” magyar/ungheresi solevano “andare in giro” in  incognito, per potersi rendere conto direttamente di come andavano le cose nel reame. Comunque sia, dal titolo di sovrano király/korol “re”, tramite un ulteriore gioco di variazione fonemica, sono derivati molti nomi propri maschili e femminili come per esempio: Károly, Carol, Carlo, Carla, Carlotta, Carola, Carolina, Karl, Karolin/e, Charles, Charlotte, Cirillo, Kyrillos, Kiril, Chiril, Cyrillus, Coireall, Zirilo, Gerald, Geraldo, Geraldine ecc.. Altri nomi invece, come per esempio: Kyros, Ciro, Ciriaco, Curcio, Kore, Cora, Carina, Corona, Cornelia, Cornelio, Quirico, Quirino, Giorgio, Giorgia, Gert, Gerda, Gerhard, German, Hermann, Herbert, Georg, Schorsch, George, Gheorghe, Georgios, Herkules, Karcsi, György, Gergely, Gyuri, Yuri ecc. sono stati sviluppati, direttamente, dalla parola-seme arcaica GAR/KIR/körcerchio”. Ma pure il titolo latino rex, gen. regis (regnum, regere/regnare; ted. Reich, da celt. rīgs),  connesso al sanscr. rājā “re”, trae origini dalla parola-seme GAR/ker/kör, essendone la variata forma riflessa, cioè retrograda: ker | rek > reg > rig > rex. Sono tutti quanti nomi “parlanti”, questi, evocativi del grande, celeste “Signore re-Sole”, origine dell’archetipo “Cerchio”.

Uroboros

midgard_serpentUn segno circolare importante nella cultura dell’umanità è il serpente-dragone Uroboros che si morde la coda, formando un cerchio senza inizio né fine. Di antica origine egizia, l’Uroboros costituisce il principale simbolo dello gnosticismo. Simboleggia la forza che si consuma e si rigenera di continuo, l’unità universale come eterno ritorno ciclico e, con ciò, l‘ immortalità. Nelle illustrazioni alchemiche il dragone Uroboros è rappresentato bicolore: verde all’interno, rosso all’esterno . Colori, questi, che trasmettono il doppio messaggio di “inizio” e “traguardo”. Difatti in Alchimia il colore rosso è associato all’obiettivo della “grande Opera”. La lettura in chiave magyar/ungherese del nome Uroboros risulta Úr a piros “Signore è il rosso”, un significato che convalida pienamente questa alchemica circostanza. L’Uroboros mostra, poi, una ovvia parentela con la Midgardschlange/ Miðgarðsormr della mitologia norrena, il grande “Serpente di Miðgarð” chiamato altresì Jörmungandr che significa “demone cosmicamente potente”.

Cerchi vari

Nei nostri giorni invece, dall’inizio degli anni ottanta, sono apparsi gli enigmatici “Cerchi nel grano” o agroglifi, in inglese chiamati “crop circles”, in ted. “Kornkreise” o Geoglyphen. Prima in Inghilterra, poi quasi in tutto il mondo, anche in Italia e in Germania. Esistono, poi, anche i cosiddetti Fairy rings (ingl.), Feenkreise/Hexenkreise (ted.) “Cerchi di fate/streghe”. Si tratta di figure di crescita semicircolari e spesso circolari dei carpofori/sporofori create dalla crescita simultanea in tutte le direzioni del micelio fungino. Il nome tedesco risale alla credenza popolare; questi cerchi venivano visti come luoghi di incontro di streghe e fate, per cui erano considerati “magici” e il loro calpestamento era sconsigliato o talvolte proibito. Spesso si parla, poi, ovviamente in senso figurato, di “cerchio” famigliare (il più piccolo è quello “in tre” mag. hárman), di “ciclo” delle rinascite (cfr. ted. Kreiscerchio”, kreisengirare/circolare”, kreißen “partorire”; v. il “cordolo”, ovvero la antica “correggia/cintura” propiziatoria per le donne partorienti), di circuito carmico, di “cerchi” di simpatizzanti, appartenenti, seguaci, discepoli o membri di comunità religiose e associazioni culturali-artistiche o sportive, di “cerchi” corali/cantori o strumentali. È di grande attualità, poi, il molto temuto circulus vitiosus “circolo vizioso” (ted. Teufelskreis, trad. lett. “Cerchio del diavolo”) della crisi, dal quale è difficilissimo uscire. Ne parlerò in una relazione futura.

GAR

Come menzionato in apertura, GAR è la parola-seme arcaica con cui l’umanità già da millenni esprime in maniera costante il concetto generico di “cerchio” ○. Come avremo modo di constatare, si tratta di una parola-seme variabile, quasi camaleontica, di costante utilizzo universale con cui l’umanità esprime tutto ciò che è connesso all’idea generica di “cerchio”. Attraverso il gioco creativo di variazione dei fonemi propri alla parola-seme si realizzano le forme di mutamento con le quali viene raggiunta la differenziazione semantica del significato di base, complessivo. Il quadro della variabilità della gutturale/velare sonora /g/ e sorda /k/  è alquanto ampia: g > gy/gj > j > h; k/c/q > ch > h > sh > th/ts > tʃ > s > z. Ugualmente quello delle vocali usate, in pratica, tutte. E, infine,  la liquida /r/ può alternarsi con la /l/ (che a sua volta può palatalizzare: l > ly/j), come per esempio in: rum. cer > lat. caelum, it. cielo, fr. ciel. Questo gioco di variazione fonemica viene ancora arricchito dalla permutazione dei fonemi (cratere, car > cra; arco, car > arc, arch), comprendente l’inversione (riccio; cir | ric). Le forme di permutazione più frequenti di GAR/kir sono GRA/kri e RAG/rik, talvolta anche ARG/irk. Per ottenere un’idea del risultato sonoro di questo “gioco” creativo e della complessità delle forme di variazione, interconnesse fra loro, che ne derivano, sarà utile esaminare con attenzione alcuni esempi: GAR, GIR/QIR/ KIR, GUR, GÚR, KÍR, KAR (in kingir/šumero) kör, kel, kar, kor, kór, kár, kér, gar, gyár, jár, gyúr, gyűr, gyűrű, gyúl, húr, hír, here (in magyar/ungherese), car, hour, choir, quire, gal, girl, heart, cairn (in inglese), Uhr, Ohr, Gör, Chor, Gurt, Kur, Kür, Ger, Gier, Heer, Herz, Karre (in tedesco), ciel, cul, jour, cœur, cour, cure, cours (in francese), cer, cur, cor, har, jur, gură (in rumeno),  cor (in latino), cielo, giro, cuore, culo, coro, carro (in italiano), cír, cull, ҫel, gir, gój, gjír, hir, kór, kul (in albanese) ecc.. Queste sono solo una parte delle forme di variazione semplici alle quali si aggiungono, ovviamente, le forme di parole-seme permutate. Quindi ci si può rendere conto facilmente che la situazione si rivela molto ma molto complessa.

Scopriamo, a questo punto, i significati delle parole-seme sopraccitate. Prima di tutto quelle arcaiche del lessico kingir/šumero, che, beninteso, costituiscono i lessemi documentati più antichi dell’umanità: GAR (L., D. s. no. 597) “raccogliere, somma, totalità”, “curvarsi”, “circondare, incorniciare”, “regalare”; GIR/QIR/KIR (L., D. s. no. 346) “bambino/a”, GÚR “curvarsi” (L., D. s. no. 362), GUR (L, D. s. no. 111) “girarsi, trasformarsi/voltarsi”, GIR4, acc. kīru (L., D. s. no. 430) “forno”, ᵈGIR4-KÙ Nergal, ᵈᵘᵍGIR (L., D. s. no. 346) “un grande vaso” (con circolare apertura), KÍR (L., D. s. no. 424) “cuore” (cfr. lat. cor, fr. cœur, spa. corason, ted. Herz, ingl. heart), GIGIR (L., s. no. 486) “carro” (cfr. mag. szekér), GAR (D. SA. – Šumerisch-Akkadisches Glossar – s. no. 42) “circondare, accerchiare, recintare”, KAR (D. SA. s. no. 142) “accerchiamento”; KUR (L., D. s. no. 366) “montagna, paese”, “prendere, raggiungere”, “brillare, apparire”, “sorgere di una stella”, KUR-GAR “prostituta” (cfr. mag. kurva, rum. curvă , ted. Hure); KAR (L., D. s. no. 376) “argine, diga” (cfr. mag. kar “braccio”, di cui lo sviluppo karol “abbraccia, incornicia, argina”), “centro commerciale, magazzino”, “pagare, importare, (ri)fornire”, “salvare” e “rifuggiati” (cfr. mag. körcerchio/circolo”, gyűrű “anello”, kert “giardino”, keret “cornice”, karám “cortile, stabbio”, ingl. kraal, ted. “Kral”, port. corrál “posto recintato/circondato, recinto di bestiame”).

Continuiamo con l’esaminare i significati corrispondenti alla costellazione di nude parole-seme del lessico magyar/ungherese: körcerchio, circolo, ciclo, associazione, giro, cerchia, sfera/regione, circosritto, orbita”; kér “(ri)chiede(re), prega(re) (lat. precārī, rum. cere), domanda(re), rivendica(re)”; kar “braccio” (membro curvo con cui si abbraccia/accerchia), coro (cerchio/circolo di cantanti)”;  kor “età, era, epoca, tempo” (v. l’ombra del gnomone della meridiana che gira e le lancette d’orologio – da lat. hora “ora”, horologium  – che girano anch’esse; Chronos, divinità orfica del tempo); kór “morbo, malattia, male, sofferenza, affezione”; kár “danno”; gar (flusso, corrente di) “voce” (garat “faringe/laringe”); hár “tre” (forma breve di három; hárman essere “in tre”), gyár “fabbrica” (rapida fabbricazione di prodotti condizionata da una moltitudine di cerchi giranti); járgira, cammina”; gyúr “rulla(re), spiana col matterello, massaggia, impasta”; gyűr “spiegazza(re), sgualcia(re)”; gyűrű “anello”, gyúl “si accende” (cfr. Jul e  la Croce di Wotan) , húrcorda” (tesa di strumento musicale che emana suono in giro); hír “messaggio, notizia” (che gira/circola); here “testicolo” (l’organo riproduttivo della grande corrente di semi). Ovviamente, da ogni elemento di questa costellazione di nude parole-seme vengono sviluppate famiglie di lessemi derivati. Per dare una idea della complessità dell’argomento ecco un esempio; da kör/gör vengono sviluppate: körös “cerchiato, circolare”, köröz “accerchia(re), circola(re), gira(re)”, körző “compasso”, körözött “guarnito, crema (girata)”, körül “intorno”, körös-körül “tutt’intorno”, görgő “rullo”, gördül “rotola(re)”, görbe “curvo, curvato”, görbül “si (in)curva”, körbe “attorno”, környék “dintorni”, környez “gira intorno, incorona(re)”, környezet “ambiente (circostante)”, körülmény “circostanza”, körözvény “(lettera) circolare”, körzet “circoscrizione, distretto”, körülményes “circostanziato”, körít “guarnisce”, körítés “guarnizione”, köröm “unghia” (karom “artiglio”), körmöl “graffia(re), scarabocchia(re)”, körmölés “graffiatura, scarabocchio” ecc..

Proseguiamo con l’esaminare i significati relativi alle parole-seme del lessico inglese: car/chariot “carro”, hour ora”, choir coro”, gal “piccola, ragazza”, girl “ragazza”, heart “cuore”, cairn “tumulo circolare a collina”; di quello tedesco: Uhr ora, orologio”, Ohr orecchia/o”, Gör “bambino/a, marmocchio”, Chor coro”, Gurt “cintura” (“correggia”), Kurcura”, Kür “scelta, cerchio di esercizi (sportivi)”, Ger “giavellotto” (arma da guerra; utilizzata anche nelle gare di tiro al circolare bersaglio), Gier “imbardata”, Heer “esercito, armata”, Herr “Signore”, Herz “cuore”, Karre “carro”; di quello francese: ciel cielo”, cul culo”, jour giorno”, cœur cuore”, cour corte”, cure cura”, cours corsa”; di quello rumeno: cer cielo”, cur culo”, gură “bocca” cor coro”, har grazia”, jur “dintorni, circostante”, oră “ora”, horă “girotondo”; di quello latino e italiano: cor, cielo, giro, cuore, culo, coro, carro; e di quello albanese: cír/ë corteccia, scorza”, cull “bambino”, ҫel “aprire”, gir “manubrio”, gój/ë “bocca”, gjér ghiro” (cfr. ted Hamsterrad, ingl. hamster/running wheel “ruota del ghiro), gjír gorgo, vortice”, hir grazia, amore, kór coro”, kul/ac “focaccia”. Ovviamente, si potrebbe andare avanti a lungo.

Körök kerek korok

Di particolare interesse è, in magyar/ungherese, la ricorrenza delle tre parole palindromo assonanti  körök – kerek – korok significanti “cerchi” – “rotondo” – “epoche”. Körök è plurale di körcerchio, circonferenza, cerchia, circolo, giro”; kerek “rotondo” è sviluppo di kör/ker; mentre korok è plurale di kor “era, età, epoca”. Lette insieme come Körök kerek korok rendono il significato: “Cerchi/giri sono (ro)tonde epoche”. Lette in senso retrogrado Korok kerek körök rendono invece: “Epoche sono (ro)tondi giri/cerchi”. Ora, tramite una lieve variazione vocalica (e > é [ɜ > e🙂  da kerek “rotondo/a” si ottiene la voce kerék “ruota”, di affine significato. E il “veicolo” munito di ruote, che è il “carro”, si chiama coerentemente szekér, essendo assonante e semanticamente affine a devanāgarī/sanscr. chakra “ruota, disco, cerchio, centro”, in ambito tantrico anche “circolo” di culto tantrico, cakrá “veicolo, carro”; la combinazione szekér-kerék significa per conseguenza “ruota/cerchio di carro”. Infine ecco una frase di espressione verbale unitaria in cui tutte le parole costituenti sono sviluppi della parola-seme GAR/gir/kör: A harci-szekér kerek kerekei gyorsan gördülnek “Le rotonde ruote del carro di guerra rotolano/girano velocemente”.

Ger e Gar

Il “cerchio” mag. kör costituisce la base di costruzione delle tende dei nomadi. I più conosciuti sono il Tipi dei nativi nordamericani  e la Yurta dei popoli nomadi dell’Asia, tra cui mongoli, uyguri, kazaki e uzbeki. In mongolo il termine Yurta/Jurta viene espresso con la nuda parola-seme Ger, base dello sviluppo Yurta (Ger > Jer > Yur). In tibetano, invece, ricorre la forma quasi identica Gár con il significato affine di “residenza stagionale di nomadi” (cfr. mag. kör “cerchio”, gyűrű “anello”, karám “cortile, stabbio” vincolanti, kert “giardino”, keret “cornice”, port. corrál “posto recintato, recinto di bestiame”). Il cerchio semantico si allarga con le voci: kàru “grande” (cfr. Kingir/Sumer GAL); gor/gorva “circonda” (cfr. mag. körbe “intorno, in giro”); kòrdu “intorno” (cfr. mag. gördül “rotola”); gur “dammi” (cfr. mag. kér “richiede, prega”) ecc..

Karma

Ricordiamo in questo contesto anche il noto termine sanscrito karma (orig. kárman, dalla radice verbale sanscr. kṛ avente il significato di “fare” o “causare”, presupponendo la condizione di “creare qualcosa agendo”; cfr. mag. körcerchio, circolo” – a kar “il braccio” –  akar “vuole”; agr. kraínō “realizzare”, lat. creo-are “creare”), d’uso nelle lingue occidentali, presso le religioni e le filosofie indiane. Karma indica il generico “agire” volto a un fine condizionato dalla legge di “causa-effetto”. Il karma vincola gli esseri umani al samsāra, ovvero al ciclo/giro/cerchio delle rinascite, ai circuiti karmici (v. i simboli del cerchio delle rinascite sulla grande ruota del carro del dio Sole Surya nel tempio di Konarak). Come al solito, anche in questa circostanza, il dizionario etimologico (Wikizionario: Origine del termine Karman) non esita a rivendicare la “presunta/supposta” origine indoeuropea, segnata con tanto di asterisco *, affermando che «La sua radice indoeuropea corrisponde a *kwer (atto sacro, atto prescritto) e la si riscontra nel latino caerimonia da cui, ad esempio, l’italiano “cerimonia” o l’inglese ceremony». E preferisce ignorare completamente la realtà della ampia costellazione incentrata sulla parola-seme arcaica GAR presentata in questa relazione.

Per quanto riguarda la denominazione “sanscrito”, la sua forma originale è devanāgarī, significante lett. “Scrittura della Città dei saggi”. La parte iniziale Devá, come sostantivo, significa “divinità” o un “dio”, mentre come aggettivo indica “divino”, “celeste”. La parte seconda Nagari invece, contenente la parola-seme arcaica gar, esprime il concetto di “città” (cfr. Nagari situata nello stato dell’Andhra Pradesh e Nagar situata nel distretto di Bharatpur nello stato federato del Rajasthan), ovvero località in cui convivono “tantissimi esseri umani” creando, ovviamente, un “gran vociare e vociferare”. Il significato della assonante espressione magyar/ungherese nagy gar “grande (corrente di) voce/i”, cioè “grande popolo”, risulta alquanto interessante, poiché convalidante. Gar ricorre, di conseguenza, anche come secondo elemento in alcuni etnonimi, come per  esempio: Kan-gar/Hun-gar, Bul-gar, Bash-kir, Uy-gur ecc..

“Bambino” – “bocciolo”

L’origine essenziale di un “popolo” è il “bambino” (šum. GIR, mag. gyerek, ted. Gör, ingl. child) ovvero il “terzo” membro della famiglia procreato dalla coppia di genitori madre-padre (cfr. mag. három “tre”, hármas “trio, trino, triade”, hárman “in tre”). Per fini di sopravvivenza i “bambini”, questi “boccioli” umani, sono dotati dalla natura di una “voce” penetrante. Tanti vocianti “bambini” crescono, diventano giovani, maturi e a loro volta genitori di altri, nuovi bambini vocianti. L’esponenziale processo di procreazione generazionale è la via che porta alla formazione di cerchie o “anelli” (mag. gyűrű) famigliari, di clan, di tribù, di nazioni e popoli “vocianti”. Di conseguenza lo sviluppo gyerek significante “bambino, giovane, fanciullo” è più che mai appropriato. La voce mag. gyerek “bambino” corrisponde all’assonante termine egizio khered che appare nel noto nome della divinità Hor pa Khered, in gr. Arpokrátes, in lat. ‪Harpŏcrătēs, significante “Hor/Horus il Bambino / quello Giovane”. La lettura in chiave magyar/ungherese di Hor pa Khered è del tutto giustificato, poiché rivela il convalidante significato: Kör-be Gyerek “(Gira) intorno Bambino/Giovane” o Kör-fi Gyerek “Figlio-di-Cerchio Giovane”. Particolare interessante è la realizzazione del significato “bocciolo” in magyar con la varibile forma inversa di gar che è rügy. Questa metaforica connessione tra “bambino” e “bocciolo” la si trova confermata in un dipinto nella tomba di Tut-Ankh-Amen che mostra il “giovane” faraone mentre sorge da un “bocciolo” di loto.

Haruspicina

etruschi-5Notoriamente nella corrente di “voce” gar si manifesta lo stato di emozione la cui sede è il fegato. Questo grande organo, che nell‘ essere umano costituisce la centrale del sangue e la radice del sistema venoso, è connesso soprattutto alle emozioni di “rabbia, furia” e di “coraggio”. Di conseguenza la parola-seme arcaica gar ricorre appropriatamente in una moltitudine di lessemi che esprimono questi stati di emozione. Il fegato è l’elemento centrale dell‘ arte divinatoria etrusca chiamata, appunto, aruspicina (dal lat. haruspex “divinatore”; haruspicina “aruspicina”, haruspicinus “aruspice”, hariolari “vaticinare”, hariolus “vaticinatore, indovino”). La religiosa, naturalista e santa della chiesa cattolica Hildegard von Bingen (1098-1179) esprimeva il seguente pensiero degno di nota: «Il cuore ha la proprietà della conoscenza, il fegato dell’emozione, il polmone della foglia (della trasformazione, mobilità ?), la bocca serve alla mente come via, un portavoce per ciò, che l’essere umano presenta, e una accoglienza dei rinfreschi del corpo; e essa parla, non ode però, mentre l’orecchia ode, ma non parla» (La creazione di Adamo). Ma, ci chiediamo noi, l’orecchia che non parla, cosa ode? Ode ovviamente la “voce” gar/har che manifesta harmonia o disharmonia.

Coerente sviluppo della parola-seme mag. gar (corrente di) “voce” è garat “faringe”, che in ted. viene espresso con la voce Rachen. Essa rivela una chiara affinità a garat in quanto la base Rach- risulta forma retrograda di gar: gar | rag > Rach-. Ugualmente interessante anche il gioco fonemico: garat | tarag > torok che in magyar porta alla differenziazione semantica di: “faringe” – “gola”.

Origliando con spirito investigativo nelle lingue circostanti a noi, rinveniamo facilmente una serie di vocaboli sviluppati dalla parola-seme gar “voce”; così per esempio: lat. garrīre “chiacchierare”, it. garrire, garrito, garrulo, garrotta, rum. grai “linguaggio, parlata, dialetto”, grăi “parlare, vociare”, ted. Gurgel, ingl. gullet “gola”, ingl. to gargle/gurgle, gargling,  ted. gurgeln, fra. gargariser, gargarisme “fare gargarismi; gorgogliare”, ingl. garrulty “verbosità, chiacchierosità”, russ. górlo “gola”, gortánj “laringe” ecc.. La corrente di “voci“ che gira nelle cerchie di amici si chiama, peraltro, comunicazione.

Hercle, Hercules, Ercole

ercoleTutti conoscono l’espressione: “avere fegato” usata per indicare “avere coraggio” o “esser coraggioso”. La mitologica figura di Hercle/Hercules/Ercole/Herkules, nome in cui la parola-seme arcaica GAR ricorre ben due volte (Her + Cul/Col/Kul), è il prototipo di “forza”, “eroismo” e “coraggio”. Una forma lievemente abbreviata di Herkules è Harka/Horka, un titolo di comandante usato dalle tribù magyare nel IX e nel X secolo, prima ancora della fondazione dello stato nel bacino dei Carpazi. La seguente sfera di voci, sviluppate ancora dalla base di parola-seme arcaica GAR, forniranno chiarimento circa il nome Herkules, che si rivelerà un vero e proprio nome che si autocomunica, insomma, un cosiddetto “nome parlante”.

In latino: garrire “chiaccherare” (vociare), harpax “rapace”, hērōs “eroe”, horrificāre “spaventarsi”, horror “orrore”, hortārī “stimolare”, hortātiō “stimolazione”, certāmen, certātiō “gara, competizione”, hērōicus “eroico”, Hercules ecc. In italiano: gara, gareggiare , garrire,  garbuglio, guerra, guerriero, guerreggiare, guerriglia, guerrigliero, querela, querelare, coraggio, coraggioso, (h)eroe, Ercole (gr. Herakles “gloria di Era”; mag. erő “forza,”) ecc. In rumeno: gură “bocca”, grăi “parlare”, gară “stazione” (flusso di “ciclico movimento” e “voci”), grămadă “mucchio”, curaj “coraggio”, hărăzi “decidere”, hărțui “affanarsi” (cfr. mag. harc “battaglia”), hărțuială “affanno”, hârciog “criceto”, hârjoană “zuffa, rissa”, hârjoni “azzuffarsi” ecc. In francese: gare “stazione”, guerre “guerra”, couraje “coraggio”, courajeux “coraggioso”, Hercule ecc. In inglese: heroe, courage, courageous, herald, “araldo”, Herculean “erculaneo” ecc. In tedesco: Krieg “guerra”, Heerarmata”, verheeren “devastare, distruggere”, Verheerung “devastazione”, Herzog “duca”, Harnisch “corazza”, Herde “branco”, Horde “orda”, Heros “eroe”, Herold “araldo”, Herkules ecc. In magyar/ungherese: gar “voce”, garmada “mucchio, ammasso” (“armata”), harc “guerra”, harcol “guerreggia”, harcos “guerriero”, harcászat “tattica militare”, harag “collera, rancore”, harap “morde”, harácsol “arraffa(re)”,  harsog “tuona(re), squilla(re), risuona(re)”, harsona “trombone, fanfara” ecc. In turco: gar “stazione”, haraç “tributo” (di guerra), harap “distrugge” (mag. harap “morde”, harapás “morso”), harapetmek “distruggere”, harabe “ruderi”, harekat “operazione militare”, hareket “movimento, azione”, harektli “mobile”, harektlilik “mobilità, vitalità”, harik “fuoco, incendio”, harika “miracolo” ecc. È interessante notare come la stessa voce harp in turco significhi sia “guerra” che “arpa”, due significati estremi contraddistinti tuttavia dalla caratteristica comune di corrente/flusso di “voce/suono/tono”. Il tema generico che dà sostegno a questa ampia sfera di lessemi è sempre la sonora (corrente di) “voce” gar che, attraverso la “bocca”, fuoriesce dalla “laringo-faringe” garat e giunge alle orecchie umane che odono e origliano.

In modo analogo a kör “cerchio” che contiene “pietra” e őr “guardiano”, in gar coesistono GA/KA “bocca, sbocco” (L., D. s. no. 15; coincide con tib. kha “bocca, orificio, faccia, parola”), GÙ “gridare, urlare (fr. hurler), grido, urlo” e AR (L., D. s. no. 451) “apparire, raggiare” (“flusso” di raggi solari – cfr. mag. árad “scorre, fluisce, emana”); ÁR (L., D. no. 306) “devastazione” (“flusso” di diluvio – cfr. mag. árdiluvio”, “marea”, “flutti”, “torrente”, “fiumana”, árt “nuoce”), “gioia; gloria, lode” (“flusso” di emozioni – cfr. mag. öröm “gioia”). Quindi la parola-seme arcaica GAR è caratterizzata da questi significati relativi ai due componenti GA e AR, in parte contrastanti.

L’origliante orecchia

L’orecchia umana, miracoloso organo femminile curvilineo trifunzionale a forma di conchiglia, munito di labirinto – garante tanto dell’equilibrio quanto dell’orientamento nello spazio – ode/origlia il gran coro di “voci” del mondo, che la penetrano. Ode (cfr. ted hören “udire”, horchen “origliare, ascoltare”) sia le “voci” di conflitto, di contrasto,  ovvero di guerra e di cordoglio, sia le “voci” della concordia, della cordialità, della grazia. Origlia le armoniche “voci” emanate dal gran cerchio di cantanti/cantori e altrettanto dal gran cerchio di strumenti musicali, per esempio dal corno di caccia o di quello inglese, della cornamusa, dall’organo, dall’armonica a bocca, dalla fisarmonica, dal harmonium o dalle corde pizzicate dell'(h)arpa, che vengono suonati da musicisti – in armonia (ted. Harmonie, ingl. harmony, russ. garmónija, lett. harmonija, mag. harmónia).