ACAM
SOVERETO
e l'Omphalos
di
Andrea Romanazzi
Spesso
nei discorsi di “ogni giorno” si sente pronunciare la parola ombelico, quasi
ad indicare il “centrum” di un qualcosa, del mondo, della religione , del
pensiero. La parola e’ di origine greca, Omphalos, ma la sua tradizione e il
suo significato e’ molto piu’ antico e legato a culti e tradizioni che
affondano le loro radici nella notte dei tempi. In questa accezione
”ombelico” rappresenterebbe un centro sacro, luogo ove il “divino” si
unisce con il “terrestre”.Il concetto di Omphalos lo troviamo sia nella
Bibbia che in molte culture megalitiche, e’ l’idea di una proiezione in
terra di un centro celeste, il “loco” ove dimorano gli dei. In Italia la
tradizione degli Omphalos e’ spesso legata a
diversi “massi” rotondeggianti lavorati dall’uomo in epoche remote
e appunto connessi alle culture
megalitiche. La tradizione delle pietre sacre e’ molto antica, basti pensare
ai miti celtici, la pietra di Fal, o culto delle pietre presente in Oriente, per
esempio a Petra ed a Hegra. In molte culture si parla di pietre, lo stesso Graal,
simbolo della religione cristiana per alcuni viene definito come “lapis ex
coelis”, o ancora il fondatore della Romana Chiesa e’ “Pietro”, fino a
citare la famosa frase del Cristo “la pietra scartata dai costruttori e’
diventata testata d’angolo”. Quasi tutte le civilta’ hanno la loro pietra
ombelicale o pietra della fondazione.
Una caratteristica di
questi massi e’ che molti di essi presentano
delle spaccature, inoltre sono spesso associati alla figura dei Paladini
francesi e in particolare ad Orlando. Leggende locali vogliono che Orlando,
ormai pazzo per amore, con la sua spada Durlindana spezzava, appunto, con
poderosi colpi, queste rocce.
Ritorna ,ancora una volta, cosi’, il mito della “spada nella roccia”, ben
diverso da quello Arturiano, ma con lo stesso significato di unione appunto tra
la terra identificata con la
pietra, la stessa Cerere chiamata “Pietra
Nera” nelle culture orientali, o ancora Fal dei miti celtici, e il cielo,
personificato dalla divinita’ celtica Duada
e la sua spada. Altri studiosi, invece ipotizzerebbero che queste pietre,
simbolo di antiche religioni, fossero state, appunto, “spezzate” da seguaci
della nuova religione cristiana che
vedevano questi luoghi legati ad entita’ lontane dal cristianesimo e dunque
malvagie. La figura del Paladino, in questo caso Orlando, rappresenterebbe,
cosi’, il difensore della religione.
Un’altra ipotesi molto
interessante, e’ quella della “rottura” per mezzo della “magia
simpatica”, cioe’ quando l’antica religione fu sostituita da quella
cristiana tutti i suoi simboli si spezzarono. Del resto questa non e’ una idea
completamente nuova, una leggenda medievale narra che quando il Gran Maestro dei
templari fu messo al rogo e l’ordine soppresso gli architravi delle chiese
dell’ordine si spezzarono a meta’.
Gli omphalos, comunque,
non sono legati solo alla pietra, spesso essi sono rappresentati da obelischi,
menhir, pozzi o da uno stranissimo simbolo, quello della triplice cinta, disegno
che ritroviamo in moltissimi punti sacri e rappresentato da tre quadrati
concentrici e da dei segmenti che uniscono i punti mediani dei lati. Infatti
tali strutture o simboli sarebbero il mezzo stesso per indicare la presenza di
un ombelico. Una spiegazione per cosa sian davvero questi centri
potrebbe esser desunta dalla teoria dei leys .L’idea nacque negli anni
‘20 in Inghilterra quando Alfred Watkins scopri’ che molti siti megalitici
erano allineati seconde delle direttrici preferenziali, direttrici
successivamente chiamate leys. Oggi si parla
di una vasta rete che collega siti megalitici di tutta Europa creando una
fitta maglia, una maglia di energie sottili che scorrono all’interno della
terra, spesso seguendo corsi d’acqua sotterranei, e che si addenserebbero in
punti particolari, appunto gli omphalos.
Omero,
per esempio, chiama l’isola di Ogigia l’ombelico del mare, appunto un
Omphalos. La narrazione sembrerebbe quasi confermare la teoria delle energie che
permetterebbero l’unione con il divino,infatti Ulisse trova sull’isola,
appunto, una dea, Calipso, l’elemento femminile, che lo rigenera, lo
rinsavisce e finche’ Ulisse rimane sull’isola potra’ esser immortale.
Una teoria piu’
classica, invece, vuole l’ombelico
come “centrum” di una civilta’ o semplicemente di una comunita’ e per
ognuna di esse l’omphalos sarebbe la proiezione, sulla terra, dei centri del
“sopra” e del “sotto”, dell’elemento Osirideo e di quello Isideo.
Ancora una volta,
dunque, troviamo nell’omphalos il simbolo di antichi culti, in particolare di
quello ctonio legato alla Vergine bruna , identificata come la terra dalla
qualche fuoriescono queste energie che permettono, come nel caso di Ulisse, di
avvicinarsi al divino.
Un particolare omphalos,
e’ presente a Sovereto, piccola frazione del comune di Terlizzi, in provincia
di Bari, ove si uniscono
magie templari, ricordi di antichi culti di Madonne Brune e allineamenti
megalitici. IL suo nome sembra avere il significato di “eretto sopra ”,
etimologia che fa pensare ad un
qualcosa sotto la contrada. La leggenda vuole che nell’anno 1000 un contadino
trovasse, in una grotta, una icona della madonna e una lampada accesa. Nacque’
cosi’, la chiesa di S. Maria di
Sovereto. L’icona trovata era quella di una
Madonna Nera, la vergine bruna. Il mistero del luogo, pero’ si infittisce,
infatti la chiesa di Sovereto ha evidenti simbologie templari, una croce
“patente” spunta sotto l’intonaco dell’ospedale eretto dai cavalieri di
San Giovanni, sui lastroni di due tombe presenti nella chiesa sono rappresentati
cavalieri con le tipiche insegne templari come la croce a coda di rondine sul
mantello e sempre la croce templare e’ presente nell’acquasantiera di destra
della chiesa.
Misteriosamente una
gettata di cemento ha livellato i gradini di ingresso alla chiesa e gli stessi
edifici adiacenti non sono visitabili. In aggiunta a questo altri due simboli
misteriosi complicano il quadro generale, infatti ecco
visibile su un lastrone oggi usato come panca il simbolo della Triplice
Cinta precedentemente descritto .Esso
dunque sembrerebbe espressamente indicare la “centralita’” e la
sacralita’ del loco. L’idea di
“coniunctio” tra mondi diversi la troviamo all’interno della chiesa
stessa, ove, proprio vicino alla cripta, e’ rappresentato
un albero, simbolo cosmico, tramite
tra cielo, i rami, e terra, le radici. Insomma, il tutto ci fa pensare di trovarci
di fronte a quella che Fulcanelli
definirebbe una Dimora Filosofale
il che non e’ neanche troppo strano gia’ che in tal loco hanno messo
il loro “zampino” gli stessi cavalieri del tempio. La chiesa sembra sorgere
dunque su di un nodo geomantico,
cosa non difficile da credere soprattutto per i numerosi menhir presenti nella
zona, e’ infatti ancora visibile un allineamento di ben 4 elementi megalitici,
un piccolo leys, sicuramente molto piu’ fitto in passato , ma che
pian piano l’ignoranza popolare ha distrutto. Nel ‘500 il bosco ove
verosimilmente sorgevano tali menhir veniva denominato bosco delle vergini, nome
che ci ricorda lontani riti orfici legato appunto alla terra.
Infine sempre legato all’omphalos e al pozzo vi e’ la leggenda dell’acqua taumaturgica, si narra che sotto la chiesa scorra un fiume e molti testimoni dicono che l’acqua del pozzo vicino alla chiesa ha fatto numerosi miracoli tema che ritroviamo sulla parte esterna della chiesa ove e’ visibile una lunetta nella quale oltre ad essere rappresentata la madonna vi e’ anche un uomo che sale i gradini di una scala appoggiata nelle acque. Simbologie templari, centri di energia, acque taumaturgiche, strani menhir: nuovi interrogativi che rendono sempre pił intrigante la nostra vecchia Puglia.