Svelato il calendario dei Comenses

Una possibile interpretazione dell’utilizzo pratico del grande cerchio di Tre Camini a Como

di Adriano Gaspani
I.N.A.F. – Istituto Nazionale di Astrofisica
Osservatorio Astronomico di Brera – Milano adriano.gaspani@brera.inaf.it

La recente scoperta del cosiddetto “Grande Cerchio”, in località Tre CaminiRavona ad ovest di Como, risalente alla Cultura di Golasecca, ha posto alcune interessanti interrogativi dal punto di vista archeoastronomico in quanto la funzione di antico osservatorio astronomico sembra essere ormai la più rispondente alla realtà archeologica. In due lavori precedenti [2][3] è stata dimostrata la significatività astronomica del manufatto anche in relazione alla sua posizione topografica rispetto al paesaggio locale. Una delle particolarità del sito è il fatto di essere diviso in settori la cui ampiezza angolare media è stata stimata dell’ordine dei 5° per ciascun settore e questo conduce a stabilire in numero di 72 i settori che coprono l’intera area a forma di corona circolare compresa tra il doppio corso periferico di pietre e la piattaforma semilunata centrale. La funzione della divisione in settori non è immediatamente inquadrabile in una teoria funzionale ben determinata, ma nonostante questo è possibile correlare la scansione dell’orizzonte naturale locale eseguita dall’insieme dei 72 settori con gli archi ortivo ed occaso del Sole e della Luna. Questo ha suggerito la possibilità che il “Grande Cerchio” potesse essere stato utilizzato nel VI sec. a.C. per definire il calendario dei Comenses. Prima di procedere all’esame ed alla verifica di questa interessante ipotesi è necessario ricordare a grandi linee le caratteristiche del moto apparente del Sole osservato, durante il corso dell’anno, dalla Terra. Il nostro pianeta compie annualmente una rivoluzione completa intorno al Sole. Il suo moto orbitale è regolato dalla legge di gravitazione universale e ben descritto dalle tre leggi scoperte dal matematico tedesco Giovanni Keplero, nel XVII secolo. L’orbita della Terra è un’ellisse poco eccentrica e la distanza orbitale media, a cui il nostro pianeta orbita intorno al Sole è di circa 149.6 milioni di chilometri. Il globo terrestre ruota su se stesso in un giorno siderale, poco meno di 24 ore, quindi un osservatore situato in una determinata località geografica vedrà apparentemente il Sole muoversi, assieme a tutta la sfera celeste da est ad ovest durante l’arco di un giorno.

Differenti traiettorie apparenti percorse dal Sole sulla Sfera Celeste ai solstizi ed agli equinozi durante l’anno a diverse latitudini geografiche: a destra all’equatore (latitudine = 0°), in centro a Teotihuacan in Messico (latitudine pari a 20° N) e a destra a

Stonehenge (latitudine = 51° N)

A causa del fatto che la Terra durante un giorno percorre anche una frazione della sua orbita, circa 1/365 del percorso annuale, il Sole avrà variato la sua posizione apparente rispetto alle stelle visibili sulla sfera celeste di poco meno di 1 grado. Il moto del Sole è quindi solamente apparente e dovuto in realtà al fatto che l’osservatore si muove solidalmente con la Terra su cui è ubicato. Il moto apparente del Sole nel cielo si compie sulla proiezione dell’orbita della Terra sulla sfera celeste o più rigorosamente sul cerchio immaginario ottenuto intersecando la sfera celeste con il piano dell’orbita terrestre. Questo cerchio è chiamato Eclittica, termine che fu coniato dagli astronomi greci nell’antichità.

Differenza tra il giorno siderale (23h 56m 04s) ed il giorno solare medio (24 h).

Il movimento apparente del Sole sull’Eclittica avviene nello stesso senso del moto orbitale della Terra lungo la sua orbita, direzione detta “diretta”o “antioraria” perché, contraria a quella del moto apparente diurno della Sfera Celeste. Poiché, a causa del moto apparente diurno un osservatore vede gli astri muoversi da est verso ovest (senso orario), vedrà per il moto apparente annuo, il Sole spostarsi tra le stelle in senso contrario, cioè da ovest verso est. La conseguenza è che se un dato giorno durante l’anno il Sole transita al meridiano nello stesso istante in cui passa anche una stella, il giorno successivo esso passerà al meridiano circa quattro minuti dopo la stella in quanto si sarà spostato di circa un grado verso oriente e sarà quindi in ritardo rispetto ad essa. Quando il Sole si trova al punto di intersezione corrispondente al nodo indicato con il termine “Punto Gamma”o”Punto d’Ariete”, allora avviene l’Equinozio di Primavera, mentre quando il Sole passa per il punto diametralmente opposto , esso si trova al nodo contrario e quindi avverrà l’Equinozio di Autunno. In definitiva quando avvengono gli equinozi il Sole è posizionato sull’Equatore Celeste; in questi giorni le durate del giorno e della notte corrispondono allo stesso numero di ore; in tutti gli altri giorni dell’anno il numero di ore di luce e di buio varia sia in funzione della data sia in funzione della latitudine geografica del luogo di osservazione.

Durata della notte (in ore) durante l’anno a varie latitudini geografiche. Poiché il sito di Tre Camini è posto ad una latitudine geografica pari a 45° 47’ 31” le durate della notte pertinenti ad esso sono intermedie tra quelle elencate nelle colonne marcate +40 e +50 gradi di latitudine geografica.

Attualmente le date in cui avvengono gli Equinozi sono il 21 marzo e il 23 settembre rispettivamente per l’Equinozio di Primavera e quello di Autunno, ma nel tempo anche le date degli Equinozi e dei Solstizi sono soggette ad una lenta, ma consistente, variazione particolarmente evidente quando si va molto indietro nel tempo. Il Sole a causa della variazione della posizione della Terra nello spazio per effetto del suo moto orbitale, durante il corso dell’anno cambia in modo periodico la posizione dei punti di sorgere e di tramontare sull’orizzonte. La traiettoria apparente percorsa dal Sole nel cielo varia giornalmente non solo con il variare della data lungo l’anno ma anche in funzione della latitudine geografica dell’osservatore. I punti estremi verso sud e verso nord toccati dalle posizioni di sorgere e tramontare del Sole sull’orizzonte in corrispondenza di una data località geografica, corrispondono ai giorni dei solstizi, così chiamati perché, in quei giorni, si ha l’impressione che il punti di levata e di tramonto del Sole stazionino in quella posizione estrema per qualche tempo, in quanto essi si muovono molto lentamente.

Moto apparente annuale del Sole attraverso le costellazioni dello Zodiaco

Il punti estremi di sorgere e tramontare in direzione nordest vengono toccati in corrispondenza della data del solstizio estivo, mentre al solstizio d’inverno i punti di sorgere e di tramontare saranno i più vicini alla direzione sudest.

Ovviamente in corrispondenza dei giorni dell’anno che sono intermedi tra le due date di solstizio le posizioni sull’orizzonte occupate dai punti di sorgere e tramontare saranno a loro volta intermedie tra i due punti solstiziali.

Variazione dei punti di levata del Sole al solstizio d’estate, agli equinozi e al solstizio d’inverno, nell’anno 550 a.C., calcolata per un intervallo di latitudine geografica compreso tra 30° e 60° Nord. Le varie curve sono calcolate per un’altezza dell’orizzonte naturale locale compresa tra 0° e 20°; i rettangoli orizzontali sono rappresentativi della situazione che si verifica al “Grande Cerchio”.

Dal punto di vista archeoastronomico le posizioni sulla linea dell’orizzonte del sorgere e del tramontare del Sole in corrispondenza dei solstizi è fondamentale in quanto le testimonianze archeologiche ci suggeriscono quanto l’uomo preistorico e protostorico tenesse in grande considerazione l’osservazione e la marcatura della posizione di questi punti. Dopo aver rinfrescato le nozioni astronomiche relative alle particolarità del moto apparente del Sole, dovuto alla combinazione della rotazione giornaliera e della rivoluzione annuale della Terra, torniamo al Grande Cerchio comasco e prendiamo ora in esame la visibilità locale del Sole nel VI sec. a.C. ed eseguiamo il calcolo dei suoi punti estremi di levata e di tramonto all’orizzonte naturale locale considerando le loro differenti altezze angolari apparenti dovute al fatto che il profilo dell’orizzonte naturale visibile localmente è vario e frastagliato. Il settore di orizzonte naturale locale interessato dal sorgere del Sole durante il VI secolo a.C. è quello occupato dalle alture comprendenti il Monte Croce (536 mt. s.l.m.) e, più a sud, il Monte Caprino (461 mt. s.l.m.) corrispondente ad un intervallo di azimut astronomico che si stende tra i 20° ed i 81°,2. Il calcolo astronomico eseguito per il VI secolo a.C. e per una latitudine geografica pari a 45° 47’ 31”.40727 N fornisce i risultati che ora andrò ad esporre.

Azimut e altezza angolare apparente di un astro sulla sfera celeste

Al solstizio d’estate la direzione di levata del centro del disco dell’astro è caratterizzata da un azimut astronomico che varia da 54°,0 per l’orizzonte astronomico locale (altezza ho=0°) fino a spingersi a 66°,0 nel caso di un’elevazione dell’orizzonte naturale locale pari a 10°. Il valore che più si adatta al profilo dell’orizzonte naturale locale elevato di 6° è dell’ordine dei 59°,0, proprio in direzione dell’abitato di Pianvalle il quale è posto verso un azimut astronomico pari a 61°. Al solstizio d’inverno invece la levata solare avveniva verso la posizione dell’attuale abitato di Senna Comasco, secondo un azimut astronomico pari a circa 127°,5 tenendo nuovamente conto del profilo dell’orizzonte naturale locale ed inserendo un termine d’errore statistico che tenta di rendere conto della variazione dell’elevazione dell’orizzonte a causa del grado di forestazione locale nel VI sec. a.C., che però attualmente non ci è noto. I rispettivi tramonti avvenivano verso la direzione del Monte Cucco (572 mt. s.l.m.) al solstizio d’estate, secondo un azimut pari a circa 303°. Al solstizio d’inverno il centro del disco del Sole tramontava secondo un azimut astronomico pari a 232°,5 circa corrispondente alla direzione in cui attualmente sorgono gli abitati di Villa Guardia e Lurate Caccivio.

Direzioni di levata e di tramonto del Sole durante l’anno per un osservatore posizionato nel centro del Grande Cerchio di Tre Camini.

Appare evidente che il punto di levata solare giorno dopo giorno si spostava gradualmente avanti ed indietro percorrendo due volte, durante l’anno, l’arco ortivo dell’astro e allo stesso modo il punto di tramonto percorreva due volte l’arco occaso. La struttura a raggiera presente nella “Grande Cerchio”è tale per cui gli archi ortivo ed occaso del Sole comprenderanno un certo numero di settori chiari e scuri delimitati dai settori.

Settori corrispondenti all’arco ortivo ed a quello occaso del Sole

In particolare ciascuno dei due archi comprende 14 settori i quali durante l’anno vengono percorsi 2 volte: una volta, in andata, dal solstizio d’inverno al solstizio d’estate ed un’altra, in ritorno, dal solstizio d’estate al solstizio d’inverno successivo, per un totale di 28 settori percorsi al ritmo medio di 1 settore ogni 13 giorni circa. In questo modo erano necessari mediamente 26 giorni perché il punto di levata del Sole potesse spostarsi di una coppia di settori, uno chiaro ed uno scuro: grosso modo un mese siderale lunare a meno di 1 giorno. Lo stesso avveniva nel caso del punto di tramonto dell’astro. Un osservatore posto nel centro geometrico del “grande cerchio” avrebbe potuto determinare osservando all’alba oppure al tramonto il punto di apparizione o di scomparsa dell’astro diurno la data lungo l’anno e correlarla con l’andamento stagionale e quindi con la pianificazione delle pratiche agricole e delle cerimonie di culto. In particolare un’accuratezza ancora maggiore avrebbe potuto essere raggiunta se l’osservatore invece che occupare il centro del cerchio si fosse posto lungo il corridoio delimitato dai due corsi di pietre in modo tale da traguardare il disco solare in levata oppure al tramonto collimandolo con il palo posto nella buca presente al centro del manufatto. In questo modo l’osservatore si spostava percorrendo gradualmente giorno dopo giorno il segmento del corridoio delimitato dal doppio corso di pietre posto nella parte occidentale del manufatto, mentre se le osservazioni erano eseguite in relazione al tramonto del Sole, l’osservatore si muoveva nel segmento orientale del corridoio. In questo modo l’anno risultava diviso efficacemente in 14 periodi di riferimento che in questa sede verranno chiamati per semplicità “pseudomesi” secondo lo schema riportato nella tabella I, calcolata per la levata del Sole all’orizzonte astronomico locale visibile dal sito, quindi ad altezza agolare dell’orizzonte pari a zero.

Tabella I

La prima colonna della tabella I elenca gli “pseudomesi” dell’anno dei Comenses facendolo iniziare al solstizio d’inverno. Durante il primo “pseudomese” che si stendeva per 26 giorni dopo il solstizio d’inverno, il punto di levata del disco solare percorreva i settori 1 e 2 passando da un azimut astronomico pari a 125° fino ad un azimut astronomico pari a 115°. Il cambiamento di declinazione del Sole sulla Sfera Celeste passava, nel VI secolo a.C. da 23°,57 (cioè =) fino a 17°,14. Durante questo lasso di tempo l’osservatore incaricato di collimare il Sole al suo sorgere utilizzando il palo posto al centro del grande cerchio, avrebbe progressivamente camminato percorrendo i due settori 14 e 13 posti nel segmento occidentale del corridoio delimitato dai due corsi di pietre. Successivamente, nei seguenti 26 giorni corrispondenti al secondo “pseudomese” del calendario, il punto di levata solare avrebbe percorso i settori 3 e 4 nella tabella I, passando da un azimut astronomico pari a 115° fino a 105°.

Il meccanismo dei Solstizi e degli Equinozi lungo il corso dell’anno

La declinazione dell’astro sarebbe salita da 17°,14 fino a 10°,40. L’osservatore si sarebbe spostato percorrendo i settori 12 ed 11 del segmento occidentale del corridoio. Il meccanismo proseguiva quindi gradualmente seguendo questo schema secondo intervalli di 26 giorni ciascuno corrispondenti ad uno spostamento in azimut di 10° per volta coprendo l’estensione di 2 settori della raggiera. In questo modo al quarto “pseudomese” si giungeva all’equinozio di primavera corrispondente al transito del Sole all’equatore celeste (cioè =0) e con il suo punto di levata posizionato secondo un azimut astronomico pari teoricamente a 90°, quindi tra il settimo e l’ottavo settore. Il meccanismo procedeva gradualmente finché alla fine del settimo “pseudomese” si giungeva al solstizio d’estate, con il Sole posto alla sua massima declinazione positiva (cioè =+) pari a +23°,57 ed il suo punto di levata posizionato in corrispondenza del quattordicesimo settore orientale, secondo un azimut astronomico pari a 55°. A questo punto raggiunta la massima digressione positiva il punto di levata solare invertiva il moto apparente, iniziando gradualmente a scendere lungo la Sfera Celeste raggiungendo nuovamente una declinazione pari a zero (cioè =0) al suo secondo transito annuale all’equatore celeste corrispondente all’equinozio di autunno all’11esimo “pseudomese” passando nuovamente per il settimo settore orientale del Grande Cerchio. Il moto apparente del punto di levata del Sole continuava a spostarsi progressivamente verso sud fino raggiungere nuovamente al solstizio d’inverno (cioè =) la sua posizione meridionale estrema completando il 14esimo “pseudomese” ed anche il ciclo stagionale dell’anno. Quest’ultimo “pseudomese” deve comprendere 27 giorni solari medi per portare a 365 giorni il computo annuale finale. Una scansione dell’anno così organizzata era efficientissima e poteva raggiungere l’accuratezza di meno di 1 giorno rispetto al computo solare vero, ma se le osservazioni erano compiute sia al sorgere che al tramonto del Sole, l’accuratezza poteva arrivare mediamente anche a meno di mezza giornata. Il modello proposto si basa sull’utilizzo di un’ampiezza media pari a 5° per ciascun settore della raggiera, ma è possibile che le ampiezze angolari dei settori tracciati sul terreno possano variare un poco in più o in meno in funzione del profilo dell’orizzonte naturale locale dietro cui era visto sorgere il Sole ad oriente ed il suo tramonto ad occidente. La varietà del profilo del paesaggio di sfondo poteva ritardare giornalmente di poco la levata dell’astro diurno ed anticiparne il tramonto di una piccola quantità variabile a seconda dell’altezza angolare apparente del profilo del paesaggio di sfondo e dell’altezza angolare locale della forestazione in quella particolare direzione. Per verificare questo fatto e quindi raffinare il modello preliminare del calendario dei Comenses proposto in questa sede saranno necessarie misure molto accurate delle ampiezze di ciascun singolo settore compreso negli archi ortivo ed occaso del Sole e presenti sul terreno occupato dal manufatto.

Bibliografia

[1] Cernuti S., Gaspani A., 2006, “INTRODUZIONE ALLA ARCHEOASTRONOMIA: NUOVE TECNICHE DI ANALISI DEI DATI”, Atti della Fondazione Giorgio Ronchi, vol. LXXXIX, 190 pp. Edizioni Tassinari, Firenze, 2006.

[2] Gaspani A., 2008, “Osservazioni preliminari sul grande circolo litico di Tre Camini a Como”, Terra Insubre No. 45, (anno XIII), I Trimestre 2008, pag. 713.

[3] Gaspani A., 2008, “Geometria ed Astronomia nel sito Golasecchiano di Tre Camini a Como”, Terra Insubre No. 46, (anno XIII), II Trimestre 2008, pag. 6972.