Telepatia e Psicanalisi 2

Freud credeva alla trasmissione del pensiero, e molti psicanalisti ritengono importanti le ricerche sui poteri occulti della mente.

“C’ è trasmissione del pensiero”. Così affermava Freud in “Sogno e occultismo” (1932). «Si può dire», aggiungeva, «che con l’inserimento dell’inconscio tra ciò che è fisico e ciò che finora veniva chiamato “psichico” la psicoanalisi, ha reso accettabili processi come la telepatia.

Si dà per certo che i processi psichici in una persona (rappresentazioni, stati di eccitamento, impulsi di volontà) possono trasmettersi attraverso il libero spazio ad un’altra persona, senza valersi delle vie conosciute di comunicazione fondate su parole e segni».

La telepatia attraversa in realtà tutta la storia del movimento psicoanalitico. Un esempio. La lettera nella quale Freud racconta a Jones un esperimento di trasmissione del pensiero, fatto assieme alla figlia Anna e a S. Ferenczi, fu scritta lo stesso giorno in cui Jones inviò una circolare ai membri della Associazione in cui esprimeva il suo disaccordo con Ferenczi circa I’utilizzazione della telepatia come prova obiettiva delle affermazioni della psicoanalisi». Jones non approva. Freud a Ferenczi: < lo credo che stiate per scoprire qualcosa d’importante, una specie di “psicogenesi della fisica”.» La storia dei rapporti tra Freud e Ferenczi grazie a Jones, è stata “occultata”; la loro corrispondenza non è ancora arrivata a destinazione, non è ancora “pubblica”. (Per una ricostruzione diparte del problema si veda il capitolo intitolato “Occultismo” di Vita e opere di Freud, Milano 1962, pp 443-475, dell’ “infedele” Jones).

All’indomani della guerra, il dibattito riprese in America grazie a J. Eisenbud, e gli interventi più interessanti, rintracciabili nelle annate di The Psychoanalitic Quarterly, vennero raccolti da un ungherese oggi celebre, G. Devereaux, nel volume ancora oggi “unico” Psychoanalysis and the Occult (Int. Univ. Press, New York, 1953).

Negli anni ’60-’70 altri temi occuparono la scena della psicoanalisi, e intorno alle telepatie scese un silenzio quasi completo anche se in Italia – grazie soprattutto al compianto Emilio Servadio e ad analisti quali A. Calvesi, E. Gaddini, A.M.. Muratori, L. Micati Zacca, A. Novellato e R. Speziale Bagliacca – è sempre stato mantenuto vivo l’interesse sui fenomeni d’induzione del pensiero e di percezione extrasensoriale. E anche J. Lacon, nel suo seminario del 1973-74 “Le non-dupes errent” (lezione del 30 novembre 1973) si soffermò sull’argomento: ai limiti dell’interpretazione analitica c’è “die occulte Bedeutung des Traumes” (il significato occulto dei sogni).

Ma, come fanno notare molti autori, le questioni più importanti restano ancora da affrontare. Queste riguardano la maniera in cui i messaggi vengono veicolati; il chiedersi se arrivano o no al destinatario; se la trasmissione avviene grazie al transfert o fuori di esso, etc. Questioni d’analisi, certo.

Resta da ultimo il problema di sapere se il discorso della fisica sulla variabilità delle coordinate di spazio e di tempo e sulla non reperibilità dei campi che esse determinano corrisponde o no all’esperienza analitica. Quale correlazione c’è tra la produzione di certi discorsi e il verificarsi di certi “eventi”? È una “strada” nuova per “spezzare i codici”?

(da “I Misteri”)