Tomba di Nefertiti: un approccio critico

Il doodle di Google è per Howard Carter, lo scopritore di Tutankhamon

(c) di Anna Bacchi per Acam.it, autrice de “La maledizione del sole oscurato”-ed.Aracne

Da molto tempo chi scrive ritiene che parecchi dei granitici dogmi alla base dell’egittologia avrebbero bisogno di una “rispolverata” perché ormai sempre meno conciliabili con le continue scoperte svolte con tecnologie giorno dopo giorno sempre più sofisticate. A distanza di anni, però, se per l’autorevole vecchia scuola di questa disciplina accademica tutto è rimasto pressoché tale e quale, se non altro è cambiata la comunicazione perché, se prima per avere notizie di nuove scoperte o ipotesi si dovevano consultare esclusivamente pubblicazioni specializzate, oggi basta andare in rete per sapere in dettaglio le ultime novità quasi in tempo reale.

Il doodle di Google è per Howard Carter, lo scopritore di Tutankhamon
Il doodle di Google è per Howard Carter, lo scopritore di Tutankhamon

Purtroppo, però, a volte questa immediata accessibilità alle informazioni ha i suoi pro e contro ed è quello che sta accadendo ad una probabile nuova scoperta, già di per sé sensazionale se sarà confermata, che sta letteralmente passando in secondo piano perché per renderla più appetibile al grande pubblico (e collezionare così milioni di “mi piace”) non si è esitato a tirare in ballo un altro personaggio ritenuto forse molto più coinvolgente di re Tut nell’immaginario collettivo contemporaneo.

Sono ormai lontani, infatti, i tempi in cui con la scoperta della tomba di Tutankhamon in tutto il mondo erano esplose l’Egittomania e la Tutmania al punto che, per essere alla moda, ogni cosa doveva essere caratterizzata dall’inconfondibile stile egizio a volte spinto così al limite fino a diventare volgare (basti pensare che addirittura anche le confezioni di molti alimenti per animali e di profilattici avevano etichette che si ricollegavano all’antico Egitto o a Tutankhamon), e così, visto che l’annuncio di possibili nuovi ambienti nella tomba di re Tut sarebbe anche potuto non essere molto eclatante, fin dal primo lancio della notizia (11 agosto di quest’anno) ecco che Reeves fa comparire sulla scena Nefertiti perché The Times la titolò Tutankhamun’s tomb may house lost grave of Nefertiti”.

tomba-di-tutankhamonOvviamente la notizia è rimbalzata immediatamente sui media di tutto il mondo, così come i successivi lanci (l’ultimo dei quali a fine novembre in cui è stato dato al tutto il 90% di probabilità grazie a tre giorni di scansioni con un sistema radar giapponese), ma, se delle fonti continuano giustamente a ribadire di aspettare gli sviluppi perché al momento sono solo supposizioni (che tra l’altro non vedono tutti d’accordo) e a citare le varie teorie sulla figura di Nefertiti, altre titolano già per certa la scoperta della tomba della regina mentre altre ancora danno per certo anche che Nefertiti fosse la mamma di Tutankhamon, il che spiegherebbe perché la “sua” tomba fosse stata utilizzata per tumulare anche il giovane re.

Come se già non bastassero queste “certezze” immotivate e fuorvianti, si sono lette anche fantasiose ricostruzioni di ciò che si celerebbe dietro le pareti, vale a dire camere segrete ancora colme di offerte e di arredi funebri e naturalmente la camera sepolcrale con all’interno il sarcofago della regina. In poche parole chi più ne ha ne metta perché il famoso detto “l’argomento è ricco perciò mi ci ficco” mai ha avuto un contesto più appropriato.

Dipinto dalla cappella tombale del funzionario Nebamun, XVIII dinastia (circa 1350 a.C.) - Luxor
Dipinto dalla cappella tombale del funzionario Nebamun, XVIII dinastia (circa 1350 a.C.) – Luxor

E’ facilmente immaginabile, perciò, come tutti questi “arricchimenti” gratuiti e senza alcun fondamento, pur di cavalcare l’onda mediatica per catalizzare l’attenzione di sempre più lettori, possa infastidire la scrivente e tutti coloro che come lei hanno speso molti anni di studio per approfondire la XVIII Dinastia, e in particolare proprio le figure di Akhenaton, Nefertiti, Smenkhkara e Tutankhamon, come constatabile nel suo recente libro “La maledizione del Sole oscurato” (Aracneeditrice-2015) dove a questa dinastia e a questi personaggi sono dedicate centinaia di pagine e a cui si rimanda per eventuali approfondimenti e bibliografia.

Così come infastidisce l’immagine distorta che molti testi e documentari continuano ancora a dare della coppia reale Tutankhamon-Ankhesenamon al momento delle nozze. La scrivente, infatti, non riesce a capire perché si continui sempre a prospettarla idilliacamente come una coppia di bambini coetanei in balia di eventi troppo grandi per loro, “dimenticando” non solo che Ankhesenamon era più grande di Tutankhamon (tanto è vero che era la terzogenita di Akhenaton e Nefertiti nata nell’anno 4 mentre Tutankhamon nacque nell’anno 12) ma anche che prima aveva già sposato il padre Akhenaton (da cui potrebbe aver avuto una bambina, Ankhesenamon-Tasherit) nell’anno 16 e, alla sua scomparsa, Smenkhkara, come riportato su un piccolo oggetto di terracotta. Poiché nella XVIII Dinastia i matrimoni di re con figlie e/o sorelle erano una consuetudine, a che pro travisare così una realtà storica, visto che ci sono documentazioni?

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Non citando i precedenti della giovane regina, infatti, non solo non si porta all’attenzione la complessità delle relazioni delle principesse all’interno delle famiglie reali egizie perché avrebbero potuto sposare solo i più stretti congiunti ma anche come fosse stata travagliata e sofferta la sua vita coniugale perché, prima di sposare Tutankhamon, appena diciassettenne sarebbe stata già due volte vedova.

E documentazioni, a quanto pare in questo particolare momento intenzionalmente dimenticate da chi “strombazza” la maternità di Nefertiti, ci sono anche sulla vera mamma di Tutankhamon. Forse non tutti sono a conoscenza che questa era stata già individuata con una TAC del 2005 nella “Giovane Signora”, trovata nella tomba KV35 di Amenhotep II insieme alla “Vecchia Signora” (identificata poi con certezza con Teje), grazie a delle specifiche peculiarità del suo cranio che presenta un’asimmetria nella parte posteriore, un sottosviluppo nella parte sinistra e un piccolo frammento di osso tra le placche posteriori esattamente come il cranio di Tutankhamon.

Questa mummia, anche se non era stato scientificamente accertato, da molti era stata associata per anni a Nefertiti per delle particolarità e da altri a Merytaton (consorte di Smenkhkara) ma, poiché la TAC era stata fatta fare da Zahi Hawass, da sempre convinto che Tutankhamon fosse figlio di Akhenaton e Kiya (sua sposa minore), ovviamente alla fine gli esiti portarono ad escludere tutti gli indizi riconducenti ad una associazione che non fosse quella con Kiya. Praticamente come sarebbe accaduto qualche anno più tardi con le investigazioni basate su ricerche archeologiche, TAC e tecnologie forensi che per Hawass avrebbero “inconfutabilmente” accertato che Tutankhamon fosse figlio di Akhenaton. Come constatabile ne “La maledizione del Sole oscurato”, invece, le stesse prove portate a conferma “indiscutibile” dal professore sono altrettanto conciliabili (anzi, per la scrivente lo sono di più) con Smenkhkara, tanto è vero che lo stesso Hawass, a distanza di qualche mese, ridimensionò il suo entusiasmo iniziale per l’eclatante scoperta ammettendo che non si sarebbe potuto escludere del tutto che il padre di Tut sarebbe potuto anche essere Smenkhkara. L’unica cosa accertata al momento, perciò, è che il padre di Tutankhamon è stato sì individuato nell’individuo della KV55 ma non identificato con certezza, vista ancora la doppia possibilità Akhenaton-Smenkhkara.

TutankhamonIndividuata e identificata con certezza senza alcuna ombra di dubbio, invece, lo è la mamma. Nel 2010, infatti, tutti restarono profondamente delusi perché gli esiti dei test del DNA della “Giovane Signora”, fatti fare sempre da Hawass, facendo finalmente luce sulla sua vera identità invalidarono le associazioni fatte fino a quel momento con Nefertiti, Merytaton e Kiya. Questa mummia, infatti, era sì la mamma di Tutankhamon ma, come Akhenaton, era una figlia di Amenhotep III e Teje. Presumibilmente, per chi scrive, la figlia più piccola Beketaton nata negli ultimi anni di matrimonio, visto che le altre quattro figlie della coppia reale (Sitamun, Iside, Henuttaneb e Nebetah) non vengono mai nominate durante il regno di Akhenaton perché forse probabilmente già morte. Di Beketaton, invece, si hanno notizie fino alla morte di Teje, che gli studiosi ritengono sia sopravvissuta al marito per circa 12 anni, per cui non solo fino ad un periodo conciliabile con quello della nascita di Tutankhamon (anno 12 di Akhenaton) ma, poiché dopo non è più menzionata, suggerente anche che la giovane sarebbe potuta morire di parto, cosa all’epoca certamente non rara.

In base a quanto appena scritto, perciò, si potrà constatare come a distanza di 5 anni da questa clamorosa scoperta sia proprio fuori luogo continuare a parlare ancora di Nefertiti come la mamma di Tutankhamon, discorso invece che, se fatto prima del 2010, non avrebbe fatto una piega.

Per quanto riguarda la “tomba” di Nefertiti, invece, il discorso è diverso. La morte di Tutankhamon fu improvvisa per cui, visto il poco tempo a disposizione tra il decesso e la cerimonia funebre, molto probabilmente gli venne adattata una tomba già quasi ultimata perché quella che il re stava facendo costruire nella Valle dei Re, vicino a quella del nonno Amenhotep III, era ancora lontana dall’essere terminata. Le decorazioni, infatti, visti gli sgocciolamenti di colore non ritoccati, furono approntate velocemente solo nella camera sepolcrale mentre le pareti delle altre camere sono lisciate ma prive di pitture. La probabilità che vi siano possibili altri ambienti nella KV62, perciò, è davvero molto alta ma, checché ne dica Reeves, nulla al momento può avvalorare che la tomba originaria potesse essere appartenuta a Nefertiti.

Per la scrivente soltanto in un caso la KV62 potrebbe avere un possibile legame con Nefertiti. E’ opinione molto diffusa, infatti, che la tomba sarebbe potuta essere quella di Ay, il successore di Tutankhamon, la cui costruzione sarebbe iniziata nella Valle dei Re quando non era ancora re (quella fatta costruire ad Amarna è rimasta incompiuta). Di conseguenza, poiché la maggioranza degli studiosi ritiene che Nefertiti fosse sua figlia, se le camere adattate per Tut fossero veramente della tomba approntata inizialmente per Ay, forse dietro le pareti potrebbero celarsi possibili ambienti in cui in uno Ay avrebbe potuto far ritumulare segretamente la regina per salvaguardarne le spoglie da eventuali profanazioni perché Akhenaton, a molti anni dalla sua scomparsa, continuava ancora ad essere definito il “Nemico di Amarna”.

Possibilità, questa appena esposta, poi non così remota perché anche Tutankhamon avrebbe potuto far riunire nella KV55 oggetti e arredi (inclusa la mummia del padre e il sarcofago che la conteneva) provenienti da più tombe amarniane in quanto, tra i detriti sotto il cataletto che sorreggeva il sarcofago, furono trovati parecchi frammenti di sigilli di argilla tra cui alcuni con il suo cartiglio. Di conseguenza, se Tutankhamon aveva nuovamente fatto inumare segretamente a Tebe il corpo del padre nella tomba nascondiglio KV55, nulla esclude che anche Ay avesse potuto far ritumulare segretamente la figlia nella tomba che si stava facendo costruire a Tebe.

In attesa di ulteriori sviluppi, perciò, al momento centelliniamoci questa sensazionale probabile scoperta di possibili nuovi ambienti nella KV62, indipendentemente da cosa potrebbe essere celato dietro le pareti. Re Tut, infatti, anche da solo emana ancora tutto il proprio fascino, esattamente come negli anni Trenta del secolo scorso…