Toth: Ermete Trismegisto

di Stelio Calabresi

1 – Thoth.

In un mosaico sul pavimento del Duomo di Siena è rappresentato un vecchio. I simboli dell’antica arte che lo accompagnano ci dicono che siamo i presenza di un vecchio: un Mago. È il primo Grande Iniziato della storia del pensiero esoterico del nostro mondo.

Intermediario per eccellenza tra uomo e divino, fu egli stesso Dio ed uomo.

Gli antichi egizi lo chiamavano Thoth e lo rappresentavano come ravicapo – di volta in volta – di ibis o di babbuino. Era la divinità centrale dell’enneade della scuola cosmogonica Hermopolitana.

La leggenda adombrava in Thoth un personaggio vissuto nel misterioso periodo pre–tinita nella preistoria di un Egitto predinastico ed antidiluviano.

L’umanità di quei tempi era costituita da bruti, incapaci di servirsi di suoi articolati, di descrivere il proprio pensiero mediante la scrittura. A Thoth toccò avviarla sulla strada della civiltà e così insegnò all’uomo l’uso della parola; per lui inventò la scrittura come sistema integrato di figure, lettere e numeri capaci di riprodurre la catena di eventi tipici della filosofia mistica egiziana.

I “testi delle piramidi” dicevano di lui:

Thoth … il più antico … il sovrano dio creatore del bene, cuore di Râ, lingua di Atum, bocca del dio il cui nome è nascosto (AMMON), signore del tempo … Scriba degli annali dell’Ennèade, rivelazione del dio della luce (Râ) …” [1].

2 – Ermete.

In un altro angolo del Mediterraneo, era vissuto Ermete. Era stato deificato come inventore e depositario della scienza ermetica. Egli era il patrono della sapienza individuale e si poneva come omologo dell’Egiziano Er-Meth dal quale si differiva per il solo fatto che quest’ultimo personificava una casta sacerdotale.

Ermhs era il “vaso chiuso”, un contenitore inaccessibile dall’aria, sigillato sull’orificio, che costituiva il modo più antico di sigillare un contenitore. Il termine andò ad indicare, per traslato, indicò quella pratica filosofica la quale poneva fuori dalla conoscenza i non adepti.

D’altra parte Ermhs era anche colui che apriva le porte della vita dopo la morte e guidava le anime nel regno di Ade, ispirando quindi anche la filosofia misterica.

3 – Alle origini del mito.

Il mito era indubbiamente nato in Egitto.

In epoca predinastica, oltre quattromila anni prima della nascita di Cristo, gli Egiziani avevano iniziato ad estrarre oro dalla Nubia ricavandolo dal quarzo aurifero triturato a mano.

Naturalmente, con il migliorare della tecnica, l’oro venne trovato in maggiore quantità, e prodotto di migliore di qualità.

Il metodo di estrazione del metallo solare era segreto custodito dalla casta sacerdotale, e veniva rivelato, oralmente, solo al faraone ed a a pochissimi iniziati: tutti vincolati al segreto più assoluto.

Scriveva Zosimo: “Il benessere di tutto il Regno si basa su questa arte di sfruttare le sabbie metalliche, ma nessuno … ha il diritto di occuparsene”.

I sacerdoti si erano garantiti la privativa con l’imposizione di tabù su vari aspetti della scienza e della filosofia egiziana. Erano infatti sotto i vincoli sacerdotali i segreti della lavorazione dell’oro, ma anche la pratica della scrittura e le operazioni di chimica elementare.

La segretezza era garantita dal sistema più efficace che si potesse immaginare: il segreto e l’esclusivismo dei rituali magici. Gli adepti divennero veri e propri precursori dell’alchimia, la scienza della “Terra di Chem”, dell’Egitto [2].

Appare del tutto ovvio che i depositari del “sapere” tendessero ad accentuare il carattere più strettamente misterico trasformando la ricerca alchemica in ricerca dell’uomo edenico attraverso procedimenti iniziatici che culminavano nella morte mistica e nella rinascita. Questo circolo perfetto di vita – morte – vita ci riporta in maniera assoluta al greco Ermhs [3].

è in questa atmosfera che, nell’Egitto il ravicapo di ibis (o di babbuino) finì col caratterizzare la scuola cosmogonica del mito che faceva capo a Thoth, un tempo semidio di Hermopolis.

4 – Da Thoth ad Ermete Trismegisto.

Se esaminiamo con attenzione il mito di Thoth individuiamo abbastanza facilmente alcune caratteristiche tipi che miti più antichi riguardanti la formazione delle civiltà.

Il Mito di Thoth – ma potremmo dire la stessa cosa per il sumero E-A, per il greco Cadmo, per l’azteco Quetzalcoatl o per il maya Gucumatz – riproduce quelle caratteristiche che la mitologia greca attribuisce a Prometeo trafugatore del fuoco divino.

L’esoterismo egiziano era governato da un dogma fondamentale: esisteva una sola legge e questa reggeva il mondo divino come il mondo naturale ed il mondo umano. La casta sacerdotale era vicina all’uomo perché, in tal modo, poteva ricercare su Dio [4].

E non mi sembra un caso che la rappresentazione iconografica di Thoth sia fatta in un certo modo:

L’immagine di questo Dio regge con una mano il “Tau egiziano”, ossia l’Ankh (cioè il segno della vita).

Ma, per lo studioso attento al valore dei segni, vi è un secondo simbolo rappresentato dalle braccia incrociate del dio che riproducono la lettera greca Alpha.

Nella sostanza i due segni rappresenterebbero, nel loro insieme, i simboli «A» ed «W», principio e fine di tutte le cose; Qualche autore, come il D’Amato, fa notare che lo stesso busto di Thoth delinea la lettere “Alpha” e pure il suo ravicapo nella forma di “IBIS”.

Thoth era, così, divenuto la più importante delle ipostasi di Râ secondo il dettato dei testi delle piramidi.

L’identificazione di Thoth con il suo omologo greco Hemes, Anch’egli patrono ed apportatore di conoscenza esoterica, non fu – ovviamente – un dato iniziale ma ebbe luogo solo a partire dal IV sec. cioè dall’assoggettamento dell’Egitto al potere di Alessandro Magn.

In quell’occasione, infatti, la cultura greco-macedone dei Tolomei poté sovrapporsi a quella egiziana tradizionale.

La dottrina di ispirazione tolemaica lo definì allora il “Trismegistos”, il tre volte grandissimo: Thoth andò, così, a presiedere le attività intellettuali, la scrittura, la lingua, la formulazione delle norme giuridiche, l’annalistica, il computo del tempo, i calendari ed il patronato degli scribi.

Il IV sec. a.C. segnò, in definitiva, la sua definitiva evoluzione in Trismegistos.

In Thoth-Ermete venne individuato l’apportatore di conoscenza e di esoterismo anche nel mondo ellenico.

Non bisogna però pensare che l’epoca dei Tolomei costituisse la prima occasione di incontro tra il mondo greco e quello egiziano: Thoth era già noto da circa duemila anni: agli conosciuto degli achei anteriori all’invasione dei dori. Gli Achei furono i primi ad individuare Thoth con Hermes fin dall’epoca della c.d. talassocrazia cretese; l’avevano incontrato nella stazione commerciale dell’isola di Pharos (quella che sarebbe diventata una delle sette meraviglie del mondo antico: il faro di Alessandria sul delta del Nilo).

Nonostante l’avvento del Cristianesimo il tre volte grandissimo fu duro a morire: era venerato ancora nel 230 d.C. quando i discendenti dei diadochi lo rappresentarono su monete indiane dell’epoca Huishka, assimilandolo al Dio Farr.

5 – Perché il Trismegisto?

Le opinioni degli studiosi sono meno concordi di quanto si possa pensare quando si tratti si individuare il motivo dell’individuazione di Thoth con il Trismegisto.

Cimmino ad esempio (in Storia delle piramidi) preferisce fare riferimento alle tre vite vissute da Thoth. Egli sembra dimenticare che Trismegistos è una parola composta dal  numerale tris (= tre volte) e megistos (= grandissimo): si tratta del superlativo assoluto dell’aggettivo megas.

Ricorda Cimmino che la sua prima vita si sarebbe svolta in epoca prediluviana quando inventò l’astronomia; nella seconda avrebbe inventato la medicina e fondato Babilonia; nella terza avrebbe ritrovato la memoria delle vite precedenti e … si sarebbe goduta la fama precedentemente conquistata.

Schuré (ne I grandi iniziati), ritiene che Trismegisto sia un appellativo generico che indica tre condizioni soggettive: di volta in volta, un uomo, una casta, una divinità.

Come uomo è il primo iniziato dell’Egitto; come casta egli avrebbe rappresentato la classe sacerdotale (depositaria della tradizione occulta); come dio si sarebbe identificato nel pianeta Mercurio, patrono degli iniziatori divini.

Ma neppure Schuré è in grado di spiegare il perché di quel superlativo!

5 – Evoluzione del Mito di Thoth.

Se è stato abbastanza facile ricostruire l’evoluzione storica del binomio Thoth – Ermete, non è altrettanto facile definirne quella, per così dire, culturale.

Il fatto è che nel mito di Thoth, più che in altri agisce il principio di confusione.

Sotto questo profilo per risolvere il dilemma, dovremo innanzi tutto rivedere alcune valutazioni storiche e riconsiderare, anzitutto, la natura della religione egiziana – che siano soliti di liquidare con una frettolosa taccia di politeismo.

Ritengo, per converso che essa dovrebbe essere considerata, almeno tendenzialmente, monoteistica ed a base trinitaria.

Ce lo conferma la identificazione di AMON con Zeus o con Jahweh. Il Libro dei morti, attribuisce ad Osiride l’affermazione dello “io sono chi sono”, equivalente dello “egw eimi o wn” della tradizione mosaica.

Il fatto è che una diffusa cultura monoteistica, esclusivistica e giudaizzante ha volutamente liquidato come politeiste tutte quelle manifestazioni di religioni nelle quali fossero individuabili molteplici ipostasi di un unica divinità che venivano frettolosamente liquidate come politeiste (in questo senso Thoth non è una divinità autonoma ma “la sapienza di Amon”).

Se seguiamo questa diversa chiave di lettura, possiamo osservare, sulla scorta delle fonti del classicismo egiziano, che oltre al mito di Thoth-Ermete Trismegisto ve ne sono almeno altri due che costituiscono il trait-d’union tra le grandi religioni del passato saldando le tradizioni mistico-esoteriche indo-ariane a quelle c.d. semitiche tipiche del Jaivismo e dell’Eloismo ebraico (mi riferisco alla religiosità vedica e, per naturale filiazione, greca).

Pensiamo per un attimo alla evoluzione del mito di Jaccos (poi identificato in Bacco) tipico dell’Orfismo tracico; ed anche ai miti di Eracle.

Entrambi sono connessi (come afferma Greaves in I miti Greci) con l’espansione della civiltà della vite [5].

Eracle, nel corso della “decima fatica” si scontrò con Caco che gli sottrasse il bestiame donato da Gerione.

Ora, proviamo a leggere il mito del nostro forzuto in chiave antropologica. Mi sembra lecito constatare che Eracle sembra cercare un suo “paradiso” in tutti e tre gli angoli dell’universo nei quali lo individuavano

1.    le tradizioni orfiche;

2.    quelle celtiche e

3.    quelle mesopotamico-sumeriche (si pensi al racconto dell’erba magica da parte di Gilgamesh nella sua ricerca dell’immortalità) ed approda all’isola Erizia.

I Grandi mitografi dell’antichità (Pausania, Apollodoro, ed Esiodo) ed i grandi poeti Servio e Virgilio non sono in grado di dirci in maniera univoca dove si trovi l’isola di Erizia: se in Spagna (Tartesso?) o in altro luogo del fiume Oceano (Thule a nord? o Colchide ad est?).

Ma guarda caso, Esiodo ci rivela che Gerione è tricefalo (o tricareno), ed è quindi omologo del dio celtico Trigàranus la cui triplice personalità riproduce la suprema triade vedica di Mitra, Varuna e Indra e la sua origine è l’India Vedica.

Ed ancora: se il Paradiso che Eracle cerca coincide con quello di Trigàranus, ci troviamo in presenza di una conclusione assolutamente sconcertante: il nome di Gerione, è privo di significato nella forma greca, ma assume il significato celtico-irlandese identificandosi nelle gru che, durante l’estate, volano verso il nord.

E Trigàranus, alla pari di Thoth, era il custode di un antichissimo alfabeto alla pari di Eracle Ogmio, egli stesso padre-custode dell’alfabeto ogamico: in sostanza ognuno di loro assume con ciò la stessa veste di Errmete Trismegisto.

Egli, in altre parole, assorbe in sé la funzione che era già stata di Cadmo o di Foroneo: tutti sono mitici ideatore di una scrittura (Cadmo e Foroneo di quella pelagica).

Per coerenza con quanto ci riferiscono Igino, Isidoro di Siviglia, Plinio e Plutarco dovremo, comunque, rivisitare tutti i miti sulle origini e sulla diffusione degli alfabeti. Così:

·        alle Moire, ad Io o a Foroneo va attribuito il merito di aver inventato le prime cinque vocali e due consonanti pelasgiche; a Palamede andrebbe riservata l’invenzione di altre undici consonanti;

·        a Ermete spetta il merito di aver trasferito i suoni in segni del mitico alfabeto pelasgico e cuneiforme, a imitazione del volo a cuneo delle gru; egli li avrebbe introdotti in Grecia, in Egitto ed in Mesopotamia;

·        a Cadmo va il merito di averli introdotti in Beozia mentre ad Evandro di averli introdotti in Italia;

·        ai sacerdoti di Apollo va ascritto il merito di aver introdotto le vocali lunghe sicché la lira, a lui sacra, comprendeva sette corde (pari alle cinque vocali brevi: a,e,i,o,u aumentate delle due vocali lunghe: h ed w) e consentiva l’emissione dei sette suoni pitagorici.

*          *          *

6 – Il corpus Hermeticum.

Per amore di completezza ricorderò che Hermes, nella forma di Trismegisto, fu il centro di riferimento della letteratura ermetica ed iniziatica.

Questa circostanza finì col farlo allontanare dall’antico. Secondo Cicerone (De Natura deorum) ciò si dovette alla sovrapposizione di elementi propri del sincretismo religioso alessandrino. A Thoth-Ermete Trismegisto la tradizione fa risalire una serie di testi (tra i quali il c.d “Libro di Thoth” e la “Tavola Smeraldina”) che, nel loro insieme, costituiscono il “Corpus Hermeticum”.

Il testo della Tavola smaragdina è riprodotta su una roccia nella traduzione latina, in una delle più belle tavole che illustrano l’Amhoteatrum Sapientiae Aeternae di Kunrath (del1610).

Il testo è il  seguente:

è vero senza menzogna, è certo, è verissimo;”

Ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che in basso; con queste cose di fanno i miracoli di una cosa sola. E come tutte le cose sono e provengono da Uno, per mediazione dell’Uno, così tutte le cose sono nate per adattamento di questa cosa Unica;”

“Il sole ne è il Padre, la Luna ne è la Madre, il Vento l’ha portato nel suo ventre, la Terra è la sua nutrice e il suo ricettacolo. Il padre di tutto, il Telesma del mondo, universale è qui. La sua forza o potenza è integra, se viene convertita in Terra. Tu separerai la terra dal fuoco, il sottile dallo spesso, dolcemente, con grande cura. Rimonta dalla terra al Cielo  ridiscende e raccoglie le forze delle cose superiori e inferiori. Tu avrai con questo mezzo tutte le glorie del mondo, e ogni oscurità fuggirà da te”.

È la forza forte d’ogni forza perché vincerà ogni cosa sottile o penetrerà ogni cosa solida. Così il mondo fu creato. Da ciò usciranno adattamenti mirabili, il cui mezzo si trova qui indicato.”

È per questo Che io fui chiamato Errmete Trismegisto, perché possiedo le tre parti della filosofia universale”.

Ciò che ho detto dell’opera del sole è perfetto e completo.”


NOTE
[1] Brissaud, L’Egitto dei Faraoni.
[2] Chem, significava, infatti, terra Nera (cioè fertile) e fu definita dagli arabi Al-quimia, appunto l’arte della terra di Chem.
[3] Zosimo dedicò il suo libro di studi sull’alchimia a Imhotep, poeta e consigliere del faraone vissuto intorno al 3000 a.C. al quale attribuì questi versi: “Segui il tuo desiderio finché vivi, poni mirra sul capo, indossa lini splendidi impregnati di profumi voluttuosi”.
[4] Stiamo parlando del principio di specularità del mondo, descritto con esattezza dal primo assioma della Tavola di Smeraldo, attribuita proprio al Trismegisto: “così in alto, così in basso”.
[5] Come è noto la prima invasione indo-aria, tra il IV ed il III millennio a.C., fu quella che dette vita alle popolazioni celtiche (la strada del vino); la seconda, tra III ed il II millennio fu quella germanica che dette vita alla cultura della birra.