ACAM
Sulle tracce del sacro Graal
di Simone
Mancinelli
Prima di iniziare a
parlare del Graal, bisogna dire che se si ammette l’esistenza
dello stesso, si ammette anche l’esistenza di Gesù, di Dio,
dell’arca dell’Alleanza e di tutto ciò che si collega
alla religione Cristiana.
Il termine Graal deriva dal latino gradalis, che significa una tazza, un vaso,un calice, un catino. Questi oggetti rivestono nelle mitologia un ruolo molto importante, sono infatti i simboli del grembo fecondo della madre terra, la cornucopia dei Greci e dei Romani, o la copaa della vita dei Celti. Potrebbe essere quindi che il sacro Graal fosse una revisione cristiana della cornucopia dei Greci e dei Romani? Questo nessuno può dirlo, ma si sa che il Graal è collegato sia a tradizioni ebraiche, sia a quelle islamiche.
Attorno al 1200 uno scrittore tedesco ci informa che il Graal non è un calice, bensì una pietra chiamata "Lapis exillis", tradotta come "lapis ex coelis" ovvero: pietra caduta dal cielo. Questo si può ricollegare alla pietra nera di La mecca, o al lapis niger adorato dai Romani; ovvero un meteorite.
Ma la storia che rende famoso il Graal è questa, scritta da Robert de Boron intorno al 1202:
Dopo che Giuseppe D’Arimatea ebbe raccolto il sangue di Cristo nel calice arrivò in Inghilterra (dove piantò un bastone da cui nacque un albero; ora quell’albero esiste ancora ed appartiene ad un genere che cresce solo in medio-oriente), dove consegnò il calice al "Re pescatore".
Dopo qualche secolo nessuno seppe più dove trovare il "re pescatore" e quindi il Graal era disperso. Sull’Inghilterra si abbattè una maledizione chiamata "Wasteland" (terra desolata).
Per annullare il "Wasteland", spiegò Merlino ad Artù, era necessario ritrovare il Graal. In quel periodo, un cavaliere di nome Parsifal occupò lo "scranno periglioso" , una sedia della tavola rotonda, rimasta vuota, su cui poteva sedersi solo il cavaliere più virtuoso del mondo, predestinato a ritrovare il Graal. Dopo varie peripezie "perigliose" (il cimitero periglioso, il ponte periglioso, la foresta perigliosa, ecc.), Parsifal rintracciò il castello di "Corbenic" , dov’era custodito il Graal, e giunse al cospetto della sacra coppa.
Non ponendo le domande:
Dopo alcuni anni di
meditazione, ritrovò il Graal e ponendo le domande, ricevette
come risposta:
Qui finisce la storia del Graal, la maledizione e la vita di Merlino e di Artù.
Ma tornando al discorso di prima, in cui affermavo che la leggenda ha chiare origini orientali, c’è da dire che il fattore che porta alla ribalta il Graal nel medioevo, sono le crociate.
Infatti i crociati vennero in contatto con le popolazioni del medio-oriente che narravano la storia di un oggetto dotato di poteri straordinari. Grazie a loro, la leggenda arrivò in Europa. Tuttora, c’è chi sostiene che furono proprio i crociati a riportare il Graal nel vecchio continente. Se le cose stanno veramente così, ecco i luoghi più probabili per l’ubicazione del calice:
-Il castello di Gisors:
I Templari avevano stretto dei rapporti con la setta degli Ashashin, che adoravano un idolo di nome Bafomet. Se Bafomet fosse il Graal, gli Ashashin lo diedero ai Templari, che lo nascosero insieme al loro tesoro nel castello di Gisors in Francia.
-Il castel del Monte:
I cavalieri Teutonici, fondati nel 1190, ebbero dei legami con i mistici Sufi, una setta islamica che adorava il dio delle tre religioni. Questi, che custodivano il Graal, lo diedero a Federico II, che era a sua volta un "sufo", ed egli lo nascose nel Castel del Monte, edificato per lo scopo.
-Il castello di Takht-I-Sulaiman:
Artù è stato anche ritenuto un membro dello Zoroastrismo, ovvero la dottrina fondata da Zoroastro. Questi adoravano il fuoco sacro, fonte della conoscenza (il Graal?) e il castello in cui si trovava il fuoco era sorprendentemente uguale a quello in cui si trovava il Graal. Una coicidenza?
-Il castello di Montsegur:
Dopo che il culto di Zoroastro si disperse, alcuni insegnamenti furono ereditati dai Catari che si erano stabiliti in Francia nel XII sec. Se infatti i Catari portarono il Graal con loro, ora si troverebbe in una sala segreta del castello di Montsegur insieme al resto del loro tesoro.
-Torino:
Si ritiene che il Graal sia stato portato a Torino dai fedeli o dai Savoia insieme alla Sacra Sindone. E la simbologia delle statue del tempio della Gran Madre di Dio indica l’ubicazione del calice.
-Bari:
Dopo un viaggio in terra santa, alcuni fedeli portarono a Bari le spoglie di San Nicola, ed edificarono una basilica. Ma alcuni ritengono che le spoglie del santo erano solo una copertura; perché, secondo loro, i fedeli erano dei cavalieri inviati da Papa Gregorio VII, con lo scopo di recuperare il Graal e sottrarlo dalle mani dei Saraceni, che potevano servirsene contro l’impero di Bisanzio e contro il Cristianesimo.
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