Un’Ara cilindrica votiva dal territorio di Gioia Sannitica

Dott. Sandrino Luigi Marra – Docente di Demoetnoantropologia

ara vista dall'altoL’Italia come a volere non smentirsi, nasconde nei posti più disparati quelli che possono essere considerati gli infiniti misteri dell’archeologia, anche in luoghi tra i più svariati e più comuni, sotto gli occhi di tutti. Oggetti, elementi architettonici, elementi vari che sono spesso presenti da tempi immemori, dimenticati dalle stesse popolazioni e che studiati ed analizzati offrono spunti storici, ed etno antropologici interessanti, i quali rivalorizzano anche gli aspetti culturali e di radice storica dei nostri borghi, delle nostre città, e dei luoghi più nascosti dei nostri piccoli paesini spesso quasi dimenticati o che si avvicinano all’abbandono demografico. E’ il caso di un piccolo borgo dell’Italia Meridionale, una frazione di un piccolo comune della Campania, in provincia di Caserta nella media valle del Volturno.

E’ almeno da un cinquantennio che la memoria locale ricorda la presenza di un elemento di forma cilindrica presso il nel Santuario di San Liberato nella frazione Calvisi del comune di Gioia Sannitica, il quale altro non è che un’ara cilindrica.

Il territorio in un lontano passato fu abitato da popolazioni Sannite in particolare della tribù Pentra e si vuole da sempre associare il toponimo Calvisi con la Callifae di romana memoria quale città conquistata da questi nel 326 a. C. nella prima incursione nel territorio della media valle del Volturno, che porto’ alla presa delle città di Allifae, Callifae e Rufrium. A tal proposito Tito Livio, nel IV secolo a.C. scriveva:

“… tria oppida in potestatem venerunt,
Allifae, Callifae, Rufrium, aliusque ager primo aduentu consulum
longelate que est peruastatus …”

vista posteriore con parte grezzaSenza prolungarci troppo sulla parte storica possiamo affermare con certezza che comunque delle popolazioni abitarono questo luogo in epoca Sannita e con l’arrivo dei romani la località continuò ad essere abitata, ne sono testimonianza le tombe ritrovate in zona in più di una occasione ed i relativi corredi funebri, oltre ai materiali ceramici rinvenuti in indagini di superficie che vanno ad abbracciare un periodo che va dal II°secolo a.C. al IV° secolo d.C. (è oltretutto testimoniata la presenza di una necropoli in località San Mandato studiata in piccola parte nel 2004 dall’università Suor Orsola Benincasa di Napoli).

ara raviscaninaL’ara di forma cilindrica ha una altezza di circa 70 centimetri, con un diametro di circa 40 centimetri. Si presenta in pietra calcarea con la base superiore più larga dell’inferiore. Al momento la parte superiore si presenta con un incavo presumibilmente dovuto al riutilizzo ad acquasantiera. L’ara è in buono stato di conservazione presenta una importante scheggiatura su un lato che appare quale parte anteriore essendo l’opposto grezzo.

Il corpo si presenta in basso decorato ad altorilievo con una ghirlande in foglie e patere, mentre la restante superficie del fusto presenta una decorazione ad incisione,   con rette parallele che corrono su tutta la lunghezza del fusto.

Il simbolismo espresso dalla ghirlanda si rifà all’uso antico delle vere ghirlande di foglie, fiori e frutta che si usavano per decorare i monumenti, e nel caso dell’ara che descriviamo possiamo propendere per foglie di alloro, l’elemento decorativo adottato nel tardo ellenismo italico è presente sugli altari dell’area centro italica, con funzione decorativa e simbolica del sacrificio.

ara frontalePer quanto riguarda le patere tale utensile veniva adoperato dai Romani nei sacrifici, dalla forma simile a quella di una bassissima scodella, senza orlo distinto dal corpo, e senza anse. Come sagoma e come uso la patera corrisponde alla ϕιάλη dei Greci. Assai sovente la patera portava nel centro un rialzo ombelicare, cavo nel lato opposto, che permetteva alla mano di afferrarla meglio durante la libazione, giacché innumerevoli monumenti figurati attestano che le libazioni si facevano appunto versando il vino dalla patera. Ne abbiamo degli esemplari in terracotta, grezza quanto verniciata, bellissime sono quelle di fabbrica calena, che sono adorne di rilievi e tradiscono l’imitazione di prototipi metallici. Tutti i santuari dovevano rigurgitare di questo utensile assai comune, se ne ritrovano frequentemente presso gli Etruschi in bronzo, e sia nell’Italia meridionale sia in Grecia in età ellenistica anche in terracotta, è questo un elemento che conduce dunque all’ambiente ellenico nell’uso di contenitori adibiti a culti. La stessa tipologia del monumento in questione è da ricondurre all’ambiente ellenico, da dove si sarebbe poi diffuso in territorio italico e per il meridione d’Italia attraverso le popolazioni Magno Greche che ebbero con le popolazioni Sannite di questi luoghi importanti contatti che in molti casi della vita pubblica ne influenzarono usi e costumi, basta pensare al grande apprezzamento che ebbe il teatro satirico presso i Sanniti.

Quindi le ghirlande, le patere, ci riconducono ad un culto o sacrificio facendo propendere per una ara votiva, accenniamo ciò poiché non mancano a secondo dei luoghi altre funzioni di tali elementi che variano dalla funzione di segnacolo funerario, a quello di ara ossuario a quello di altare votivo. Oltretutto si aggiungono anche ulteriori elementi decorativi, quali la rosetta, la protome taurina, come nell’ara cilindrica di Raviscanina a circa 15 chilometri da Calvisi, ma anche ad un affine elemento presente in Alife a meno di 10 chilometri di distanza. Queste località viciniore ricadevano nell’area sub urbana della colonia di Allifae e dimostrano che nell’area esistevano culti sacrificali legati forse a santuari, ma di maggiore importanza è il fatto che ciò indica l’esistenza di comunità organizzate, presumibilmente villaggi che potrebbero smentire il luogo comune della presenza solo di ville rustiche. Oltretutto nel periodo di maggior splendore della civiltà Sannita e di maggiore tranquillità socio politica si calcola che esisteva un villaggio ogni 15 chilometri quadrati a segnare una relativa elevata presenza di popolazione sul territorio, situazione che si amplificherà con la dominazione romana.

Tenendo in considerazione i confronti esposti, dunque è possibile collocare l’ara cilindrica di Calvisi nel I° secolo a.C. la quale inoltre porta alla constatazione dell’esistenza di un villaggio o di un agglomerato che andava oltre la presenza di una singola villa ed alla conferma dell’antichità di vita del piccolo borgo.